SARS-CoV-2 “non consente deroghe”: in Italia “abbiamo ancora troppi decessi”, “il blocco degli spostamenti poteva partire il 14”

Epidemia di SARS-CoV-2 in Italia, Miozzo: "Gli spostamenti durante il periodo natalizio andrebbero ridotti, non aumentati"

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Con i numeri attuali dell’epidemia di SARS-CoV-2 in Italia e con l’avvicinarsi del “clou” delle festività natalizie, sono molti gli inviti alla cautela che giungono dalla politica e dagli scienziati.

Il viceministro della Salute Paolo Sileri ha affermato: “Non vedo nei numeri, a oggi, la sicurezza per poter riaprire. Abbiamo ancora troppi decessi, il che significa che i contagiati delle scorse settimane erano molti di più” e quindi “il rischio è troppo alto,” ha spiegato in un’intervista a Il Fatto Quotidiano. Una cartina di tornasole per Sileri è il “Thanksginving e Black Friday negli USA, che sono occasioni di mobilità, incontri e shopping come il Natale da noi: 15 giorni dopo si è osservata una crescita significativa dei contagi“. Basta questa constatazione al viceministro per dire che “ora non possiamo permetterci errori, servono restrizioni a Natale per riaprire a gennaio le scuole e i ristoranti e togliere progressivamente il coprifuoco” e pertanto “avremo una risalita dei contagi dopo Natale, dobbiamo contenerla e così le Regioni potranno migliorare il contact tracing“.

Sulla stessa linea Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico, che in una intervista a La Stampa ha dichiarato: “Gli spostamenti durante il periodo natalizio andrebbero ridotti, non aumentati“. “Questo virus non ci consente deroghe“. Rallentare le misure anticovid a Natale “è una decisione politica, responsabilità del governo e, nel caso, del Parlamento. Noi tecnici abbiamo più volte sottolineato i rischi legati al movimento di un gran numero di persone. Ma comprendo le contestazioni: è evidente che chi vive a Roma avrà dei vantaggi rispetto agli abitanti di un piccolo Comune sotto i 5 mila abitanti“.
Mi rendo conto del messaggio terribile che mandiamo alle famiglie, a milioni di cittadini che non potranno incontrarsi con i loro cari a Natale. Ma, è bene ricordarlo, sono proprio gli incontri tra non conviventi a essere sotto osservazione, perché potenziali occasioni di contagio. Il fatto di essere familiari non è di per sé un passaporto di immunità. Questo virus non ci consente deroghe, che pure sono già state fatte, ad esempio, per permettere di fare visita a un anziano solo o malato“.

Da domenica, con la nuova ordinanza del Ministro Speranza, quasi tutta Italia sarà gialla, quindi con spostamenti liberi tra le regioni: Miozzo chiarisce che “anche qui la valutazione è stata politica, il cerino è in mano al governo. Si poteva decidere di far partire il blocco degli spostamenti dal 14 dicembre, invece che dal 21. Del resto, guardi cosa succede in Germania: hanno un numero giornaliero di morti più basso del nostro, ma stanno pensando di imporre un lockdown duro. Da noi invece molti chiedono di allentare le misure“.
Riguardo la scuola il coordinatore del CTS ha spiegato: “Se non riusciamo a riportare tutti gli studenti in classe nemmeno a gennaio, vorrà dire che avremo fallito tutti, politici e tecnici. Avremo fallito come Paese. Mi sembra che, da più parti, manchi la comprensione del problema, del fatto che non possiamo continuare a nasconderci dietro la didattica a distanza: è uno strumento eccezionale di insegnamento, ma non può sostituire per mesi e mesi la presenza scolastica“.