Coronavirus, cosa succederà tra 7 giorni? Tutte le ipotesi al vaglio del Governo

Cosa succederà tra 7 giorni se la curva del contagio non sarà contenuta? Tutte le ipotesi al vaglio del Governo e le possibili chiusure

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Cosa succederà tra 7 giorni se la curva del contagio non sarà contenuta? In seguito alle ultime limitazioni imposte mediante il nuovo Dpcm, si pensa già al domani. Eh sì, perché questa guerra contro il Sar-Cov-2 non può essere vinta concentrandosi solo sulla battaglia odierna: occorre programmare, pianificare, pensare oltre. Anche perché gli effetti delle attuali limitazioni si vedranno tra 15 giorni.

Un ulteriore incontro con le Regioni è fissato per oggi: all’ordine del giorno vi è quello di pianificare un sistema in grado di fronteggiare l’emergenza che sta ritornando impetuosa, e pericolosa. Non tanto per l’attuale numero di nuovi casi positivi, quanto per l’aumento dei ricoveri e degli accessi in terapia intensiva, e la triste crescita della curva dei decessi per Covid-19.

Ci sarà una settimana di tempo per capire se i provvedimenti già presi possano in quale modo limitare la crescita della seconda ondata. Ma bisogna anche programmare, qualora la situazione si aggravasse. Cosa accadrà dunque fra 7 giorni?

Secondo quanto apprende il Corriere della Sera, potrebbe essere varato un nuovo Dpcm che imporrà il coprifuoco in tutta Italia o, in casi estremi, consentirà l’uscita dalle abitazioni soltanto per andare a scuola o al lavoro. Si tratterà dunque di limitare al massimo tutte quelle attività che sono considerate “non essenziali”.

Il Governo è al lavoro, in sinergia con le Regioni e mentre il Ministro Boccia cerca di far fronte alle necessità localizzate, avvalendosi del grande aiuto dei Governatori regionali, il Premier Giuseppe Conte respinge con fermezza l’idea di un nuovo lockdown centralizzato.

Idea che però non viene esclusa dal Ministro della Sanità Roberto Speranza, il quale valuta la possibilità di un “reset“, anche solo due settimane, per dare fiato al sistema sanitario. “Valutiamo la curva e ci teniamo pronti”.

Obiettivo 1: rafforzare le attività territoriali per migliorare la diagnostica e prevenire il dilagare dei contagi. I medici di famiglia avranno a questo punto un ruolo determinante, in quanto saranno dotati della strumentazione “per consentire una più efficace presa in carico degli assistiti” non Covid, al fine di ridurre la pressione sugli ospedali. Non solo, “su adesione volontari” i medici di base potranno anche somministrare le migliaia di test rapidi acquistate dal commissario Domenico Arcuri.

Anche le farmacie avranno un ruolo di primo piano, con la possibilità di effettuare i tamponi rapidi. L’annuncio arriva dal Ministro Speranza il quale spiega: “Proviamo a fare una sperimentazione, come a Trento, per effettuare i test antigenici rapidi anche in farmacia”. Si prevede anche di selezionare duemila operatori che effettueranno test e tamponi e informeranno gli italiani sulle procedure. “Con un’ordinanza della Protezione civile — ha spiegato il ministro Francesco Boccia — si creerà un contingente per potenziare le reti sanitarie interne alle Asl e rafforzare le operazioni di tracciamento”.

Obiettivo 2: limitare gli spostamenti e gli assembramenti. In questo senso si muove anche l’ultimo Dpcm e diverse ordinanze regionali che hanno imposto la chiusura dei centri commerciali nei week-end, il cosiddetto “coprifuoco” che prevede il divieto di uscire dalle 23 alle 05. Se tra sette giorni non si sarà invertito l’andamento della curva, scatterà il coprifuoco in tutta Italia alle ore 21. Una misura che si cercherà di evitare al fine di non aggravare le difficoltà in cui versano bar e ristoranti, ma che tuttavia potrebbe ritenersi necessaria. Anche le sale giochi sono a rischio, in molte Regioni è stata stabilita la chiusura anticipata alle 18, ma se la situazione dovesse aggravarsi è attesa un’ulteriore stretta.

Altro interrogativo è legato al divieto di spostamento tra le Regioni. Al momento soltanto la Campania ha imposto il divieto di spostamento tra province, ma non tra Regioni.

Obiettivo 4, il più importante. Impedire il raggiungimento della soglia massima delle terapie intensive occupate – 2.300 – che farebbe scattare un lockdown nazionale. 

È chiaro che gran parte della responsabilità non può essere delegata: ciascuno deve fare la propria parte. E se è vero che medici, politici, infermieri e forze dell’ordine hanno dei ruoli determinanti, è anche vero che ogni singolo cittadino può cambiare le sorti di questa seconda ondata.