Da Napoli fino a Roma, passando per Torino e Catania, ovunque si sono susseguite le proteste in seguito al nuovo Dpcm che dispone la chiusura di bar e ristoranti dalle 18, decretandone, di fatto, la sconfitta. Dell’economia di certo, ma anche di un futuro che adesso appare sempre più incerto, e non solo a causa del coronavirus.
Chissà cosa avrà pensato Giuseppe Tonon sabato 24 Ottobre quando, alle 18.30, si è reso conto che l’indomani sarebbe stato costretto a chiudere per tutte le sere. Per quanto? Un mese, di certo, ma forse anche di più. Giorni che si sommano ai mesi del lockdown, sacrifici che si aggiungono a quelli fatti negli anni. E ci si chiede davvero cosa ne sarà del domani.
La foto, che ha fatto il giro del web, è stata pubblicata dalla figlia, Elena Tonon, la quale condivide queste parole:
“Questo è mio papà. Un uomo che si è fatto dal niente, dalla povertà di una famiglia di mezzadri veneti. Una famiglia numerosa dove le donne dicevano che non avevano fame pur di lasciare il cibo ai figli.
Gente umile, senza tanti fronzoli per la testa.
Gente che è partita dall’Italia giovane, lontano dalla famiglia, verso la Germania dove ha deciso di imparare un mestiere e di riportarne le conoscenze acquisite qui in Italia.
Perché quando ami un Paese poi ci ritorni.
È lì immobile il Beppo, seduto, pensieroso dopo aver scoperto che forse dobbiamo chiudere la nostra attività alle ore 18 e non dobbiamo neanche aprire alla domenica, giorno d’incasso assicurato per una attività come la nostra.
“Questa è la mazzata finale” mi ha detto.
A me dispiace, ma io non ci sto.
Alla gente come me, quella con un po’ di sensibilità, gli si spezza il cuore.
Non siamo gente che va a dire in giro che il Covid non esiste, siamo gente che ha sempre avuto una dignità. E la rivogliamo.
Ce la faremo papà!”
