Dante Alighieri, Marco Polo e il ‘segreto nascosto’ nella Divina Commedia: quando letteratura e geofisica si incontrano

La seconda puntata dell'avventura di MeteoWeb tra geofisica e letteratura: la Divina Commedia di Dante Alighieri analizzate con l'occhio della scienza

Prosegue la nostra rubrica a puntate dedicata a Dante Alighieri, ed in particolare al testo inglese del quale la redazione di MeteoWeb, nel corso di un’attività di ricerca in merito al Sommo Poeta, è entrata in un possesso. Per analizzare il volume avevamo chiesto la consulenza del prof. Giuliano Panza, sismologo di fama internazionale e definito in passato il “Marco Polo della Sismologia”. Come già ampiamente spiegato nel corso della prima puntata, si tratta di un testo che presenta sia aspetti geofisici che letterari. E la figura del prof. Panza è stata proficua, visto che oltre ad essere un esperto e stimato sismologo, con la collaborazione della prof. Rita Zoccoli, appassionata ed esperta di studi classici, ci ha aiutato ad analizzare il testo in questione. La domanda che ci siamo posti leggendo l’opera è di quelle che, se la risposta fosse positiva, sarebbe destinata a modificare la visione della Divina Commedia, o almeno di una parte dell’opera: e se Dante parlasse nella Divina Commedia di Marco Polo, ma riferendosi a lui con un altro nome? Ecco di seguito la seconda puntata:

PREFAZIONE ALLA TRADUZIONE

If one must accept too many unrelated coincidences then one should be skeptical – Se si devono accettare troppe coincidenze, vale a dire eventi non collegati da un rapporto causa-effetto, allora dobbiamo essere scettici.
Tale è l’opinione espressa da Don Anderson a proposito di “Coincidenze“. Eppure la traduzione in Italiano del Suo libro avviene proprio in coincidenza con il 700esimo anniversario della morte di Dante e rappresenta un seppur modestissimo contributo al Sommo Poeta. Tutto ciò è pura coincidenza? Forse no. L’amore per la Divina Commedia mi ha spinto spesso a rileggerla e, come a molti accade nel corso della vita, a riscoprirla e reinterpretarla in molteplici significati, ma non così originali, sorprendenti e inediti quali quelli forniti dalla chiave interpretativa di Don Anderson.

Il suo libro, scritto al passaggio del millennio, è un saggio scientifico, di critica letteraria, di filosofia della Scienza, animato da dialoghi, che, per l’andamento vivace e incalzante di domande e risposte (tutte da inferire), richiamano i dialoghi socratici. I personaggi sono Socrate, Platone, Dante, Virgilio, associati, in divertenti conversazioni fuori dal Tempo, ai personaggi creati dalla fantasia di L. Carroll, di J. Gaarder, di L.F. Baum. Troveremo Alice, Sofia, Dorothy, ma anche il Cappellaio Matto, il Coniglio Bianco, Humpty Dumpty (1) e tanti altri personaggi che hanno allietato la nostra infanzia e adolescenza. Anche la rilettura di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, “Il Mago di Oz”, “I viaggi di Gulliver” riserverà sorprese, grazie alla singolare chiave interpretativa L’intelligente ironia, il fine umorismo, la satira efficace si trasformano in un invito a riflettere sulle metafore, a riconsiderarle, poiché “le metafore consunte possono diventare camicie di forza per la mente” e quindi fuorvianti ai fini dell’etica e della ricerca scientifica. Ciò vale anche per le allegorie.

Un esempio è fornito dall’Autore nell’interpretazione del “dilettoso monte”, che appare nel primo Canto dell’Inferno dantesco. Dai tempi del Liceo ci è stato detto che esso è l’allegoria della vita virtuosa e ordinata. Nell’interpretazione di Don Anderson, invece, tutto ciò che è allegoria pedante sembra trasformarsi in metafora viva, che apre all’osservazione della natura intesa come fusis, ovvero della sua fisicità. Egli, infatti, identifica il “dilettoso monte” con il Monte del Purgatorio ai suoi antipodi, perché “gli antipodi agiscono come uno specchio che riflette le onde verso la loro sorgente”. Analogamente alla visione speculare del Monte del Purgatorio, le ampiezze delle onde sismiche diminuiscono man mano che si allontanano dall’epicentro del terremoto, ma quando tali ampiezze convergono agli antipodi del terremoto stesso, aumentano, perché si sommano.

