Coronavirus, l’aggiornamento sulla situazione epidemiologica in Italia: “La curva inizia a decelerare, calano i ricoveri in terapia intensiva”

Durante la conferenza viene dunque illustrato il quadro epidemiologico in Italia: "C'è stata una iniziale ma una chiara decelerazione della curva"

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Si sta svolgendo in questi minuti la conferenza stampa sull’analisi dei dati del Monitoraggio delle Regioni della Cabina di Regia e sulla situazione epidemiologica con il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro , il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli e il Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute Gianni Rezza.

Durante la conferenza viene dunque illustrato il quadro epidemiologico in Italia.C’è stata una iniziale ma una chiara decelerazione della curva”, spiega il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli.

“Ieri è stato il quarto giorno di fila in cui si osservava un calo nelle terapie intensive, questo sta a indicare che il sistema che è stato messo a punto funziona, c’è una decelerazione che ovviamente andrà confermata”.   Ieri le terapia intensive erano cresciute di 60 unità, 89 il giorno prima, 110 tre giorni fa e 122 quattro giorni fa. “Cominciamo a vedere in maniera chiara e inequivocabile una decelerazione che deve essere motivante ad andare nella direzione di riuscire col contributo di tutti a far flettere la curva epidemica”, hanno osservato Locatelli e Rezza.

Si è inoltre osservato una riduzione dell’indice di Rt. “Dopo che l’indice Rt ha avuto un picco ad agosto, c’è stato un calo e poi da ottobre è andato crescendo. La scorsa settimana parlavamo di un rallentamento della curva e questa settimana c’è una lieve remissione dell’indice Rt che però non si traduce ancora in un calo della curva in quanto il numero dei casi è ancora significativo. Al momento dunqe non si può allentare l’attenzione.” Ha chiarito il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro.

“L’epidemia in questo momento in Italia seppure con numeri che si stanno intensificando, mostra un primo segnale di mitigazione per le misure prese dal 14 ottobre – aggiunge – ora bisogna monitorare e continuare a mantenere la consapevolezza del rischio attuale che è alto.”I flussi per stabilire la valutazione del rischio regione per regione richiedono del tempo per essere completati – spiega ancora Brusaferro – ma senza questo tempo avremmo stime non corrette o approssimative. Il sistema per il calcolo del rischio viene fatto a livello settimanale perché per calcolare per esempio il numero delle persone positive c’è tempo di incubazione”.

La gran parte dell’Italia è nello scenario 3, con alcune Regioni nello scenario 4, con un Rt superiore a 1.5″, ha continuato Locatelli, spiegando che le persone che contraggono l’infezione “stanno crescendo, anche se non stiamo ancora a livello di marzo. Il numero di persone anziane in questa fase è cresciuto”.  Infatti, “seppur lentamente l’età mediana delle persone che si infettano sta crescendo, non siamo ai livelli di marzo ma l’età sta crescendo lentamente. In questa fase il numero di persone anziane che contraggono l’infezione è cresciuto e gli asintomatici superano il 50%.”  

“Aumentano curve dell’occupazione in area medica e terapie intensiva e si stanno raggiungendo le soglie limite ma bisogna anche considerare i posti letto attivabili nel Paese e che si stanno già predisponendo”.

“L’ obiettivo è ridurre più rapidamente possibile l’Rt sotto 1, per evitare che un’onda lunga possa mettere in ulteriore sovraccarico i servizi sanitari’.”

“Abbiamo apparentemente una tendenza alla diminuzione di Rt e questo sta a significare che c’è una tendenza alla diminuzione della trasmissione dell’infezione nel Paese. Tale tendenza se confermata nelle prossime settimane potrebbe essere conseguenza dei provvedimenti adottati. C’è però aumento dei ricoveri perché i dati fanno riferimento alla scorsa settimana”. “Servono settimane per vedere la de-escalation dei casi per effetto delle misure” imposte alle regioni in caso di miglioramento. Per l’escalation la riposta deve essere invece immediata. Ha aggiunto il direttore della prevenzione del ministero Gianni Rezza. “Sul piano di prevenzione del vaccino contro il Covid c’è un gruppo coordinato dalla direzione Prevenzione che ha fatto una bozza di piano che si sta perfezionando anche con una riflessione con le regioni, ma nei prossimi giorni il ministro ne darà conoscenza. Per quanto riguarda l’organizzazione e la logistica se ne occupa il commissario Arcuri.”

“E’ difficile dire” se la forte crescita della pandemia da Covid-19 in questo momento in Italia sia dovuta a quanto avvenuto la scorsa estate: “Non saprei se collegarlo ai focolai estivi, è difficilmente attribuibile, ma non posso escluderlo. Sicuramente il riprendere di molte attività a settembre ha fortemente amplificato una circolazione che già c’era”, ha detto il direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute Gianni Rezza, in una conferenza stampa sull’analisi dei dati del Monitoraggio delle Regioni della Cabina di Regia e sulla situazione epidemiologica. “Abbiamo avuto molti focolai in estate, alcuni dovuti al rientro da zone turistiche, in cui erano frequenti attività ricreative in cui i comportamenti prudenti erano un vago ricordo. All’epoca c’erano capacità di rintracciamento molto forte dei focolai e c’è stata una forte opera di contenimento da parte dei Dipartimenti di prevenzione. Dopo qualcosa è accaduto, a settembre“.

Un altro elemento importante che è stato chiarito riguarda le cure a domicilio. “Il ruolo dei medici di medicina generale è cruciale e va portato al centro della gestione dei malati. In queste ore è pronto per una sua valutazione concertata con i medici un documento che è stato promosso su iniziativa del ministro e che vuole essere una linea di indirizzo. Ciò per dare indicazioni sia sul monitoraggio che sulla linee terapeutiche per evitare sovraccarico degli ospedali. Il documento è pronto e verrà condiviso e concertato con i medici”, ha spiegato il presidente del Css Franco Locatelli.

“Le mascherine Fp2 sono quelle maggiormente efficaci nel ridurre il rischio di infezione. In genere però le Fp2 o Fp3 sono professionali e andrebbero destinate a operatori sanitari. In caso di mancanza le destinerei a loro piuttosto che alla popolazione generale – lo dice il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza durante la conferenza stampa sull’analisi dei dati del monitoraggio delle Regioni della Cabina di regia (dm 30 aprile 2020) e sulla situazione epidemiologica presso l’Auditorium ‘Cosimo Piccinno’ al ministero della Salute – si è mostrato però che le mascherine chirurgiche proteggono gli altri riducendo molto emissione goccioline che potrebbero contenere il virus. Inoltre se tutti portano la mascherina riduciamo il rischio di contagio e 70-80% effetto se tutti usano mascherina. Poi bisogna anche mantenere la distanza di sicurezza di un metro”.