Coronavirus, Petrini (Cts): “Il Governo ha un quadro esatto per decidere come fermare la seconda ondata”

"Lo scenario più a rischio è lo scenario 4 e quando si è in scenario 4, per quei parametri che vengono monitorati, bisogna assolutamente essere più restrittivi"

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Giunti a questa fase dell’emergenza coronavirus “credo che non ci sia nulla da inventare, ma che sia in mano al Governo la fotografia esatta di quello che possiamo permetterci di fare”. Ne è certa Flavia Petrini, presidente della Siaarti (Società italiana di anestesia, rianimazione e terapia intensiva) e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts) per la crisi Covid-19. Intervistata a ‘Timeline’ su Sky Tg24, l’esperta si dice “profondamente convinta che ancora si possa arginare l’onda”, ma che questo “si possa fare soltanto se i cittadini partecipano, dal più piccolo al più anziano“.

Non solo: “Se restare stupefatti poteva essere una reazione giustificabile nella prima ondata, ora è il tempo della consapevolezza e credo che anche la politica debba dare questo esempio”. Petrini  invita a concentrarsi sul documento tecnico che prospettava 4 possibili scenari per l’autunno-inverno. “Lo scenario più a rischio è lo scenario 4 – ricorda – e quando si è in scenario 4, per quei parametri che vengono monitorati, bisogna assolutamente essere più restrittivi”.

Cosa fare dunque nell’immediato? “Guardare l’andamento dei 21 indicatori – risponde – e ragionare su quelle che devono essere le misure, che non possono essere uguali per tutto il territorio nazionale e che devono essere seguite sia nel chiudere che nel riaprire“, precisa il medico. “Il documento che citavo – puntualizza la specialista – consente di modificare il bilancio difficile fra le esigenze del sistema sanitario e di salute dei cittadini e le esigenze del tessuto sociale. Senza salute non si sopravvive, ma anche senza economia non si sopravvive, quindi si decide con una coesione e una consapevolezza che io mi auguro ci sia al Governo”.

E fra gli indicatori chiave, Petrini mette l’accento sulla situazione delle rianimazioni. “Vedere quelle cifre, quelle percentuali di occupazione delle terapie intensive da parte di pazienti Covid – spiega – per noi operatori significa dare minore risposta a tutte le altre patologie“, una risposta “che fino ad oggi ha consentito alla nostra popolazione di avere un’elevata sopravvivenza e di arrivare a un buon libello sociale di benessere. Temo che per il futuro questa rivoluzione provocherà davvero una sofferenza importante”, paventa la presidente Siaarti. “E’ ovvio – insiste – che quando l’indice di occupazione delle terapie intensive da parte di pazienti Covid supera il 30%, ci dà un campanello d’allarme”: vuol dire che “il personale che lavora fuori dalle terapie intensive deve essere chiamato in trincea“, quindi che nuovamente “noi sacrifichiamo sale operatorie e attività chirurgica, che nella prima fase è stata fermata tranne che per gli interventi di chirurgia oncologica che pure hanno enormemente sofferto. Le liste d’attesa si sono allungate sia per questo motivo sia perché i cittadini hanno paura a venire in ospedale“, osserva il medico tranquillizzando comunque sui “percorsi che abbiamo creato. Sono sicuri”, garantisce, “ma purtroppo tutto viene rallentato e anche dilatato nello spazio, perché per rispettare il distanziamento anche negli ospedali si sono ridotti i posti letto”. Quanto a un Ssn messo a dura prova dall’impatto dei virus, “è ovvio – commenta Petrini – forse questa epidemia ha messo in luce le crepe del sistema sanitario che purtroppo, organizzato per singole regioni, penalizza sempre quelle che hanno meno possibilità di altre e hanno avuto negli anni un minor allenamento. Tant’è – considera – che nonostante un numero enorme di pazienti, la reazione della Lombardia è stata più efficace di quella di regioni che, con meno pazienti, si sono trovate stupefatte”.