In Venezuela è già Natale dal 15 ottobre: la singolare decisione per far ripartire l’economia

In Venezuela, il Natale 2020 è iniziato il 15 ottobre: la decisione del Presidente Maduro ha l'intento di risollevare l'economia provata dalla pandemia e non solo

I lockdown imposti a causa dell’emergenza coronavirus nel mondo stanno mettendo a dura le prove le economie dei Paesi. Mentre in Italia, scoppiano le proteste dopo le nuove restrizioni che colpiscono duramente settori e attività già provate dal lockdown della scorsa primavera, c’è chi pensa a misure per risollevare l’economia durante la pandemia. È il caso del Venezuela, la cui economia era già stremata da anni in cui il prezzo del petrolio (principale e quasi unica fonte di ingressi per il Paese) è crollato e dalle sanzioni americane: a questo, si è aggiunta anche la pandemia.

E proprio con l’intento di stimolare l’economia, il Presidente Nicolas Maduro ha preso una decisione molto particolare: il Natale 2020 in Venezuela è iniziato il 15 ottobre. “Stiamo cercando di stimolare con forza in queste ultime dieci settimane dell’anno il commercio nazionale in questa nuova normalità, proteggendoci insieme dalla Covid-19 e scommettendo sull’economia reale”, ha detto Maduro. Le chiese, però, non possono modificare né il tempo dell’Avvento né cambiare il calendario liturgico, quindi cosa si intenda con questa anticipazione dei tempi è ancora tutto da capire. Analisti ed esperti sostengono che si tratti solo di una strategia per distogliere l’attenzione dalla pesante crisi del Paese.

Maduro però ha annunciato che saranno implementate alcune misure nell’ultima parte dell’anno: riapertura graduale delle località turistiche a partire dal primo dicembre sotto rigidi protocolli di sicurezza, garantire che gli ingredienti della hallaca (maiale, pollo, peperoni, cipolla, peperoncino, uova, mandorle, farina e banane), piatto tipico delle feste natalizie, vengano venduti a prezzi giusti attraverso una relazione diretta con gli agricoltori e i supermercati e la distribuzione attraverso comitati locali di approvvigionamento e produzione. Poi microcrediti alle nuove piccole e medie imprese, perché possano iniziare subito in questo periodo la loro attività, mercatini di Natale autorizzati dalle autorità locali, da fare all’aperto e con una capienza massima di persone, e garantire l’acquisto dei regali con alleanze tra l’industria e i distributori dei diversi articoli.

Per quanto riguarda l’emergenza sanitaria, al momenti i casi totali registrati nel Paese sono oltre 90.000 e i morti quasi 800. Oltre 84.000 persone sono guarite dal Covid-19 e la vicepresidenteDelcy Rodríguez ha assicurato che “il 93 per cento dei pazienti sono guariti grazie alle terapie gratuite garantite da Maduro”. La situazione, però, non è tutta rose e fiori. Il 20 ottobre infermieri e operatori sanitari hanno protestato a Caracas contro i “salari da fame” che li costringono ad una “povertà estrema” e contro le condizioni di alto rischio in cui sono costretti a lavorare. Davanti alla sede del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Pnud), i manifestanti, guidati daAna Rosario Contreras, presidente dell’Ordine degli infermieri della capitale, hanno consegnato un documento a Michelle Bachelet, Alto Commissario Onu, perché si guardino “le condizioni indecenti e di alto rischio in cui siamo costretti a lavorare”.

Negli ospedali venezuelani, “manca l’acqua potabile, i respiratori, le unità di terapia intensiva e il personale se ne va perché è stanco di avere fame. Non c’è un’assistenza di qualità, non si possono fare esami di laboratorio né radiografie”, ha denunciato Contreras. I salari degli infermieri “non arrivano ai 4 dollari mensili. Non possiamo soddisfare le necessità dei nostri figli”, ha spiegato. È dall’anno scorso che il sindacato degli infermieri chiede al governo uno stipendio base equivalente ad almeno 600 dollari. Criticato anche il sistema di gestione della pandemia “7+7”, progettato dal governo, che prevede una settimana di restrizioni (in cui possono muoversi solo le persone che hanno ricevuto specifiche autorizzazioni o lavorano nei servizi prioritari) e una di riapertura. Secondo gli infermieri infatti “non ha alcun criterio scientifico”.

vaccino coronavirusTra le altre misure prese dal governo c’è la restrizione dei voli su tutto il territorio nazionale fino al 12 novembre. Sul fronte vaccini, il Venezuela ha scelto di affidarsi principalmente, ma non solo, ai Paesi tradizionalmente amici, quali Cina, RussiaCuba. Il 2 ottobre è arrivato infatti il primo lotto con duemila dosi del vaccino russo anti-Covid, Sputnik V, per partecipare alla fase 3 di sperimentazione (tra i volontari ci saranno anche il figlio e la sorella di Maduro), mentre dal secondo trimestre 2021 verrà testato il vaccino cinese. Il Venezuela parteciperà anche alle prove cliniche del vaccino cubano ‘Soberana 01’ , e attraverso Argentina e Messico, a quelle del vaccino di Oxford messo a punto dalla casa farmaceutica AstraZeneca.