L’Aquila e il “Grande Terremoto” del 1703, l’ing. Martelli: “Le scosse violente non sono eventi rari in Italia”

Il 2 febbraio è stato l'anniversario "del sisma del 1703, che distrusse quasi completamente la città de L’Aquila e che causò gravissimi danni in tutta la sua provincia"
MeteoWeb

Purtroppo non passa lungo tempo tra due successivi anniversari di violenti terremoti italiani“: a ricordarlo è l’ing. Alessandro Martelli, luminare di fama internazionale ed esperto di sistemi antisismici, già direttore ENEA, tra i più instancabili sostenitori dell’importanza della prevenzione.
Il 2 febbraio, prosegue l’esperto, è stato l’anniversario “del sisma del 1703, che distrusse quasi completamente la città de L’Aquila e che causò gravissimi danni in tutta la sua provincia. Tale evento, con epicentro tra Cagnano Amiterno e Montereale (a circa 20 km a nord-ovest del capoluogo), si verificò alle 11:05 del mattino e fu di magnitudo momento stimata Mw = 6,7 ed intensità del X grado della scala Mercalli. Ebbe origine nella faglia del Monte Marine (localizzata tra Barete, Pizzoli e Arischia); le onde sismiche, di caratteristiche prevalentemente ondulatorie (secondo i documenti dell’epoca), si propagarono nella direttrice sud-est. Data la sua magnitudo, il sisma fu 5 volte più violento di quello dell’Abruzzo del 2009 e fu quello conosciuto più devastante ad aver colpito l’Aquilano“.
Il 2 febbraio è il giorno dedicato alla purificazione di Maria (rito della Candelora): pertanto, “quella mattina del 2 febbraio, molti fedeli erano radunati nelle chiese. In particolare, secondo le fonti, 800 persone si trovavano nella Chiesa di San Domenico, per la comunione generale: il terremoto provocò il crollo delle capriate del tetto di tale chiesa, uccidendo, solo lì (si stima), 600 persone.
Il patrimonio storico-artistico de L’Aquila (romanico e rinascimentale) “fu quasi tutto quantomeno fortemente danneggiato (solo la cinta muraria della città restò intatta). Solo a L’Aquila morirono 2.500 persone, sugli 8.000÷10.000 abitanti di allora, ma il numero totale di vittime causato dal sisma (contando quelle delle città vicine) fu di oltre 6.000. Assieme a L’Aquila, i centri più colpiti furono Arischia (con 340÷400 vittime), Barete, Pizzoli, Scoppito, Cittareale, Leonessa, Posta, Paganica e San Pelino di Cagnano Amiterno. Il terremoto fu avvertito da Venezia a Napoli. A Roma scoppiò il panico e si verificarono crolli (ad esempio quello di due arcate del secondo recinto del Colosseo) e altri forti danni (ad esempio al Palazzo del Quirinale ed alle Basiliche di San Lorenzo e San Pietro in Vaticano).
Secondo le fonti dell’epoca, alla scossa principale, seguirono, fino al 26 febbraio, 160 forti repliche”.
È da notare, prosegue Martelli, “che lo sciame sismico che culminò nel terremoto del 2 febbraio 1703 era probabilmente cominciato già all’inizio del 1702, con il movimento della faglia del Monte Vettore, che aveva inizialmente provocato una serie di scosse di lieve intensità. I primi eventi significativi erano stati quelli, ambedue di magnitudo stimata Mw = 5,1, del 18 ottobre e del 1° novembre di quell’anno, con epicentri vicino a Norcia e, rispettivamente, a Spello. II 14 gennaio 1703, invece, si era verificato un violentissimo terremoto, di magnitudo momento stimata Mw = 6,8 ed intensità dell’XI grado della scala Mercalli, con epicentro a Cittareale (nella parte settentrionale dell’Abruzzo Ulteriore), probabilmente generato dal movimento delle tre faglie appartenenti al sistema di Norcia. Quest’ultimo evento aveva devastato una vasta area, tra i Monti Sibillini, i Monti Reatini ed i Monti dell’Alto Aterno, causando 1.400 vittime (su poco meno di 11.000 abitanti) solo nel Norcino e 1.600 solo nella provincia aquilana. Due giorni dopo, il 16 gennaio, infine, risulta essersi verificata (con epicentro non localizzato) un’ulteriore violenta scossa, di magnitudo 6,2 ed intensità dell’VIII grado della scala Mercalli, che aveva provocato nuovi crolli, pure a L’Aquila”.
Anche l’anniversario del “Grande Terremoto” del 1703 “ricordi a tutti che, purtroppo, i terremoti violenti non costituiscono eventi rari, in Italia e che, quindi, non possiamo permetterci ulteriori ritardi nell’attivazione di corrette politiche di prevenzione sismica,” conclude l’ing. Martelli.

Condividi