SARS-CoV-2, Bassetti promuove gli anticorpi monoclonali: “ma non per tutti i malati di covid”

Gli anticorpi monoclonali e le varianti del virus di SARS-CoV-2, Matteo Bassetti tra precisazioni e appelli: "servono risorse per una mappatura quotidiana"

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Gli anticorpi monoclonali sono tra gli argomenti più discussi del momento. In attesa dell’approvazione gli esperti ogni giorno esprimono il proprio parere a riguardo ed in molti spingono per l’utilizzo di questa cura contro il coronavirus, ma con attenzione. Oggi, proprio sugli anticorpi monoclonali è intervenuto Matteo Bassetti: “gli anticorpi monoclonali vanno somministrati nelle 72 ore dal manifestarsi della malattia. Non possiamo trattare tutti i malati di covid così. Dovremo lavorare su una porzione di coloro che se prendono il covid rischiano la vita. Penso alle persone immunodepresse, obese, affette da malattie respiratorie gravi. E devo dire che noi abbiamo una bella collaborazione con i medici di medicina generale. Nell’ambito programma realizzato con Alisa e Liguria DIgitale, insieme alla medicina territoriale possiamo intercettare il paziente a casa, portarlo in ospedale in day hospital, fargli l’anticorpo monclonale e rimandarlo a casa evitando che il paziente venga in ospedale e finisca in rianimazione o addirittura muoia“, ha dichiarato il responsabile di Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova.

bassetti mascherina al contrarioBassetti ha poi aperto una parentesi sulle varianti del virus di SAR-CoV-2: “Difficile dire quale variante è più pericolosa tra quelle fino ad oggi individuate. Quella sudafricana e quella brasiliana sembrerebbero essere le più pericolose. La prima si concentra di più nella saliva ed è più facilmente contagiosa, e poi ha la capacità di avere questo meccanismo per cui può scappare alle difese immunitarie che noi produciamo. Ovvero: una persona viene in contatto con il virus, produce gli anticorpi e nonostante gli anticorpi si infetta lo stesso per una seconda volta, anche poco tempo dopo la prima. I vaccini sono stati sviluppati sulla proteina ‘Spike’ del virus cinese, il primo sequenziato. Potrebbe essere quindi che queste varianti scappino ai vaccini. E’ un punto ancora non definito che però preoccupa. Sulla variante inglese invece, per ora predominante in Europa, i vaccini sembrano funzionare“. Secondo l’esperto, però, “ora la cosa più importante è dire che siamo il Paese in Ue che fa meno rilevazione di sequenziamenti: 1 su 1.000 positivi, mentre ci sono Paesi che ne fanno 40-50 e la Danimarca arriva a 150 su 1.000 positivi. Non si può pensare di parlare delle varianti senza sapere che cosa sta succedendo nel nostro Paese. Non abbiamo un’idea chiara su questo problema perché non si è adeguatamente investito sui laboratori per il sequenziamento genetico. Alcune strutture lo fanno molte altre no. Servono risorse per fare una mappatura quotidiana: tutti i laboratori devono inviare un certo numero di campioni e devono mandare i risultati al ministero della Salute che poi deve elaborare una mappa della circolazione delle varianti nel Paese. C’è urgenza su questo tema e stiamo perdendo molto tempo“.

Non voglio giudicare le persone, ma il piano vaccinale ad oggi è stato un fallimento quindi è bene comunque cambiare. C’è bisogno di un nuovo impulso. Troppe cose non hanno funzionato, al di là dei ritardi sui vaccini, dai bandi alle assunzioni dei medici. Ci vuole una nuova ripartenza e occorre ripensare una campagna informativa ad alto livello, con più siti dove fare le vaccinazioni sfruttando le farmacie, i medici di famiglia, le fiere e le caserme. Occorre vaccinare velocemente per evitare altre ondate e la circolazione delle varianti“, ha concluso Bassetti.