E’ la svolta buona del governo Conte per la gestione della pandemia di Coronavirus. La svolta della scienza, o meglio delle misure finalmente adottate in nome della scienza. Misure che nel pieno della seconda ondata, con i contagi che aumentano di settimana in settimana, potrebbero apparire contraddittorie rispetto alla situazione epidemiologica, ma in realtà avremmo dovuto adottare già da molto tempo come hanno fatto molti altri Paesi. Il nuovo Dpcm che il premier Conte annuncerà nelle prossime ore, infatti, allenta alcuni paletti fin troppo rigidi e si adegua alle scelte già adottati da altri “big” del mondo, a partire dalla riduzione del periodo di quarantena obbligatoria.

E’ bene precisare che la durata della quarantena non riguarda casi positivi accertati, bensì si tratta di persone senza alcun riscontro empirico di contagio: sono soggetti che vengono tenuti in isolamento preventivo semplicemente perchè rientrano da una determinata zona o hanno avuto un contatto con un caso positivo. Circostanze che solo in rarissimi casi determinano un contagio: si è trattato di un enorme eccesso di zelo. Che continuerà ancora, ma almeno con tempi ridotti.
La confusione determinata da questi provvedimenti non è tanto legata alle scelte del nuovo Dpcm, quanto al clima di terrore instaurato in Italia da scelte allarmiste e anti-scientifiche: in molti si chiedono se fin qui avevano scherzato o se decidono cosa fare estraendo i numeri a sorte, ma in realtà erano le regole pregresse ad essere eccessivamente rigide e restrittive, in base alle evidenze scientifiche.
E così ieri sera il Comitato Tecnico Scientifico ha diffuso una nota stampa in cui riassume i risultati della riunione fatta per analizzare la ridefinizione della quarantena e dell’isolamento fiduciario. Il CTS, pur continuando ad adottare il principio di massima cautela, sottolinea quindi “l’esigenza di aggiornare il percorso diagnostico per l’identificazione dei casi positivi così come la tempestiva restituzione al contesto sociale dei soggetti diagnosticamente guariti“. Analogamente, il CTS ha ridefinito i criteri dell’isolamento fiduciario dei contatti stretti dei casi confermati positivi al virus Sars-CoV-2. Per il raggiungimento dell’obiettivo strategico connesso alla sostenibilità del sistema diagnostico dei casi di positività al virus Sars-CoV-2, il CTS “ritiene necessario il coinvolgimento anche dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta per il prezioso e fondamentale contributo che potranno assicurare nella esecuzione dei tamponi, al fine di sostenere in maniera essenziale il sistema sanitario nel Paese“. Valutate quindi le diverse condizioni e la relativa ridefinizione dei periodi di quarantena o di isolamento fiduciario. Nel dettaglio:
- CASI POSITIVI ASINTOMATICI, diagnosi confermata da test molecolare positivo; isolamento per 10 giorni e tampone molecolare unico a fine quarantena.
- CASI POSITIVI SINTOMATICI, diagnosi confermata da test molecolare positivo; isolamento per almeno 10 giorni (dei quali obbligatoriamente gli ultimi 3 in completa assenza di sintomi) e tampone molecolare unico a fine quarantena.
- CASI POSITIVI ASINTOMATICI CHE NON SI NEGATIVIZZANO DOPO 21 GIORNI: diagnosi confermata da test molecolare positivo; isolamento per almeno 21 giorni, con riscontro di positivita’ al test molecolare effettuato al 10 e 17 giorno (nei casi asintomatici l’isolamento si interrompe comunque al 21 giorno in quanto le evidenze disponibili non documentano alcun caso di presenza di virus competente per la replicazione).
- CONTATTI STRETTI: isolamento fiduciario della durata di 10 giorni e tampone antigenico rapido o molecolare.
E’ una vera e propria rivoluzione scientifica nelle modalità di fronteggiare la pandemia, che determinerà un immediato aumento dei soggetti sottoposti a test in modo particolare grazie ai tamponi molecolari ed antigenici, che sono molto più rapidi e aiuteranno molto ad individuare più in fretta i positivi e testare un numero più grande di persone.