Coronavirus, l’Istituto Spallanzani: “Un indice è in grado di evitare il secondo tampone”

"La percentuale di conferme evitabili in base a questa soluzione equivale al 25,5% del totale dei test di conferma. Cut off più bassi eleverebbero la percentuale di falsa positività, con un guadagno marginale in termini di test di conferma evitati"

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Un indice in grado di evitare il secondo tampone di conferma in circa un quarto dei positivi al tampone rapido per Covid-19. Ad individuarlo è stato il Laboratorio di virologia dell’Istituto Lazzaro Spallanzani, diretto dalla professoressa Maria Capobianchi. I ricercatori hanno “fatto un’analisi degli esiti delle migliaia di esami antigenici svolti nelle campagne realizzate nelle scuole negli aeroporti e nei drive-in dove viene usato il metodo anti-genico con l’immunoelettrofluorescenza – spiega all’Adnkronos Salute il direttore sanitario dell’Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia – Questo laboratorio ha verificato che, quando l’indice di cut off (Coi) è superiore a 10, questo nel 99,9% ha un’altissimo valore predittivo di positività, per cui è inutile fare il tampone di conferma molecolare”. “Questo ci offre due elementi positivi: si evita al soggetto positivo lo stress di fare un ulteriore tampone e si contribuisce a disingolfare in questa farse i drive-in – sintetizza Vaia – Un atto potente, perché più del 25% delle persone che risultano positive al tampone rapido naso-faringeo” così può evitare l’esame di conferma.

La strategia finora adottata, messa a punto per l’applicazione di screening di soggetti asintomatici e paucisintomatici in un contesto di bassa prevalenza con un test rapido per antigene Sars-CoV-2 in tutti i casi in cui il test rapido risulta positivo, è stata quella di effettuare la conferma molecolare su un nuovo prelievo delle secrezioni naso-faringee, a causa del basso potere predittivo positivo del test antigenico in tale contesto”, ricorda Capobianchi in una nota. Ma “in base all’esperienza accumulata nei 2 mesi circa di utilizzo del test antigenico di screening, ed essendo al momento aumentata l’incidenza delle nuove infezioni, l’algoritmo è stato rivalutato, tenendo conto del potenziale informativo fornito dall’entità della rilevazione antigenica, misurata con l’indice di lettura denominato Coi”.

Infatti “la distribuzione delle conferme al test molecolare è in diretta correlazione con questo indice, con un tasso di conferma che si avvicina al 100% nei casi con indice Coi alto”. Dunque in base ai dati ottenuti, “al fine di contenere il numero dei test molecolari da effettuare, si propone di soprassedere alla conferma molecolare nei casi in cui il Coi sia superiore a 10, ovvero nei casi in cui la percentuale di conferma è dimostrata essere superiore al 98,5%, per cui il valore predittivo positivo è estremamente elevato“, prosegue Capobianchi.

“La percentuale di conferme evitabili in base a questa soluzione equivale al 25,5% del totale dei test di conferma. Cut off più bassi eleverebbero la percentuale di falsa positività, con un guadagno marginale in termini di test di conferma evitati”. Questa indicazione “tiene conto dell’attuale situazione epidemiologica, della disponibilità di test molecolari, che sta incontrando qualche difficoltà non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale e internazionale, e della capacità produttiva dei laboratori della rete CoroNet che effettuano i test molecolari, e potrà essere riconsiderata in funzione di mutamenti oggettivi della situazione complessiva. Infine – conclude Capobianchi – si sottolinea che queste considerazioni si applicano esclusivamente all’ambito dello screening di soggetti asintomatici, mentre rimane l’indicazione al test molecolare per gli altri casi”.