Lo specchio è un elemento importante nel libro, citato, per esempio, con allusione al primo specchio della Storia umana, l’acqua, quella in cui si rispecchia Narciso. Troveremo inoltre, al di là dell’impenetrabile superficie di uno specchio, il mondo di Alice in una dimensione in cui il possibile diventa reale. C’è poi lo specchio della “Dama di Shalott” (A. Tennyson) attraverso il quale la Dama può vedere oltre il suo spazio prospettico e temporale. Anche il mito della caverna di Platone è un gioco di specchi, che richiama le parole di San Paolo “Videmus nunc per speculum et aenigmate“, perché abbiamo una visione indiretta del Reale. Come in un quadro cubista l’Autore ci suggerisce una visione dell’iper-reale, attraverso un gioco degli specchi che sollecita l’approfondimento di metafore, analogie, allegorie e l’apprezzamento di parodia, satira e ironia.
Nel saggio di Don Anderson l’ipotesi dei Pennacchi è il principale bersaglio di parodia ironica e di satira raffinata, le cui arguzie esilaranti non si vogliono anticipare al Lettore. Basterà l’immagine che Giotto offre della “Stultitia” (1306), nella cappella degli Scrovegni a Padova: un giullare ricoperto di piume. A tale immagine si ispirarono i primi Tarocchi (Visconti-Sforza, 1469), in cui il numero Zero degli Arcani Maggiori è chiamato il “Matto”, rappresentato con piumosi pennacchi in testa, “filamenti della nostra immaginazione”, in perfetto accordo con la visione dell’Autore. Per lui il Pianeta su cui viviamo è esistenza senza punti di riferimento: quelli che ci inventiamo sono un falso in atto pubblico e privato, perché autoinganno… poi si torna all’essenza che è il vero punto fisso.

Nella traduzione ci si è attenuti fedelmente al testo originale, per rendere al meglio le idee, lo stile, l’atmosfera e il significato profondo dell’Opera. Sono state apportate variazioni nella punteggiatura e, ove necessario, inversioni e trasposizioni sintattiche. Si è conservata il più possibile la costruzione del periodo basata su enunciati chiari, semplici e incisivi, caratteristica di uno stile intenso, efficace e intimamente coeso. Si spera che tali pregi siano almeno in parte conservati nella traduzione in Italiano.

E’ consigliabile leggere il libro una seconda volta, poiché esso rivela aspetti, colori, chiavi di lettura diversi, derivanti dalla ricchezza ed originalità delle metafore. La lettura, inizialmente un po’ ardua, diventa più agevole man mano che si raggiunge … il Paradiso.

E’ stato facile entrare in sintonia di pensiero e di sentimento con l’Autore, meno facile render in Italiano i suoi piacevolissimi giochi di parole, talora intraducibili. Ci si è avvalsi per essi, di note a piè pagina.

Il registro linguistico, dai toni aulici ed elevati, ai toni infantili o gergali, è stato rispettato, mettendosi al posto dell’Autore, investendosi del suo spirito, con la speranza di averne raggiunto, almeno in parte, il genio linguistico e lo humour.
Ringraziamenti a Gillian Foulger per aver facilitato la comprensione di alcune metafore e finezze linguistiche e per aver fornito copia di alcune figure; ad Eva Ziller per aver ispirato il titolo italiano e per l’amichevole entusiasmo con cui ha saputo incoraggiare il lavoro di traduzione.
Rita Zoccoli

PREFAZIONE AL TESTO

Don Anderson, uno dei Giganti delle Scienze della Terra, ha dedicato, soprattutto gli ultimi venti anni della sua vita di scienziato, alla formulazione di alternative a paradigmi consunti, che hanno pesantemente fuorviato le nuove generazioni di studenti e studiosi del funzionamento del sistema Terra, non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa.

Di proposito si è opposto a quanto accettato dalla maggioranza – la scienza non è democratica – a quanto era considerato “ovvio”, per andare contro le tendenze dominanti e per sfidare gli assunti correnti. Secondo il suo pensiero, questo è il solo modo per portare alla luce novità di rilievo. Fra l’altro, era profondamente convinto che negli ultimi anni l’esistenza dei pennacchi nel mantello fosse stata confutata in modo inequivocabile. Inoltre era consapevole che l’ipotesi aveva fatto moltissimi danni, guidando il pensiero fuori dal seminato.

