Previsioni meteo: superata la soglia NAM di -3. Prospettive di lungo inverno per le medie-basse latitudini

Previsioni meteo: nei prossimi 40/60 giorni il Vortice Polare potrebbe essere debole e delocalizzato dalla sede naturale, con ipotesi anche che si spezzi in due lobi. Inverno "old style" per il prosieguo stagionale? Le ipotesi sul tavolo

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L’indice NAM, acronimo di North Annular Mode, è l’indice teleconnettivo che monitora i gei-potenziali, sostanzialmente la pressione, e l’andamento termico su tutta la colonna d’aria alle latitudini emisferiche settentrionali, quindi dal suolo e fino ai livelli dell’alta Stratosfera. Al suolo, esso coincide con l’altro indice teleconnettivo, l’AO (Artic Oscillation),  il quale monitora sempre pressione e temperatura alle varie latitudini, ma soltanto a livello del suolo. L’area di osservazione più sensibile è tra il 60 e il 90 Nord. Esistono due fasi di NAM, una positiva e l’altra negativa. Si stabilisce una fase positiva quando il valore supera la soglia convenzionale di +1,5 alla quota di 10 hpa, ossia intorno ai 30.000 m. Al numero convenzionale di 1,5 corrisponde sostanzialmente una certa temperatura negativa raggiunta a quelle quote e anche una certa velocità dei venti zonali, sempre a quelle quote. Quando intorno ai 30.000 m e in particolare tra il 60º e 90º Nord si raggiungono velocità dei venti zonali di particolare rilievo, oltre i 40/50 m/s e temperature estremamente basse, mediamente oltre i -80°C,  si ha una elevata possibilità che il Vortice Polare abbia una forza tale, peraltro su tutta la struttura, fino al suolo, da ruotare in maniera quasi statica sempre su se stesso in sede polare e non consentire alcun allungo, in termini di onde fredde, verso le medie e basse latitudini. Lo schema tipico di un Vortice Polare forte, fase NAM positiva, prima immagine interna, corrisponde a un NAM oltre soglia 1,5.

Viceversa, quando alle medesime quote tra il 60 e il 90 Nord la temperatura si riscalda scendendo fino sotto i -20°C e, al tempo stesso,  i venti zonali calano di intensità fino a 0 m/s, si creano i presupposti affinché il Vortice Polare si svuoti di vortocità perdendo forza e, in diversi casi, a seconda delle forzanti termiche che lo indeboliscono, spezzandosi anche in vari lobi, 2 o persino 3 e più, i quali possono girovagare in maniera incontrollata verso le medie-basse latitudini e portare pesanti ondate di freddo.  Lo schema tipico di un Vortice Polare debole, fase NAM negativa, immagine in evidenza, corrisponde a un NAM che sfonda la soglia negativa convenzionale di -3. Ebbene, questa doverosa premessa  al fine di rilevare che proprio oggi l’indice NAM ha sfondato la soglia di -3. Stando ad alcune osservazioni empiriche, quando l’indice NAM sfonda una di queste due soglie, per un periodo di 40/60 giorni potranno esserci conseguenze in termini più stabilizzanti e più mitezza per le medie-basse latitudini, se si si sfonda la soglia  positiva di +1,5,  conseguenze, invece, in termini di perturbabilità e di occasioni fredde più ricorrenti, se si sfonda la soglia negativa di -3. Come rilevato e come desumibile anche dal quadro NAM allegato, essendosi sfondata proprio oggi la soglia di -3, verosimilmente il prosieguo stagionale potrà essere all’insegna di diverse occasioni per ondate di freddo anche sull’Italia. Beninteso, si parla di oscillazioni fredde verso le medie-basse latitudini senz’altro più ricorrenti, ma non si hanno elementi per dire con certezza dove queste oscillazioni fredde potranno colpire di più. Inoltre, non sembrerebbe, a ora, che nel caso in ispecie possano ricorrere gli estremi per un vortice spezzato, cosiddetto “split”, poichè le dinamiche in strato sembrerebbero più da delocalizzazione del VPS, ossia spostamento dalla sede naturale, che da split, tuttavia esse sono ancora i corso. In ogni modo, c’è lo schema tipico di un Vortice Polare debole, poi sarà anche la particolare predisposizione delle basse quote, ossia della Troposfera, a indirizzare le eventuali colate di aria fredda provenienti dal Vortice Polare.

In un contesto di scambi meridiani più accesi, come con buone probabilità accadrà nei prossimi 40/60 giorni, a fronte di cavi depressionari freddi, ci saranno certamente anche promontori di alta pressione. Non è detto che il Mediterraneo centrale sia destinatario degli affondi freddi, potrebbero esserli anche l’Est, Centro o Ovest Europa e magari sull’Italia potrebbe prevalere un fisiologico promontorio; ma nemmeno è detto che non lo sia, magari con un promontorio di alta giusto appena a Ovest a costituire un opportuna spalla per le discese fredde. Insomma, si aprono scenari prossimamente molto predisponenti per azioni fredde artiche continentali anche verso l’Italia, azioni fredde che sarebbero certamente più significative di quelle relativamente fredde accadute in questa prima parte di stagione. La redazione di MeteoWeb monitorerà costantemente l’evoluzione del tempo nel medio e lungo periodo, apportando periodici aggiornamenti in un prospetto evolutivo stagionale che potrebbe mostrare un inverno “old style”, per via di questi presupposti appena esaminati e provenienti dalle medie e alte quote atmosferiche.