Coronavirus, il virologo Silvestri: “Calma e nervi saldi, all’Italia non serve un nuovo lockdown. Se il Governo lo farà, se ne pentirà amaramente”

Coronavirus, il virologo Guido Silvestri contro un nuovo lockdown: e le motivazioni sono prettamente scientifiche

MeteoWeb

Il virologo Guido Silvestri, tra le più brillanti menti della scienza italiana e punto di riferimento della medicina statunitense, negli ultimi giorni ha spiegato come la situazione attuale del Coronavirus in Italia non è così drammatica come viene dipinta, ribadendo che non serve un lockdown per fronteggiare la seconda ondata. Illustrando lo studio sugli anticorpi monoclonali neutralizzanti, che potrebbero dare la prima vera grande svolta alle terapie riducendo del 72% il tasso di ospedalizzazione dei pazienti con SARS-CoV-2, Silvestri ha scritto: “cerchiamo tutti di stare calmi (keep calm and carry-on, come dicevano gli inglesi sotto le bombe di Hitler), e di non fare scelte che potremmo rimpiangere amaramente, come quella di un lockdown generalizzato o di richiudere le scuole. Nervi saldi, niente panico, usiamo il cervello ed il buon senso“.

In un altro intervento più approfondito, Silvestri ha spiegato perchè bisogna mantenere la calma ed evitare misure drastiche in questa fase. L’intervento, molto appassionante, merita di essere riportato integralmente:

