Coronavirus, il racconto dell’ex pilota di F1: “non riuscivo a respirare, ricoverato per un principio di polmonite”

Grande spavento per l'ex pilota di F1: Vitantonio Liuzzi racconta la sua esperienza col coronavirus, la positività ed il ricovero in ospedale

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Il coronavirus non risparmia proprio nessuno, questo ormai lo sappiamo bene. Imprenditori, politici, impiegati e campioni dello sport: il Covid-19 contagia proprio tutti, chi in maniera lieve e asintomatica, chi invece in maniera più aggressiva, con sintomi differenti.

Se Cristiano Ronaldo e Zlatan Ibrahimovic hanno affrontato il coronavirus con serenità, senza sintomi, riuscendo anche ad allenarsi, Federica Pellegrini invece ha dovuto fare i conti con febbre, perdita di gusto e olfatto e qualche altro acciacco. E’ andata ancora peggio, invece, a Vitantonio Liuzzi, ex pilota di F1 in Red Bull e Toro Rosso.

Il 40enne italiano, che ha notato che qualcosa non andava lo scorso 22 ottobre: “facevo allenamento, un circuito per riprendere un po’ fiato, poi alla fine mi sono sentito spossato. Occhi caldi, lucidi. Pensavo fosse la fatica degli esercizi, dato che il corpo non è più abituato come prima allo sforzo. Per scrupolo abbiamo deciso di farci un tampone rapido il giorno dopo, perché nella classe di Sole un ragazzo era risultato contagiato. Una volta venuto il farmacista, ci è stata comunicata la positività e che bisognava allertare il 118 per dare avvio alla quarantena. La febbre non è mai stata tanta, tra 36,8 e 37 gradi,  giusto un po’ di scompenso intestinale come mia moglie e mia figlia, poi dopo quattro giorni io e Francesca abbiamo perso anche il gusto”, ha raccontato alla Gazzetta dello Sport.

La famiglia Liuzzi si è spostata quindi in auto a San Giovanni Teatino, senza fermarsi mai in Autogrill e chiamando immediatamente il 118 che ha confermato la positività, ma la settimana successiva le condizioni di Liuzzi si sono aggravate “così l’Usca mi ha portato in ospedale a Chieti intorno alle 12, per fare lastra, una tac e dei test. E da lì non ne sono più uscito. La diagnosi è stata subito chiara: avevo un inizio di polmonite, di tipo bilaterale. Per fortuna sono stato al sicuro perché conoscevo la bravura dei dottori del reparto (quello di Malattie Infettive, adibito ad Area Covid e diretto dal professor Jacopo Vecchiet, ndr) e il ventilatore mi ha aiutato nella respirazione, dato che avevo il fiato molto corto nei primi tre giorni di ricovero”.

Lo scorso martedì alle 17.30 sono potuto tornare a casa dalla mia famiglia. Sono ancora positivo e mi sento uno straccio, ma almeno posso passare la quarantena con le mie donne. Anche se tutti e tre abbiamo avuto dei sintomi, dobbiamo ritenerci fortunati vedendo quello che altre famiglie hanno passato con il Covid finendo anche in terapia intensiva. All’inizio finché non ti capita nulla pensi sempre di essere invincibile e tendi pure a sminuirlo, ma è capace di cambiarti la vita in peggio. Sa buttarti a terra quando meno te lo aspetti. E’ importante sanificarsi, lavarsi le mani, stare attenti a qualsiasi cosa. E me ne rendo conto ancora di più adesso, con una famiglia accanto e genitori a pochi passi da casa mia, che per fortuna non ho incontrato. Non sapere il motivo per cui lo hai preso, porta a farti mille domande e ti destabilizza: ti senti più piccolo di una cosa che in realtà è più grande di te“, ha aggiunto Liuzzi.