Le autorità sanitarie cinesi che indagano su un recente focolaio di Covid-19 affermano di aver scoperto il coronavirus vivo sulle confezioni di alimenti congelati, una scoperta che suggerisce che il virus può sopravvivere nelle catene di approvvigionamento del freddo. Sabato il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) ha dichiarato di aver trovato tracce di Covid-19 vivo sull’imballaggio esterno del merluzzo congelato nella città costiera orientale di Qingdao, e sarebbe la prima volta che il coronavirus vivo viene rilevato all’esterno delle confezioni di merci surgelate. I ricercatori stavano indagando sulla fonte di un recente focolaio di casi collegati a un ospedale di Qingdao.
Tracce genetiche sono state precedentemente trovate in campioni di alimenti congelati, ma nessun virus vivente è stato isolato prima.
“È stato confermato che il contatto con l’imballaggio esterno contaminato dal nuovo coronavirus può causare infezioni”, ha detto l’agenzia in una dichiarazione sul suo sito web, senza specificare da dove provenisse il lotto di cibo congelato. La Cina, che fino all’epidemia di Qingdao non aveva registrato nuovi casi locali in 55 giorni, è stata uno dei pochi paesi a indicare una possibile trasmissione attraverso alimenti congelati.
Quando Pechino ha avuto un secondo focolaio a giugno dopo che il virus era stato in gran parte contenuto, i funzionari hanno suggerito che il nuovo cluster potrebbe provenire da salmone importato. I Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno affermato che non ci sono prove che “la manipolazione o il consumo di cibo sia associato al Covid-19″. La Nuova Zelanda ha escluso la possibilità che una delle sue prime infezioni si sia verificata in una cella frigorifera.
Quando si fa riferimento alla possibile capacita’ di resistenza del coronavirus alle basse temperature, bisogna considerare che il freddo “in linea di principio puo’ mantenere vitale un agente biologico, come un virus, ma che congelamento e scongelamento fanno perdere moltissima carica virale e infettivita’“. E’ quanto afferma all’ANSA, Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare “Luigi Luca Cavalli Sforza” (Igm) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). Per Maga, “bisogna capire come il coronavirus sia arrivato sulle scatole e quanto, eventualmente, possa essere infettivo il virus ritrovato. In ogni caso – precisa l’esperto del Cnr – e’ una notizia che, se confermata, non sposta il quadro del rischio che gia’ conosciamo. Il rischio di infezione da superfici – conclude Maga – se si escludono alcuni contesti minoritari come gli ospedali, e’ infatti minimo. E si azzera se si lavano le mani”.