KEEP CALM AND CARRY ON
Il Novecento è stato un secolo di enormi contraddizioni. Da un lato ci sono stati incredibili progressi nel campo della scienza e della tecnica che hanno portato a meravigliose rivoluzioni a livello di medicina, trasporti, produzione di beni, servizi e comunicazioni che hanno reso la vita enormemente migliore per centinaia di milioni di persone. Dall’altro c’è stato il periodo forse più cupo, tragico e terribile nell’intera storia dell’umanità, quello che va dal 28 giugno del 1914 al 15 agosto del 1945.
L’attentato di Sarajevo fece partire una serie di eventi che più o meno direttamente causarono la Grande Guerra, la Rivoluzione d’Ottobre, la guerra civile russa, il genocidio armeno, le guerre in Anatolia e la cervellotica divisione dei domini ottomani (con conseguenze che vediamo ancora oggi in Siria, Iraq, Libano, Palestina…), l’ascesa del fascismo in Italia, la Grande Depressione, Weimar e l’ascesa del nazismo, l’Holodomor, i Gulag e le grandi purghe, la guerra civile spagnola, l’invasione giapponese in Cina e poi la guerra civile cinese, fino alla Seconda guerra mondiale, Auschwitz e la Shoah, la divisione dell’Europa a Yalta e le atomiche sul Giappone.
Dal 1945 in poi l’umanità è ripartita e sono venuti tempi migliori, pur con le solite tristi eccezioni (Guatemala, Pol Pot, Rwanda, Congo, Yugoslavia…). Con la fine della Guerra Fredda e la vittoria del modello liberal-democratico in un mondo sempre più globalizzato, integrato e pacifico, alcuni iniziarono addirittura a pensare che si fosse giunti alla “fine della storia”. Il tutto passando attraverso punteggiature di grande speranza per un futuro migliore, come il piano Marshall, la fine dello Stalinismo, la caduta del Colonialismo, la pace tra Israele, Egitto e Giordania, il crollo del Muro, la conclusione dell’apartheid, la transizione democratica nei paesi latino-americani, la riduzione della povertà in Cina, India ed Africa, la crescita politica dell’Unione Europea e l’elezione del primo presidente Nero negli USA. In questo contesto dobbiamo ricordare, con forza e senza timori, come in questi ultimi decenni ulteriori grandi progressi della scienza e della tecnica abbiano migliorato di molto la qualità della vita umana, anche di più di quanto non fosse successo nella precedente epoca d’oro tra fine ‘800 ed inizio ‘900.
Purtroppo però, da alcuni anni, si notano segnali di confusione politica, culturale e morale, di una crisi i cui orizzonti e contorni sono ancora molto incerti. La “weltanschauung” liberal-democratica, rimasta senza alternative dopo le vittorie contro nazifascismo (1945) e comunismo (1989), sembra essere sfociata in un capitalismo finanziario selvaggio dove le differenze tra ricchi e poveri si espandono sempre più; in molti paesi (Cina, Russia, Turchia, Brasile, Iran, etc) si va verso forme di despotismo; in Occidente tornano tentazioni nazionaliste e/o sovraniste, mentre gli USA sono lacerati da profonde guerre culturali interne.
Da scienziato, mi preoccupa come le rivoluzioni di internet, big-data, e biotecnologie si svolgano non solo senza “controllo” politico (che non è detto sia un male), ma senza neanche una conversazione pubblica e partecipata su come inquadrare queste rivoluzioni nel contesto degli obiettivi ideali e pratici che l’umanità vuole per il futuro. Lo dico con sincerità ed a dispetto del mio tradizionale ottimismo: a volte mi chiedo se non siamo agli albori di un’altra di quelle fasi cicliche in cui l’umanità intera sembra perdere la testa, come in quel lontano 1914.
In questa fase di progressiva confusione è arrivato il disastro di COVID-19. Un disastro a mio avviso ancora più profondo e pericoloso di quello provocato direttamente dal virus. Un disastro caratterizzato da una crisi socio-economica e temo anche intellettuale e morale legata non soltanto alla pandemia di per sé, ma anche alla nostra risposta in termini di “misure di salute pubblica” messe in atto per contenere il contagio (su questo consiglio di leggere “The Virus in the Age of Madness” di Bernard-Henry Levy). Un disastro che colpisce in maniera violentissima i poveri ed i deboli, tanto nel ricco Occidente quanto nei paesi in via di sviluppo, a partire da Africa, Sud-Est Asiatico ed America Latina. Ed infatti, con poche eccezioni (Korea, Giappone, Australia e NZ, Singapore, Scandinavia, Irlanda, Germania, Svizzera, Olanda, e pochi altri), l’umanità ed i suoi leaders sembrano incapaci di navigare con fermezza e nervi saldi tra i due scogli di cui abbiamo parlato ormai mille volte. E L’Italia – paese del Melodramma e delle emozioni eternamente “esposte” in cui è storicamente precaria l’alleanza tra cittadini ed autorità – sembra particolarmente vulnerabile ai rischi di questa difficile navigazione.
Per questo, dal mio piccolo osservatorio lontano – insignificante forse, ma anche scientificamente privilegiato – provo, sommessamente, ad invitare tutti a stare calmi, a moderare i toni, ed a smorzare questa cacofonia informativa e mediatica che impazza da mesi, e si è ancor più accentuata nelle ultime 2-3 settimane.
Chiederei a tutti – esperti veri (pochi), esperti tra virgolette (tanti), e non-esperti – di cercare di dominare la loro paura e smetterla di chiedere a gran voce “interventi urgenti” al Governo ed alle Regioni, come se questi avessero chissà quale magico proiettile o asso nella manica, quando l’unica cosa da non fare in questo momento sarebbe un lockdown generalizzato di mesi e mesi, che con tutta probabilità finirebbe per mettere in ginocchio il paese intero facendo più danni del virus stesso.
Invece, sforziamoci tutti insieme di fare queste semplici cose:
1. Manteniamo la calma ed i nervi saldi, perché il panico non è mai servito a nulla, ed ognuno di noi, nel suo piccolo, può aiutare, proprio con questa calma, i nostri governanti a prendere le decisioni giuste senza andare a loro volta in panico decisionale.
2. Ricordiamoci che alcuni importanti provvedimenti sono stati messi in atto dal Governo solo sei giorni fa, e che quindi bisogna dare tempo a questi provvedimenti di mostrare i loro effetti in termini di riduzioni misurabili dei contagi.
3. Ricordiamoci che la scienza sta lavorando per noi ed in pochi mesi ha fatto progressi straordinari nella lotta al virus, e che ogni giorno che passa anticorpi e vaccini sono più vicini all’uso di massa, al quale si cerca di arrivare il più presto possible.
4. Seguiamo i numeri del contagio nei loro trend generali, senza reagire ai dati giornalieri come se fossimo costantemente sulle montagne russe – e per questo la cosa migliore è seguire il grande Paolo Spada sulla pagine delle Pillole di Ottimismo.
5. Continuiamo ad usare la testa ed il buon senso per ridurre i contagi: mascherine, distanziamento sociale, igiene personale, stare a casa se si hanno sintomi, etc. — cercando pazientemente e serenamente di farlo capire a chi non fa queste cose.
6. Proteggiamo gli anziani, sia a domicilio che nelle case di riposo, ed i soggetti fragili, ricordando sempre che la stragrande maggioranza dei morti da COVID sono persone in età molto avanzata e/o con importanti patologie pregresse.
7. Spingiamo per tenere aperte le scuole, perché sono luoghi a basso rischio di contagio ed i danni psicologici causati dalla chiusura delle scuole su bambini ed adolescenti, soprattutto di famiglie disagiate, sono potenzialmente molto gravi.
8. Aiutiamo i nostri amministratori a potenziare i servizi sanitari, sia sul territorio a livello di USCA e di medici di medicina generale, sia come preparazione delle strutture ospedaliere, con forte enfasi sui reparti COVID e sulle terapie intensive.
Ripeto: facciamo queste cose con calma, mantenendo i nervi saldi, usando il cervello ed il buon senso, e cercando per quanto possibile di continuare a fare la nostra vita normale.
Il momento è difficile, ma dietro l’angolo ci sono tempi migliori, grazie alla scienza ed alla medicina moderne, ed è importante attraversare questa ultima fase della pandemia con calma, coraggio e resilienza, per evitare che il panico ci faccia mettere in atto rimedi peggiori del male che stiamo combattendo.
In gioco non c’è solo la salute dei malati di COVID-19, ma quella dell’umanità intera, a partire dai nostri figli e nipoti, e dai nostri fratelli più poveri, in Italia, in USA, ed in tutto il mondo.
==============================================
PS: con questo post mi prendo una pausa dai social per motivi personali fino al 8 novembre prossimo, ma sappiate che continuerò la mia battaglia personale e professionale contro COVID a livello clinico, di ricerca, organizzativo e gestionale come faccio senza sosta dal febbraio scorso“.

Da vaccino al “lockdown adesso per salvare il Natale”, così la politica calpesta la scienza