Grande appassionato di Alice, Dorothy, Sofia e Dante, Don Anderson aveva una certa ammirazione anche per gli investigatori privati come Sherlok Holmes, ed ha prodotto il proprio volo fantastico in “What Planet Do You Live On Anyway?” tradotto in Italiano col titolo “Ma lo sai su che pianeta vivi?“.

Don ricorda le utili osservazioni di Sherlock Holmes, applicabili sia ai detectives sia agli scienziati della Terra: “It is a capital mistake to theorize before one has data. Insensibly one begins to twist facts to suit theories, instead of theories to suit facts.” …”The temptation to form premature theories upon insufficient evidence is the bane of our profession” (2).
A volte appare ripetitivo, ma, quando ripresi, i concetti sono arricchiti di particolari che risultano molto importanti per una loro comprensione più profonda. Ecco perché la sua prosa, che a volte sembra disordinata, può affascinare il Lettore e suscitare in lui idee innovative. In uno status quo di stagnazione, l’introduzione di elementi di disordine può portare a una situazione nuova e migliore. Scrittori di saggi di fantasia e nonsense possono stimolare nuove idee e molti traggono numerose suggestioni dalle metafore di libri quali Alice nel Paese delle Meraviglie o il Mago di Oz. Don Anderson appartiene a tale schiera e con questo saggio di “fantasia-nonsense” fornisce un contributo che attirerà molti lettori, ispirando nuove idee e stimolando a considerare nuovi aspetti della scienza, anche di quella applicata alla mitigazione dei “disastri” naturali.

Il filo conduttore del saggio richiama alla mente il grande problema della definizione affidabile della pericolosità sismica. Sorge spontaneo paragonare il corrente e imperante approccio probabilistico (PSHA) con l’assurda ipotesi dei pennacchi. L’analogia può continuare considerando, da una parte, l’ipotesi “Eureka” di Don Anderson, quella che localizza nei primi 250 chilometri del mantello (la “perisfera”) la maggior parte dell’attività tettonica e, dall’altra parte, l’approccio neo-deterministico (NDSHA), che invoca l’uso d’inviluppi di terremoti di scenario, uso che è indispensabile in quanto la sismicità osservata non è sufficiente per identificare in modo affidabile dove possono verificarsi i terremoti più forti.

L’approccio neo-deterministico (NDSHA) è nato in Italia, perché l’Italia è il solo Paese al mondo che possiede un catalogo di terremoti per un lasso di oltre un millennio. Il catalogo è affidabile se si considerano eventi con magnitudo stimabile pari ad almeno 5 unità, ovvero eventi comunque dannosi. Questo insieme di dati, pur dovizioso, non soddisfa nel modo più assoluto i requisiti della teoria della probabilità su cui si basa PSHA. Dal 1999 al 2012 tutti i sessanta terremoti con magnitudo di almeno 7.5 si sono rivelati “sorprese” per il progetto Global Seismic Hazard Assessment Program (GSHAP) – il Pennacchio PSHA globale – e il numero di vittime contate è stato notevolmente superiore (per due o tre ordini di grandezza) a quello prevedibile in base alle proiezioni basate su GSHAP. Da un punto di vista ingegneristico NDSHA è molto più comprensibile e appare più efficace del metodo PSHA.

In breve PSHA ha tradito le raccomandazioni dell’International Decade for Natural Disaster Reduction delle Nazioni Unite (UN IDNDR), volte a previlegiare le azioni di prevenzione e misure precauzionali, rispetto a quelle di recupero dopo la catastrofe. E non c’è da aspettarsi nulla di migliore dai progetti, basati su PSHA ora in corso, quali GEM (Global Earthquake Model) e SHARE (Seismic Hazard Harmonization in Europe).

