Accadde oggi: il 31 gennaio 1865 negli USA si votò l’abolizione della schiavitù

Con il XIII emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d'America, il 31 gennaio si sanciva l'abolizione della schiavitù, e il rispetto del diritto alla libertà garantito a tutti i cittadini del Paese

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Il 31 gennaio 1865 avveniva un cambiamento epocale: l’approvazione del XIII emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America che sanciva l’abolizione della schiavitù.

Protagonista indiscusso di questa rivoluzione politica, sociale, economica e morale fu Abraham Lincoln: considerato uno dei più importanti e popolari presidenti degli Stati Uniti. A lui è riconosciuto il merito non solo di aver abolito la schiavitù ma anche di avere allo stesso tempo preservato l’unità federale della nazione, sconfiggendo gli Stati Confederati d’America nella Guerra di secessione.

L’abolizione della schiavitù

costituzione americaMentre la guerra civile volgeva al termine, dopo aver comportato un tributo di sangue inimmaginabile, il destino della schiavitù era oramai segnato: nella serata del 31 gennaio 1865, il Congresso degli Stati Uniti riunito votava a maggioranza qualificata e con uno scarto di pochi voti il XIII emendamento alla Costituzione.

Esso prevedeva l’abolizione della schiavitù in tutto il territorio degli Stati Uniti. In una concisa enunciazione si poneva fine a un’inaccettabile contraddizione che permaneva nel Paese dalla fondazione della repubblica.

abolizione schiavitùLe parole dell’emendamento recitavano: “La schiavitù o altra forma di costrizione personale non potranno essere ammesse negli Stati Uniti, o in luogo alcuno soggetto alla loro giurisdizione, se non come punizione di un reato per il quale l’imputato sia stato dichiarato colpevole con la dovuta procedura”.

Si trattava di una conseguenza della Guerra Civile Americana, ma aveva richiesto un lungo lavoro politico poiché gli Stati Uniti si trovavano divisi tra Stati schiavisti e Stati non schiavisti sin dall’inizio della storia repubblicana e si erano ritrovati su un piano di compromesso per circa 80 anni; compromesso che ora non poteva più sussistere.

Lincoln e le tappe dell’abolizione

Abraham-LincolnProtagonista di questo grande cambiamento nel Paese e dell’introduzione del XIII emendamento fu l’allora presidente Abraham Lincoln, che fu artefice di una vera e propria rifondazione della nazione, preparando gli Stati Uniti a diventare ciò che sarebbe diventato nel XXI secolo e consentendo uno sviluppo industriale, economico e politico senza precedenti.

La trasformazione avvenne anche grazie a una serie di personaggi che lottarono sin dalla fondazione del Paese per l’abolizione della schiavitù.
Il concetto stesso di schiavitù rappresentava una contraddizione in termini per una nazione che sosteneva di essere fondato su un principio centrale per tutti gli uomini: il diritto alla libertà individuale contenuto nella Costituzione e che nella realtà di fatto non si applicava agli afro-americani che erano non solo schiavi, ma non considerati neppure esseri umani.

guerra secessione usaEra necessaria quindi una vera e propria emancipazione per gli schiavi che Lincoln aveva introdotto con il suo decreto emanato nel 1863: il Proclama di Emancipazione che liberava gli schiavi negli Stati ribelli della Confederazione.
Si trattava di un documento significativo, ma che per lo stesso Lincoln rischiava di apparire come una misura temporanea dettata dalla contingenza della Guerra di Secessione.

Tra il dicembre 1864 e il gennaio 1865 si mise in campo un massiccio lavoro per convincere i rappresentanti della camera, poiché in prima battuta avevano respinto l’emendamento, perché era necessaria una maggioranza qualificata. Ma prima di quest’ultimo passaggio, la genesi dell’abolizione aveva visto una serie di tappe politiche e militari spianare il campo all’emendamento.

abolizione schiavitù

Con l’elezione di Lincoln del 1860 erano giunti i repubblicani radicali, abolizionisti che avevano lottato affinché la Guerra Civile non fosse solo una guerra tra due sezioni. Uno di loro, James Mitchell Ashley, aveva già tentato nel 1862 di portare un emendamento per abolire la schiavitù, poiché, secondo lui e la sua frangia radicale, la democrazia doveva comprendere anche gli afroamericani che erano esseri umani tanto quanto i bianchi.
Si cercarono diverse versioni del documento e si tentò di ammorbidire la questione, ma era chiaro che si dovesse introdurre un’abolizione senza compromessi e che non consentisse in futuro di ritornare sulla questione.

