Arriva dall’America una tragica notizia: il coronavirus ha fatto una nuova vittima, è morto all’età di 77 anni, per complicazioni da Covid-19, l’attore italoamericano Antonio Sabàto, noto per i suoi ruoli nei film “Grand Prix” e “Fuga dal Bronx”, popolare volto dei generi spaghetti western e poliziottesco. Antonio è morto in un ospedale di Los Angeles e la notizia della sua scomparsa è stata data dal figlio Antonio Sabàto Junior, attore e modello che su Twitter ha scritto “Sempre e per sempre” a corredo di una vecchia foto di famiglia. Sempre il figlio dell’attore aveva comunicato, lo scorso 4 gennaio, che il padre era ricoverato in terapia intensiva a causa del coroanvirus. Non sono mancate le critiche per Sabàto Junior, che più volte si era schierato contro le mascherine, tanto da venire bloccato su Twitter.
Chi era Antonio Sabàto
L’attore italoamericano Antonio Sabàto era nato a Montelepre, a Palermo, il 2 aprile del ’43 e nell’84 si è trasferito negli States, a Los Angeles. Recitò nel film “Lo Scandalo” con Anna Gobbi, e in “Grand Prix”, dove vestiva i panni del pilota nino Barlini. Apparve poi nel film “Le Streghe”. Nel corso di vent’anni di carriera cinematografica in Italia ha preso parte a circa quaranta film. Tra i film spaghetti western interpretati – accanto, tra gli altri, a Lee Van Cleef, Bud Spencer, Gordon Mitchell e Lionel Stander – figurano: “Odio per odio” (1967) di Domenico Paolella, “I tre che sconvolsero il West (Vado, vedo e sparo)” (1968) di Enzo G. Castellari, “Al di là della legge” (1968) di Giorgio Stegani (1968), “Due volte Giuda” (1969) di Nando Cicero, “Tutti fratelli nel west… per parte di padre” (1972) di Sergio Grieco (1972), “I senza Dio” (1972) di Roberto Bianchi Montero. Tra i poliziotteschi si ricordano “I familiari delle vittime non saranno avvertiti” (1972) Alberto De Martino (1972), “Milano rovente” (1973) di Umberto Lenzi (1973), “Milano: il clan dei calabresi” (1974) di Giorgio Stegani (1974), “I quattro del clan dal cuore di pietra” (1975) di Joaquín Luis Romero Marchent (1975), “…a tutte le auto della polizia” (1975) di Mario Caiano (1975), “I violenti di Roma bene” (1976) di Sergio Grieco e Massimo Felisatti (1976), “Quelli dell’antirapina – Quattro minuti per quattro miliardi” (1976) di Gianni Siragusa, “Ritornano quelli della calibro 38” (1977) di Giuseppe Vari, “Napoli… la camorra sfida e la città risponde” (1979) di Alfonso Brescia. Successivamente Sabáto è apparso tra le altre pellicole in “La tua vita per mio figlio” (1980) di Alfonso Brescia, “Zampognaro innamorato” (1983) di Ciro Ippolito (1983), “Fuga dal Bronx” (1983) di Enzo G. Castellari (1983), “Thunder” (1983) di Fabrizio De Angelis, “Tuareg – Il guerriero del deserto” (1984) di Castellari, “Squadra selvaggia” (1985) di Umberto Lenzi. Nel 1984 si trasferì a Los Angeles, dedicandosi alla pittura e alla beneficenza, oltreché a qualche ruolo saltuario in tv.


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