Terremoto, scosse e sciami preoccupano il Sud: “è una bomba a orologeria”, ma nessun Dpcm prevede misure antisismiche

Terremoto, numerose scosse sismiche nelle ultime ore su gran parte del Sud: in Campania e Sicilia le più intense, con sciami sismici tra l'Etna e il mar Tirreno

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Numerose scosse di terremoto e due sciami sismici preoccupano il Sud Italia, nell’indifferenza generale: mentre la terra trema nella zona a più alto rischio d’Europa, le autorità locali e nazionali sono prese dall’emergenza Coronavirus e fanno a gara tra ordinanze e Dpcm con cui, in modo palesemente isterico, schizofrenico e anti-scientifico, dispongono chiusure orarie di svariate attività, inseguendo una strategia che si è già dimostrata assolutamente vana per fronteggiare la pandemia. E così, mentre i contagi continuano a salire e l’Italia si è fatta trovare un’altra volta impreparata, nonostante abbia avuto tutta la consapevolezza del rischio della seconda ondata e soprattutto un’enorme quantità di tempo a disposizione per adeguare il proprio sistema sanitario, Madre Natura non resta a guardare e ci ricorda che viviamo su una bomba ad orologeria come tutti gli esperti e i sismologi di sgolano a ripetere da anni.

L’Italia, infatti, è un Paese ad altissimo rischio sismico e in modo particolare le Regioni del Sud sono le località a più alto rischio dell’intera Europa, dove cioè possono verificarsi terremoti distruttivi (magnitudo superiore a 7.0) come nel Mediterraneo può succedere soltanto in alcune aree di Grecia e Turchia, nell’area di scontro tra la placca euroasiatica e quella anatolica.

Oggi pomeriggio una scossa di terremoto di magnitudo 3.1 a 7km di profondità ha colpito il Golfo di Salerno, distintamente avvertita dalla popolazione alle 15:02. Pochi minuti dopo, alle 15:56, un’altra scossa di magnitudo 3.1 ha dato seguito allo sciame sismico iniziato da un paio di giorni nel basso Tirreno, tra Ustica e le isole Eolie, al largo di Palermo dove ieri notte c’è stata una scossa di magnitudo 3.2. Sempre ieri, nel pomeriggio alle 16:08, una scossa di magnitudo 3.7 ha colpito Mostar, la capitale dell’Erzegovina (siamo in Bosnia), distintamente avvertita fin sulle isole balcaniche dell’Adriatico. Più a Sud, nel cuore della Sicilia continua da giorni lo sciame sismico di Capizzi e Troina, nell’entroterra nebroideo, dove decine di scosse stanno interessando l’area del Lago Àncipa, anche qui la più forte è stata di magnitudo 3.2, l’ultima alle 10:14 di stamattina di magnitudo 2.8.

Stasera, intanto, una scossa di magnitudo 2.4 ha interessato il mar Jonio appena a Sud di Catania, poco al largo dell’Oasi del Simeto, mentre nei giorni scorsi diverse scosse hanno colpito l’area a sud/est di Malta, nel cuore del Mediterraneo, anche qui con una magnitudo di 3.1.

Fig. 1 Quadro cinematico (frecce bianche) nella regione mediterranea centro orientale (Viti et alii, 2011; Mantovani et alii, 2016)

Non è successo nulla di grave, fortunatamente, e ci auguriamo che i prossimi terremoti siano tutti così “lievi”, cioè incapaci di determinare danni o gravi conseguenze alla popolazione. Ma dobbiamo essere consapevoli che quello sismico è un rischio con cui la nostra Italia convive ogni giorno, ed è inaccettabile che ci si dimentichi di continuare con tutte le attività necessarie al contenimento del rischio. Una pandemia non può fermare la prevenzione sismica, eppure in Italia siamo arrivati all’assurdità dei banchi a rotelle nelle scuole, una soluzione dubbia e controversa già di per sè rispetto all’emergenza sanitaria, ma certamente deleteria in caso di terremoto. Non bisogna in alcun modo sottovalutare i rischi del Covid-19, ma non si può neanche continuare a rimandare ogni tipo di attività necessaria sul fronte del contrasto ai terremoti, su cui già siamo in enorme e colpevole ritardo.

Anche perchè – con il massimo rispetto per la vita di qualsiasi essere umano e con il cuore in lacrime per ogni singola vittima del Coronavirus – in caso di forte scossa non saranno colpiti soltanto gli ospizi, ma rischiamo di veder sterminati i bambini che frequentano scuole e asili, e i ragazzi nelle università come già drammaticamente accaduto a L’Aquila il 6 aprile 2009 e a San Giuliano di Puglia il 31 ottobre 2002. Tragedie recenti che abbiamo già dimenticato nella frenetica corsa ai tamponi degli asintomatici di questo maledetto virus.