Già nella primavera del 1864 l’emendamento era stato approvato con una maggioranza schiacciante ma a giugno la camera lo respingeva poiché mancavano quei 13 voti di maggioranza qualificata che avrebbero consentito la sua introduzione.

Nel frattempo un episodio militare che aveva trasformato il conflitto e stava portando il Nord alla vittoria, la nomina del nuovo Capo di Stato maggiore Ulysses S. Grant (che più tardi sarebbe diventato il 18° Presidente degli USA), che prese il posto dei suoi fallimentari predecessori e mise in campo una serie di iniziative che davano il segnale che l’Unione era pronta a portare gli Stati del sud nell’unità nazionale.

Le sorti dell’emendamento andavano di pari passo all’azione di Grant, ma c’era un altro grande problema: la nuova elezione del presidente del 1864 e Lincoln, a scadenza mandato, non era ancora il grande eroe che sarebbe divenuto ma un candidato ancora in discussione, di cui il partito non era del tutto convinto.

Ad opporsi a Lincoln fu un generale che rappresentò il partito democratico in un’elezione che minacciava un duro testa a testa, tuttavia, Lincoln venne eletto come 16° Presidente degli Stati Uniti con un ampio margine: il 55% dei voti contro il 45% dell’avversario, e nel discorso del dicembre del 1864 invitò il Congresso a riprendere in considerazione il XIII emendamento.

william shermanA novembre era partita nel frattempo quella che viene detta “marcia di Sherman verso il mare”. William Tecumseh Sherman era un famoso generale, importante stratega militare e temibile per la sua brutalità.
Sherman aveva avviato una campagna che prevedeva il coinvolgimento di tutta la popolazione e non solo dell’esercito degli Stati Confederati, che nel frattempo iniziava ad accusare la stanchezza, le carenze del vettovagliamento, nonché la difficoltà a fronteggiare gli attacchi su tutti i territori del Paese.

Sherman decise di tagliare la Confederazione in due marciando verso sud partendo dalla città di Atlanta, per arrivare fino al porto strategico di Savannah, di grande importanza per gli Stati Confederati perché spezzava agli stessi la possibilità di continuare a ottenere vittorie con la marina militare che fino a quel momento ne aveva collezionate di significative.

Abraham-Lincoln-proclama-emancipazioneQueste evoluzioni politiche e militari avevano fatto pendere la bilancia degli eventi dalla parte degli Stati del Nord e Lincoln riprese così con maggior pressione l’opera di coinvolgimento sul XIII emendamento, puntando a coloro che non erano convinti e producendo una serie di incontri che lo portarono ad avere la maggioranza qualificata al voto.

Dal 31 gennaio 1865 la legge entrò in vigore mettendo al bando la schiavitù nei 36 Stati allora rappresentati nel Congresso degli Stati Uniti d’America.
Dopo la sua approvazione vennero proposti e approvati altri due emendamenti, noti come emendamenti della Ricostruzione: il XIV per proteggere i diritti civili degli ex schiavi e il XV che garantì il diritto di voto anche ai nuovi cittadini.

abolizione schiavitù

Si realizzava così la posizione che saldamente aveva espresso lo stesso Lincoln in una sua lettera a Horace Greeley già nel 1862: ”… Dovrò provare a correggere gli errori quando dimostreranno d’essere errori; e dovrò adottare nuove vedute non appena mostreranno di essere vedute corrette…Ho sostenuto qui i miei propositi in accordo con il punto di vista dei miei obblighi ufficiali; e non ho intenzione di modificare la mia più volte ribadita volontà personale che tutti gli uomini possano essere liberi.