Coronavirus, trasmissione in gravidanza nel 6% dei casi: lo studio italiano

Il lavoro indica inoltre "la presenza di anticorpi specifici anti Sars-CoV-2 di tipo IgG e IgM nel sangue cordonale e nel latte, oltre che nel sangue materno"

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Uno studio italiano dimostra “la trasmissione verticale” del nuovo coronavirus in gravidanza, “documentata dalla presenza” del patogeno “a livello placentare e del sangue fetale, che è stata riscontrata nel 6% dei casi analizzati”. Il dato emerge da uno studio italiano pubblicato su ‘Nature Communications’, firmato da un team multidisciplinare dell’università Statale di Milano, guidato da Valeria Savasi, in collaborazione con gli ospedali Sacco di Milano, San Gerardo di Monza e San Matteo di Pavia.

Il lavoro indica inoltre “la presenza di anticorpi specifici anti Sars-CoV-2 di tipo IgG e IgM nel sangue cordonale e nel latte, oltre che nel sangue materno”. Si evidenzia anche che, “nei casi di trasmissione verticale, è presente un’intensa risposta infiammatoria sia a livello placentare sia nel sangue fetale”. I ricercatori si sono posti come obiettivo quello di “comprendere il comportamento biologico del virus” responsabile di Covid-19 “in donne gravide a termine, poiché i dati in letteratura in questo ambito sono ancora pochi e non esaustivi“, ricorda una nota dell’università degli Studi meneghina.

Si tratta del “primo studio che raccoglie informazioni complete sulla presenza del virus in diversi tessuti in 31 donne gravide a termine con infezione da Sars-CoV-2″. I ricercatori hanno cercato il genoma virale in diversi campioni: tamponi nasofaringei, tamponi vaginali, sangue del cordone fatale e materno, biopsie placentari e cordonali, liquido amniotico e latte materno. Inoltre, è stata ricercata la presenza di anticorpi anti Sars-CoV-2 nel feto, nella mamma e nel latte materno. Infine, gli studiosi hanno analizzato l’entità dell’espressione genica coinvolta nella risposta infiammatoria a carico della placenta, del sangue cordonale e del sangue materno.

“I risultati ottenuti da questo studio potrebbero aiutare a definire non solo un’adeguata condotta ostetrica, ma anche le modalità e il timing del parto in donne gravide con infezione da Covid-19”, commenta Savasi, coordinatrice della ricerca. Uno studio riguardante l’andamento clinico dell’infezione in gravidanza, pubblicato ad agosto su ‘Obstetrics & Gynecology’ dallo stesso gruppo – si legge nella nota – rilevava che circa il 20% delle gravide manifestano un andamento severo dell’infezione con sviluppo di polmonite interstiziale, necessità di parti cesari urgenti e/o necessità di ricovero in terapia subintensiva o intensiva. Tuttavia tutte le gravide/puerpere, dopo le adeguate cure, sono guarite e tutti i neonati sono risultati senza segni clinici di infezione. Il parto pretermine e il cesareo urgente sono i principali rischi ostetrici in gravidanza.