Un cancello chiuso, un bimbo e la sua scuola. I danni della psicofobia, lo sterminio di una generazione

Dalla Campania una foto che spezza i cuori: la protesta di un bambino dopo la chiusura delle scuole per limitare la diffusione del coronavirus

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Dopo l’estate trascorsa in vacanza nelle terre d’origine dei genitori, al mare o in montagna, i giorni che precedono l’inizio della scuola sono sempre ricchi di emozione. I bambini escono con i genitori per scegliere lo zaino e l’astuccio, comprano penne, matite, colori, libri e quaderni nuovi, il cui odore resterà impresso per tutta la vita rievocando ricordi speciali, unici, legati agli anni dell’infanzia e dell’adolescenza.

A far passare la notte insonne dall’emozione e a far salire l’adrenalina, il giorno prima del primo giorno di scuola, sono però, oltre ad un pizzico di paura per un nuovo inizio, anche la voglia di incontrare di nuovo i compagni e gli insegnanti e di imparare e crescere, insieme.

La fase scolastica è molto importante per i giovani: lo studio e la cultura sono importantissimi, così come lo è anche la socialità, soprattutto tra i più piccoli. Sì, si può studiare anche a casa, ma frequentare la scuola forma in maniera diversa i bambini, che imparano non solo le operazioni matematiche, la geografia e la storia, ma anche la competizione, la condivisione, la convivenza, l’amicizia, l’amore, il confronto, tutti elementi importantissimi per la formazione della persona e del carattere.

In un’era super digitale, in cui i giovani sono sempre più rinchiusi in casa, concentrati solo su smartphone, tablet, pc, televisori e videogiochi, la scuola svolge un ruolo ancora più importante: i giovani imparano a socializzare, scoprono le loro passioni e iniziano a crearsi una strada per il futuro.

Ieri, in Campania è stato abolito tutto questo con un’ordinanza del Presidente. Il governatore De Luca, dopo una crescita dei contagi di coronavirus comunque modesta (parliamo di mille casi giornalieri su una popolazione regionale di 6 milioni di abitanti!), ha deciso di chiudere tutte le scuole senza distinzioni impedendo, quindi, in qualche modo, ai bambini di crescere e di farlo nel modo giusto, come se non bastasse per loro dover vivere la loro infanzia durante la pandemia. Nonostante avesse avuto otto mesi di tempo per organizzarsi per gestire e coordinare al meglio la riapertura delle scuole.

Una decisione ignobile, che condiziona anche le famiglie, soprattutto quelle dove entrambi i genitori sono lavoratori e che adesso si trovano improvvisamente in difficoltà. Una decisione folle per tutti quei bambini che dopo un inverno difficile, trascorso a fare lezione via internet, a parlare con gli amici attraverso videochiamate e chat, adesso non vedevano l’ora di poter vivere un nuovo inizio, di conoscere il mondo e socializzare (mantenendo la distanza) e sentirsi liberi (seppur con le mascherine addosso).

Una decisione, quella di De Luca, che ha ricevuto tante critiche e che ha spinto tante mamme a scendere in piazza per protestare. A ribellarsi, adesso, però sono anche i bambini: spopola sul web una foto commovente, semplice ma dal significato forte, che mostra un bambino seduto al suo banco di scuola, davanti al cancello del suo istituto scolastico, chiuso.

Una foto speciale, che non ha bisogno di troppe parole per essere spiegata.

Una foto che sembra dire: “non toglieteci la nostra infanzia, non toglieteci la nostra libertà. Viva la scuola“.

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