Il terremoto dell’Emilia del maggio 2012 è un esempio d’inadeguatezza di PSHA anche quando si considerano terremoti di media entità (magnitudo circa 6) e il numero delle vittime è stato contenuto solo perché il terremoto è avvenuto alle prime ore del mattino di una domenica. Visto il numero ingente di chiese severamente danneggiate, il bilancio sarebbe stato catastrofico se l’evento si fosse verificato in tarda mattinata, nel corso delle liturgie tradizionali e speciali, quali Prima Comunione e Cresima programmate.

NDHSA non pretende di dare risultati provvisti di una precisione superiore a quella dei dati di partenza. Le mappe NDHSA sul territorio nazionale, oltre a dare il risultato entro celle sedici volte più grandi di quelle usate da PSHA e pubblicate in Gazzetta Ufficiale, forniscono il risultato per intervalli di DGA (Design Ground Acceleration, ossia accelerazione del suolo di progetto) di ampiezza crescente ovvero precisione decrescente con la severità, come atteso e come appare perfettamente ragionevole. NDSHA è basato sul calcolo di sismogrammi sintetici mediante ben note leggi fisiche di generazione e propagazione delle onde e pertanto non richiede le approssimazioni legate alle relazioni di attenuazione, generalmente non valide. Inoltre usa un ampio insieme di terremoti di scenario, incluso il massimo terremoto credibile, definito non solo a partire dalle conoscenze disponibili sulla storia sismica e sulla sismotettonica – relazione tra tettonica e sismicità – ma anche da quelle che si riferiscono alle aree a elevato potenziale sismogenetico della zona in esame.

Le mappe NDSHA hanno già fornito prestazioni migliori delle mappe PSHA, sia a livello nazionale sia globale. Da un punto di vista ingegneristico, normative scritte in accordo a un tale approccio, cioè non affumicate da procedure pennacchiose (PSHA) sarebbero infinitamente più semplici da applicare (niente “periodi di ritorno” in funzione dello stato limite, niente probabilità convenzionali, niente “vita nominale”, niente “vita restante”, niente “coefficiente d’uso”, niente interpolazione su maglia da 5,5 km). Nessuna delle assurdità che, come spettri/pennacchi, hanno popolato le normative degli ultimi anni, aggiunte l’una sull’altra nel tentativo fallito di rendere convincente e coerente un approccio inadeguato, e per di più fornendo una sicurezza del tutto illusoria. NDSHA è un efficace strumento con impatto positivo su Società ed Economia ed è essenziale per creare una comunità resiliente ai disastri.

Anderson (3) fa terminare a Sagredo il Simposio con Salviati e Simplicio con queste parole, che calzano perfettamente anche al caso della valutazione della pericolosità sismica:
“La saggezza di Aristotele ha resistito incontrastata per migliaia di anni. Forse non abbiamo bisogno di perdere così tanto tempo, persistendo nel credere in vecchie idee.”
Tutto il saggio di Don Anderson si basa sulla metafora del Cavallo di Troia e questo testo spera di risvegliare in qualche Lettore lo spirito del prestigiatore necessario per far penetrare il Cavallo di Troia entro le mura del Preconcetto che ancora nutre e mantiene in vita molti pennacchi fumosi quali PSHA e suoi derivati, molto nocivi per la salute del genere umano. La validità dei risultati della Scienza non è frutto di valutazione democratica come ci ricorda anche il dialogo tra Aslaksen (l’uomo di prudente buona volontà), il Dr. Stockmann (idealista estremo privo di senso pratico), Hovstad (tipico anticonformista fino a che non è direttamente coinvolto), Billing (il vice direttore del giornale locale “The Peoples’ Messenger” diretto da Hovstad):

ASLAKSEN L’oratore è invitato a ritirare questa affermazione oltraggiosa.
DR. STOCKMANN Mai … questa stessa grande maggioranza mi priva della mia libertà e vuole impedirmi di affermare la verità!
HOVSTAD La maggioranza ha sempre ragione.
BILLING Sì – ma, che mi venga un accidente – anche la verità è giusta!
DR. STOCKMANN La maggioranza non ha mai ragione – mai, ti dico.
Henrik Ibsen
Un nemico del popolo (1882)

Giuliano Panza

LA DIVINA COMMEDIA

Il lungo poema narrativo di Dante Alighieri (c. 1310-1314) è una delle sublimi opere del mondo della letteratura. La narrazione ripercorre il viaggio di Dante dalle tenebre dell’errore alla rivelazione della Luce divina. Dante è guidato da Virgilio, che rappresenta il compendio della conoscenza umana. Lungo la strada i due Poeti incontrano peccatori, santi, ombre di trapassati, vari giganti ed angeli. Oltrepassano Lucifero presso il punto morto del mondo ed emergono agli antipodi della Terra, nell’oceano australe, approdando sulla spiaggia di un’isola montuosa, chiamata montagna del Purgatorio. Arrivano all’alba della Domenica di Pasqua. Virgilio conduce Dante, per quanto lo consente la ragione umana, alla soglia del Paradiso.

