Coronavirus, Cecconi (Humanitas): “Seconda ondata evitabile, ora 2 settimane dure”

"Le prossime 2 settimane saranno dure per noi medici, con un aumento dei ricoveri sia negli ospedali che nelle terapie intensive, ma guardando a cosa accade in Europa si vede che si può arrivare di nuovo al picco e poi la pressione scenderà"

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“Una seconda ondata si poteva probabilmente evitare o contenere meglio, ma siamo pronti e ci prenderemo cura di tutti i malati Covid e non. Le prossime 2 settimane saranno dure per noi medici, con un aumento dei ricoveri sia negli ospedali che nelle terapie intensive, ma guardando a cosa accade in Europa anche in aree molto colpite come il Belgio si vede che si può arrivare di nuovo al picco e poi la pressione scenderà. Fino a quel momento dobbiamo lottare, noi negli ospedali e i cittadini aiutandoci a mantenere l’infezione”. Ad affermarlo è Maurizio Cecconi, responsabile Anestesia e Terapie intensive dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano) e docente di Humanitas University.

“Spero che non arriveremo al lockdown generale, ma non è da escluderlo. Le misure adottate ci stanno dando fiducia perché vediamo un trend di rallentamento sull’infezione”, sottolinea. Cecconi è stato definito da ‘Jama’ “uno dei tre eroi mondiali della pandemia, insieme ad Anthony Fauci e Li Wenliang. Inoltre ha ricevuto dal presidente Mattarella una delle onorificenze al merito della Repubblica italiana (Omri) conferite a cittadini di diversi ruoli, professioni e provenienza geografica, che si sono particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante l’emergenza del coronavirus. “La situazione oggi è difficile nel senso che abbiamo terapie intensive che sono già piene di malati – avverte Cecconi intervistato da RaiNews24 – E’ difficile fare un paragone con la prima ondata, questo virus ci ha insegnato che la situazione è molto dinamica perché passiamo da momenti in cui ci sono i posti letto ad altri in cui non ce ne sono. Io guardando i numeri che arrivano a settembre-ottobre mi aspettavo questa seconda ondata”.

In Lombardia in questo momento le terapie intensive hanno circa 700 posti letto occupati da malati Covid. Noi partivamo da 800 posti letto di terapia intensiva disponibili a febbraio, oggi ne abbiamo circa 1.000. Nel picco dei primi giorni di aprile eravamo arrivati a 1.800 posti in terapia intensiva di cui 1,500 per Covid”, ricorda Cecconi. “Possiamo ancora aumentare i posti letto in terapia intensiva, ma per farlo dobbiamo fermare altre attività cliniche e questo non è giusto per gli altri malati perché noi dobbiamo prenderci cura di tutti. Per cui la strategia vincente – conclude – non è salire con il numero delle terapie intensive, ma contenere l’infezione nella comunità”.