Coronavirus, dall’India la clamorosa scoperta: “i malati di Covid non sono contagiosi”

Dall'India uno studio che rivoluziona tutto: secondo gli esperti indiani i malati di coronavirus non sono contagiosi

Il 2020 è stato caratterizzato dalla diffusione in tutto il mondo del coronavirus. Il Covid-19 ha scatenato una pandemia, mandando in allarme l’intera popolazione mondiale. Gel igienizzante, mascherine, guanti, distanza interpersonale: tutto il mondo si è ormai dovuto adattare a queste nuove ‘regole’ per convivere col virus e limitare il contagio.

Dopo un inverno disastroso, l’estate è trascorsa con una maggiore serenità con il virus che si è diffuso in maniera differente, diminuendo la sua aggressività. Da mesi ormai siamo obbligati a rispettare delle regole per impedire al virus di diffondersi, ma dall’India arriva una scoperta clamorosa.

Secondo uno studio, pubblicato il 30 settembre sulla rivista Science, sembra che i malati di Covid non siano contagiosi. I ricercatori indiani del Center for Disease Dynamics, Economics and Policy di Nuova Delhi hanno analizzato le catene di trasmissione del patogeno in Andhra Pradesh e Tamil Nadu, due Stati federati del subcontinente, dove sono stati individuati circa 85 mila casi di Covid e dove oltre 575 mila persone sono state esposte al virus.

Secondo lo studio dei ricercatori indiani, solo l’8% del totale dei contagiati sarebbe responsabile della trasmissione del virus. “Siamo stati molto sorpresi dei nostri risultati. In pratica, l’8 per cento dei pazienti indice, quelli che danno origine a una catena di trasmissione, è stato responsabile del 60 percento delle infezioni secondarie. Sospettavamo di un fenomeno di super diffusione, ma queste proporzioni sono totalmente inaspettate”, ha dichiarato Ramanan Laxminarayan, uno degli autori dello studio.

“Secondo i nostri dati, in caso di contatti ravvicinati le probabilità di trasmissione variano dal 2,6 in comunità al 9 percento all’interno del nucleo familiare, i rapporti di mortalità variano dallo 0,05 percento tra i pazienti di età compresa tra cinque e 17 anni, fino al 16,6 percento per i soggetti al di sopra degli 85 anni”, ha aggiunto.

Non poteva mancare un commento anche sui più piccoli, anche se i ricercatori indiani non si sono voluti sbilanciare troppo, preferendo approfondire meglio l’argomento con ulteriori studi:  “il ruolo dei bambini è stato molto dibattuto nella letteratura scientifica a riguardo, ma nel nostro lavoro emerge una prevalenza di infezione tra i più piccoli che sono entrati in contatto con i coetanei. In particolare, nei contesti a basso reddito o con risorse limitate, i bambini hanno costituito circa un terzo dei casi positivi”.