Dorothy L. Sayers, letterata inglese e scrittrice del genere poliziesco, fornisce una delle traduzioni più vivide della Divina Commedia, poiché riesce a cogliere il ritmo della terza rima, utilizzando locuzioni più femminili, rispetto a quelle usate dai traduttori maschi. Ella mette in rilievo come Dante sia stato criticato per il suo amore della battuta ironica, per gli accordi e le rime interne, peraltro tanto di moda ai suoi tempi. Fra tutte le sue qualità, l’umorismo di Dante è stato il più irrimediabilmente trascurato ed ignorato dai suoi critici e dai traduttori. Il gusto che pervade l’umorismo di Dante è asciutto e garbato, ma sottilmente e squisitamente satirico. Il suo autoritratto si tinge tutto di un’affascinante e beffarda autoironia.


Dante si rivolge al Papa Niccolò III.
Incisione di Gustave Doré.

L’Inferno è ambientato nel mondo sotterraneo; il Purgatorio è ambientato su di un’isola vulcanica agli antipodi di Gerusalemme, quindi nel Pacifico meridionale; il Paradiso tratta di cosmologia. Il poema dantesco adombra significati nascosti, connessi alla politica del tempo, agli avversari politici del Poeta, alla Fede, alla Religione, alla Filosofia e al senso della vita, all’umano errore e alla redenzione. La Divina Commedia tutta è una metafora estesa, un’allegoria. Alla fine Dante vede la Vera Luce che si irradia o si riflette su tutto il resto.

PRELUDIO

Questo è un libro sulle idee, da dove provengono e come si sviluppano. Le idee vengono dalle persone, quindi questo deve essere anche un libro sulle persone che hanno lanciato le grandi idee. Voglio mettere a fuoco le idee della seconda metà del secolo scorso, quelle che si levarono per salutare il millennio.

La Storia dei giganti della prima metà del secolo scorso, scienziati che hanno scoperto e mappato l’interno del nostro pianeta ed hanno dimostrato che viviamo in un mondo dinamico, è già stata narrata. I nomi di Holmes, Gutenberg, Jeffreys e Wegener non sono nomi noti, tuttavia proprio quegli scienziati hanno posto le basi per la storia che racconto. Lo studio dell’interno della Terra ha ricevuto particolare attenzione soltanto negli ultimi anni. Il numero preferito di Dante era il tre, così farò io, menzionando solo tre nomi (o anche meno) per ogni argomento, in quanto, a volte, è necessario focalizzare un obiettivo più circoscritto. Ciò che noi sappiamo sull’Inferno, lo dobbiamo principalmente a Adam Dziewonski (Harvard), a Don Helmberger (Caltech) ed a Freeman Gilbert (La Jolla), nonché ai loro discepoli. Anche se studiano ombre, proprio loro ci hanno condotto fuori dalle tenebre.

La ricerca della materia primordiale è stata condotta da Harold Urey, il padrino della geochimica. La straordinaria idea che essa possa trovarsi nella Terra è stata avanzata da Gerald Wasserburg e da Don DePaolo. Questa è stata una delle idee più stimolanti e feconde del secolo scorso. Harmon Craig ha lasciato stupefatti gli scienziati della Terra per il fatto che un solo tipo di atomo ha il potere di rivelare l’universo. L’elio è veramente l’elemento magico. Wasserburg, DePaolo e Craig hanno insegnato al mondo come contare gli atomi.

