La curva dei contagi sta crescendo velocemente e punta decisamente verso l’alto, ma dove sia il picco in questo momento non è noto in quanto dipenderà dalle misure di sicurezza adottate. “C’è una crescita veloce, ma non enorme“, ha detto all’ANSA il fisico Enzo Marinari, dell’Università Sapienza di Roma. Guardando i dati, ha aggiunto, “sembrerebbe che ancora oggi, uno sforzo non enorme potrebbe aiutarci a tornare in un regime di sicurezza”.
Siamo di fronte, ha detto ancora il fisico, a una “curva in netta crescita esponenziale, che naturalmente si fermerà, il problema è che potrebbe fermarsi fra dieci giorni perché avremo fatto qualcosa, o proseguire ancora”. Al momento, ha concluso, “interventi mirati e ragionevoli potrebbero probabilmente aiutare“.
L’appello del presidente dei medici: “Servono misure più restrittive”
“Riteniamo che, a questo punto, siano inevitabili misure più restrittive, che salvaguardino però il lavoro e l’istruzione dei nostri cittadini. Ci appelliamo quindi al Governo, affinché introduca i provvedimenti necessari a salvaguardare la salute, diritto fondamentale delle persone“. E’ l’appello lanciato dal presidente della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli, nel giorno in cui i nuovi contagi superano la soglia dei diecimila, a fronte di più di centocinquantamila tamponi. “A preoccupare è soprattutto il riempirsi delle terapie intensive, già in sofferenza in alcune Regioni – spiega Anelli – Per questo dobbiamo essere prudenti, per non contagiare i soggetti più fragili che sono più a rischio di complicanze”. Che fare, allora? “In questo momento dobbiamo lavorare, tutti insieme, per evitare un nuovo lockdown totale – auspica Anelli – Dobbiamo tenere sempre a mente che, come ha ricordato oggi anche Papa Francesco, siamo tutti nella stessa barca e tutti dobbiamo contribuire a tirarci fuori dalla tempesta”.
“Soprattutto, facciamo leva sul senso di responsabilità dei cittadini, perché seguano oggi le poche regole necessarie per evitare, domani, un nuovo lockdown totale – conclude – Nessuna misura, infatti, da sola è sufficiente a contenere il dilagare dell’epidemia: tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, ritrovando quella sintonia di intenti che già una volta ci ha permesso di uscire dall’emergenza. Tutti dobbiamo essere consapevoli che frequentare luoghi troppo affollati e moltiplicare le occasioni di incontro aumenta esponenzialmente la probabilità di infettarsi e di contagiare gli altri”.
