Coronavirus, cosa non ha funzionato e cosa abbiamo imparato? Horton non perde l’ottimismo: “questa non è una pandemia, è una sindemia”

Cosa abbiamo imparato dal coronavirus e cosa non ha funzionato: la profonda analisi di Richard Horton

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Sono tanti e spesso contrastanti i pareri dell’esperto riguardo alla pandemia per coronavirus. Oggi hanno colpito in particolar modo le parole di Richard Horton, caporedattore della rivista medica inglese The Lancet, e professore onorario alla London School of Hygiene and Tropical Medicine, all’University College di Londra e all’Università di Oslo.

L’esperto ha fatto una profonda analisi sulla situazione che si è creata nel mondo, soffermandosi su alcune domande specifiche, come ad esempio “cosa non ha funzionato”, “cosa abbiamo imparato?”, ammettendo,però di essere molto ottimista riguardo il futuro: “lo sono per la storia, abbiamo imparato dalle pandemie passate che subito dopo si aprono grandi opportunità di rinascita, le società sono mutate a seguito delle pandemie, la società vecchia muore e nasce una società nuova, dalla tragedia ci sarà un nuovo inizio, i governi cambiano, si fa tesoro di quanto si apprende,cambia anche l’opinione pubblica, la popolazione, il punto di vista, si investirà di più sulla protezione, le nostre società saranno più forti“.

In che situazione ci troviamo oggi?

La situazione non è buona, finora nel mondo sono stati registrati più di 52 milioni di casi e quasi 1.3 milioni sono i morti e sono dati comunque sconvolgenti, non dobbiamo perdere la capacità di essere scioccati dalle dimensioni di questo fenomeno, a livello mondiale il numero di casi è costantemetne in aumento e non ci sono segnali che si sia raggiunto un picco della pandemia a livello globale. Questa non è una crisi tanto sanitaria ma anche economica e politica, i costi economici del covid 19 sono assolutamente incredibili, 100 milioni di persone secondo le stime si troveranno nella povertà più estrema a seguito dell’impatto con la pandemia, più si continua ad andare avanti più questo numero continua ad aumentare. Ci saranno maggiori disuguaglianze, accentuate dal virus. non abbiamo ancora preso atto della vera portata della pandemia che cambierà tutti gli aspetti della nostra vita, società e cultura, dobbiamo quindi ripensare il nostro rapporto col virus, non possiamo ucciderlo, dobbiamo in qualche modo raggiungere una posizione di coesistenza pacifica col virus, ma come lo facciamo? Questo è uno dei punti in discussione: secondo alcuni potremmo sconfiggerlo, zero covid, altri pensano che sia impossibile, che sarebbe meglio proteggere i più vulnerabili e lasciare che gli altri fino ai 40/50 tornino a lavorare“.

Cosa abbiamo imparato dalla pandemia?

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Foto iStock/Getty Images/ClaudioVentrella

La prima cosa è che le nostre società sono molto fragili, sono veramente esposte, molto più di quanto si potesse pensare in passato. La nostra società è stata bloccata interamente da una cosa piccolissima, un virus e abbiamo visto anche chi sono gli individui pià vulnerabili della nostra società. Le persone che erano in prima linea nei nostri ospedali, nel sistema sanitario e nelle scuole, persone che guidano gli autobus, che si occupano dei treni, loro sono quelli che si stanno facendo carico dell’impatto maggiore, in termine anche di perdite di vita ed è solo grazie a loro se le nostre società continuano ad andare avanti, dobbiamo essere grati e non dimenticarcene mai“.

La pandemia non è una pandemia

Cosa voglio dire? E’ una sintesi di due pandemie: c’è un virus da una parte ma abbiamo anche un virus che interagisce con un essere umano che ha una serie di vulnerabilità e queste sono le malattie croniche. Se si ha una storia di diabete, obesità , malattie cardiovascolari questo mette più a rischio. L’epidemia del virus ha unito le forze con l’epidemia delle malattie croniche. Le persone più povere sono le più vulnerabili, questa si chiama sindemia, non riusciremo a risolvere la situazione concentrandoci solo sul virus, saremo in grado di farlo concentrandoci sul virus e sull’intera salute di tutta la popolazione. Perciò la sfida che ci troviamo ad affrontare è molto più importante di quello che pensavamo.

L’importanza della scienza

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Foto iStock/Getty Images

“La scienza è fondamentale, non soltanto ad aiutarci a capire il virus, ma anche nell’aiutarci a sviluppare cure e vaccini. Non ho mai visto un periodo in cui la comunità scientifica si è riunita come adesso per cercare di risolvere un problema del calibro del covid-19”.

Cosa avremmo potuto fare meglio?

“La maggior parte delle nazioni non erano preparate. Penso che abbiamo sbagliato anche nella comunicazione”.