L’alternativa a un mondo primordiale incontaminato è un mondo differenziato che si ricicla. Clair Patterson ha misurato l’età della Terra e ci ha mostrato che gli isotopi del piombo raccontano una storia che non è quella di un mondo primordiale. Molti degli elementi che producono calore si trovano nella crosta e nel mantello superficiale, non nell’abisso profondo. Francis Birch e Jean Verhoogen hanno sviluppato il concetto di Terra differenziata e punti di vista sulla chimica della Terra, ribaltati rispetto a quelli tradizionali. Richard Armstrong ha introdotto il riciclaggio ciclico nella geochimica del mantello. La Terra è un gigantesco impianto di riciclaggio, l’opposto di un cristallo primordiale statico. Jason Morgan e J. Tuzo Wilson hanno elaborato l’idea di pennacchi che si originano nel mantello profondo. Questa è la credenza che sta alla base della moderna scienza della Terra, concetto utile e specifico, facilmente verificabile.

L’idea alternativa, secondo cui i vulcani sono il risultato di sforzi presenti nella litosfera e conseguenti spaccature della stessa, è stata proposta da Dale Jackson, Richard Walcott e Herb Shaw. Questa è un’idea poderosa, che spiega perché i vulcani sono dove sono.

Lynn Sykes ha dimostrato che le catene vulcaniche sono elementi scontati nell’ambito della tettonica della placche non rigide. Esse sono il prodotto delle faglie trasformi di J. Tuzo Wilson. Bill Kaula ha dimostrato che sistemi di riferimento e temperature erano coerenti con la tettonica delle placche.

Questo saggio è la storia di ciò che accade quando i giganti lanciano grandi idee nella comunità scientifica.
Le persone menzionate in questo Preludio sono giganti e miei amici. Mentre Dante ha incluso tutti nel suo Inferno, io ne ho tralasciati molti; d’altronde Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.) ci insegna:

Non c’è disgrazia più grande nell’amicizia
Che l’adulazione, la lusinga e la piaggeria.
De Amicitia (4)

Gli adulatori e gli ipocriti sono nel Cerchio VIII dell’Inferno.

NOTE:

  1. Noto anche come Unto Dunto.
  2. “È un errore madornale teorizzare prima di avere i dati. Inavvertitamente si comincia a distorcere i fatti per adattarli alle teorie, invece di modificare le teorie per adattarle ai fatti”. … “La tentazione di formare teorie premature basandosi su prove insufficienti è la rovina della nostra professione.”
  3. SAGREDO: Aristotle’s wisdom lasted for thousands of years, unchallenged. Perhaps we need not waste so much time believing old ideas.
  4. Cic., De Amicitia, 25 “….. sic habendum est nullam in amicitiis pestem esse majorem quam  adulationem, blanditiam, adsentationem”.

Puntata 1: Dante Alighieri: un testo inedito potrebbe svelare un ‘segreto’ nascosto della Divina Commedia

Puntata 2: Dante Alighieri, Marco Polo e il ‘segreto nascosto’ nella Divina Commedia: quando letteratura e geofisica si incontrano

Puntata 3: Dante Alighieri e Alice nel Paese delle Meraviglie: la Divina Commedia riletta tra letteratura, fiabe e geofisica

Puntata 4: La Selva Oscura dell’errore e il Pianeta Patchwork: prosegue il viaggio geo-letterario nella Commedia di Dante

Puntata 5: Dante Alighieri, viaggio nella Divina Commedia: la creazione tra mito, scienza e religione

Puntata 6: Dante, la Terra, la Scienza e Don Vito Corleone: quando il viaggio nella Divina Commedia arriva fino ai tempi moderni

Puntata 7: Da Neruda ne ‘Il Postino’ alla Cosmologia, passando per il monte Olimpo: l’Italia di Dante in una morsa geologica

Puntata 8: Il vento, il terremoto e i vulcani: la Divina Commedia di Dante e i suoi incredibili risvolti sismologici e scientifici

Puntata 9: Il vecchio caldo pianeta e l’isola volante di Gulliver: quando la Commedia di Dante diventa un viaggio (fanta)scientifico

Puntata 10: Ma lo sai su che pianeta vivi? La nascita della sismologia moderna e l’Inferno di Dante Alighieri

Puntata 11: La Creazione, la Terra e la sua formazione, l’Inferno di Dante Alighieri: qual è il nesso?

Puntata 12: Satana cadendo dal cielo raggiunge il centro della Terra, creando per reazione il monte Purgatorio: Dante Alighieri tra geologia e religione