Coronavirus, a ruba gli integratori di lattoferrina: servono per contrastare il virus, ma c’è chi frena l’entusiasmo

Boom di vendite di integratori di lattoferrina dopo i recenti studi secondo i quali questa proteina serve a contrastare il coronavirus

Già qualche settimana fa giravano alcuni rumors legati ad una connessione tra la lattoferrina ed il coronavirus. Secondo alcuni studi questa proteina globulare, presente soprattutto nel latte materno e animale, potrebbe essere efficace per combattere i sintomi del Covid-19.

L’azione della lattoferrina, presente anche nelle secrezioni mucose umane, come saliva e lacrime, protegge i neonati da infiammazioni gastrointestinali ed è stata sottoposto a diversi interessanti studi, dai quali è emerso somministrata nei pazienti positivi al coroanvirus, aiuta a combatterne i sintomi.

I risultati ottenuti dimostrano che la lattoferrina blocca le fasi precoci e, a detta di colleghi dell’Università del Michigan, blocca anche quando la cellula è già infetta”, ha dichiarato Piera Valenti, professoressa di Microbiologia all’Università La Sapienza di Roma.

Diversi mesi fa è stato pubblicato sull’International Journal of Molecular Sciences uno studio condotto dall’Università di Tor Vergata, che evidenziava i benefici della lattoferrina rispetto al Covid, facendo scatenare negli ultimi giorni i cittadini italiani, che sono andati alla ricerca di integratori a base di lattoferrina in farmacia.

La lattoferrina è una glicoproteina dalle note proprietà antibatteriche e antivirali, come riportato da numerosi studi scientifici. Le sue proprietà antivirali risiedono principalmente nella sua abilità di legarsi ai recettori usati dal virus per entrare nella cellula ospite e impedirne l’infezione. Lo studio delle università di Tor Vergata e La Sapienza suggerisce che la lattoferrina possa esercitare un’azione antivirale legandosi alla proteina Spike S del virus Sars-Cov-2. La notizia è stata riportata dai telegiornali con un clamore mediatico a mio avviso eccessivo e prematuro. Seppur promettenti infatti, tali dati necessitano di una rigorosa verifica in un trial clinico randomizzato per poter verificare l’effettiva efficacia di questo trattamento”, frena però il dottor Cassetta a Facta.