La Sacra di San Michele è un’imponente abbazia che evoca una bellezza, un fascino e un mistero tali da ispirare Umberto Eco per il suo indimenticabile romanzo “Il nome della Rosa”.
Con la sua struttura altomedievale, la sua ubicazione in altura e in uno scenario fortemente suggestivo, la Sacra è un luogo denso di spiritualità che richiama immediatamente i due insediamenti micaelici del Gargano e della Normandia tutti collocati su una linea immaginaria che rappresenta una via di pellegrinaggio lunga più di 2000 chilometri e che percorre tutta l’Europa.
La storia della Sacra di San Michele
Infatti, sebbene l’abbazia de “Il nome della rosa” non sia mai veramente esistita, è noto che lo scrittore si ispirò proprio a questa ardita costruzione per ambientare i fatti narrati.
La Sacra di San Michele è un complesso architettonico che domina il monte Pirchiriano, all’imbocco della Val di Susa, a circa 60 chilometri da Torino ed è uno dei simboli della regione Piemonte.

Nelle epoche successive fu fortificato dai Liguri e poi dai Celti e quando le Alpi Cozie divennero Provincia Romana, la posizione strategica del luogo venne sfruttata per la collocazione di un castrum romano, ossia un accampamento fortificato militare.
Con i Longobardi nel VI secolo d.C. la Val di Susa divenne luogo di edificazione delle “Chiuse dei Longobardi”, muraglie e torri che attraversavano la valle ma che non riuscirono a fermare i Franchi di Carlo Magno che nel 773 d.C. risultarono vincitori della battaglia delle Chiuse e che dominarono la zona fino all’888 d.C., anno in cui passò sotto i Saraceni.
La zona venne in seguito interessata da colonie eremitiche e alle soglie dell’anno mille data la sacra fama del monte divenne meta della redenzione di un uomo dal passato discutibile: il conte Ugone di Montboissier, un ricco signore dell’Alvernia che ottenne dal Papa l’indulgenza solo a patto di un esilio di 7 anni e della costruzione di un’abbazia.
Presto grazie all’iniziativa del conte e al sistematico reclutamento di monaci, il luogo diviene un punto di sosta per pellegrini di alto rango e una sorta di centro culturale internazionale.
L’abbazia ottenne rapidamente l’indipendenza dall’autorità temporale e da quella del vescovo, e grazie a un’ampia e intensa ospitalità, poté favorire gli scambi non solo di ordine pratico ma di profondo significato spirituale, che contribuirono a creare il patrimonio comune di una grande civiltà religiosa.
Nel 1379 il malgoverno dell’abate Pietro di Fongeret indusse Amedeo VI di Savoia a chiedere alla Santa Sede l’abolizione della figura dell’abate monaco, cui si sostituì quella del commendatario.
Con la nomina dei commendatari iniziò l’agonia del monastero: dal 1381 al 1622, infatti, i monaci furono governati da priori, mentre gli abati commendatari, sempre lontani dal monastero, godevano delle rendite.
Nel 1622 fu, infine, chiesta la soppressione del monastero che era oramai abitato da soli tre monaci.
La nuova vita dell’abbazia
I Rosminiani vennero nominati da Papa Gregorio XVI amministratori della Sacra e delle superstiti rendite abbaziali e al luogo sacro furono affidate in custodia anche le salme di 24 reali di casa Savoia, ivi traslate dal Duomo di Torino.
I Padri Rosminiani restano tutt’ora nell’abbazia e vengono affiancati da qualche anno un gruppo di Ascritti rosminiani. Anche essi sono membri effettivi dell’Istituto della Carità, la Congregazione religiosa fondata da Antonio Rosmini sul monte Calvario di Domodossola nel 1828.
Inoltre, oggi l’abbazia vive momenti intensi di iniziative religiose e culturali come: gli eventi e i concerti nel santuario che si svolgono nei mesi di maggio, giugno e settembre, il potenziamento della biblioteca che conta più di 10.000 volumi, il convegno annuale che si svolge regolarmente dal 1992 e molte altre.
La visita alla Sacra di San Michele
Per accedere alla Sacra vi sono diversi sentieri per escursionisti: dai più semplici, da Sant’Ambrogio, Chiusa San Michele e Frazione Mortera percorribili in circa un’ora e mezza di cammino, con un dislivello fra i 300 e i 400 metri; al più impegnativo tracciato che da parte Oulx e attraversa il Parco del Gran Bosco di Salbertrand e quello dell’Orsiera Rocciavrè.
Quest’ultimo è lungo 60 chilometri ed è divisibile in tre tappe, con pernottamenti in tenda o strutture ricettive.
C’è anche la possibilità di arrivare alla Sacra attraverso un percorso di arrampicata, per la via ferrata Carlo Giorda che termina in prossimità del muro nord della Sacra. Il tempo di percorrenza è di 4 ore, il dislivello di 600 metri
L’abbazia fa parte dei 7 santuari lontanissimi tra loro ma perfettamente allineati, che alimentano le leggende sulla struttura. Si narra che questa linea rappresenti il colpo di spada con cui l’Arcangelo San Michele scacciò il demonio, relegandolo per sempre all’inferno.
L’ingresso è uno solo: la Scalone dei Morti con il Portale dello Zodiaco e una volta raggiunto la Sacra è pronta a svelare alcuni dei suoi elementi più affascinanti come la statua di San Michele Arcangelo creata dallo scultore altoatesino Paul dë Doss-Moroder e la leggendaria Torre della Bell’Alda, così chiamata per la leggenda legata alla morte di una giovane di nome Alda che peccò di superbia lanciandosi nel vuoto.
Durante le visite speciali del primo sabato del mese si possono ammirare anche il museo del quotidiano che raccoglie oggetti d’uso di altri tempi, la biblioteca, le antiche sale di Casa Savoia e, ancora, sepolcri, archi, portali, opere pittoriche e il “Museo del quotidiano” che accoglie oggetti d’epoca e strumenti di lavoro quotidiano dimenticati e caduti in disuso.