Il panico da Covid ferma anche le donazioni di sangue: la testimonianza di un (ex) donatore affranto

Donare il sangue è sempre più complicato a causa dei protocolli anti Covid: obbligatorio un tampone molecolare per chi è guarito dal virus, così in tanti rinunciano

La carenza di sangue nei centri trasfusionali di tutt’Italia rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria: si ripetono sempre più frequenti, negli ultimi mesi e anni, gli appelli di medici, primari e operatori delle varie associazioni di donatori che chiedono disperatamente ai cittadini di compiere un gesto di grande generosità che può rivelarsi fondamentale per salvare altre vite umane.

La pandemia provocata dal nuovo Coronavirus non ha frenato la generosità della popolazione, che anzi trovandosi in un momento di difficoltà sanitaria ha accresciuto la propria sensibilità su questi temi. Purtroppo – però – protocolli particolarmente rigidi e contrari ad ogni tipo di logica stanno provocando un ulteriore calo delle donazioni, con conseguenze devastanti sulla sanità nazionale. Tanta gente, infatti, rinuncia alla donazione a causa dell’incredibile trafila burocratica a cui dovrebbe sottoporsi prima di recarsi a donare il proprio sangue, vedendosi negata la possibilità di compiere un gesto volontario di aiuto al prossimo. Si tratta dei guariti di Covid, che secondo il conteggio ufficiale fornito quotidianamente dalla protezione civile sono oltre 2 milioni e 773 mila (e aumentano di circa 20 mila al giorno), ma in realtà sono almeno il doppio (quindi oltre 5 milioni) tra i consapevoli che hanno monitorato la loro infezione con i tamponi rapidi non inseriti nel conteggio ufficiale fino a qualche settimana fa, e gli inconsapevoli che hanno contratto il virus da totalmente asintomatici.

A testimoniare alla redazione di MeteoWeb questo tipo di trafila è un nostro lettore poco più che trentenne. Giovanni è donatore da oltre dieci anni e ha scritto al nostro giornale per denunciare una situazione incresciosa. Di seguito riportiamo integralmente la sua testimonianza:

Caro Direttore,
le scrivo con grande stima per il suo lavoro: sono un affezionato lettore di MeteoWeb da molto tempo e vi leggo ogni giorno con enorme interesse. Mi auguro che darà spazio alla mia storia con l’augurio che possa servire a smuovere le istituzioni del nostro Paese, che sembrano masochiste e volte a fare scelte contrarie all’interesse comune. Sono un donatore di sangue da oltre dieci anni, avendone 32. A ottobre 2020 ho donato regolarmente il sangue per l’ultima volta nel solito istituto di Roma dove mi reco regolarmente per la donazione. Mi hanno chiesto se avevo avuto il Covid e ho risposto di no, rimanendo comunque perplesso per quella domanda considerando che la stragrande maggioranza delle persone che contraggono il Covid sono completamente asintomatiche e neanche se ne accorgono. In ogni caso, io non avevo mai avuto alcun sintomo, non ero a conoscenza di aver contratto il Covid quindi ho risposto istintivamente di no e ho donato regolarmente il sangue. Dopo poco più di un mese, a novembre, ho contratto il Covid. Sono stato male due-tre giorni, un forte mal di testa, qualche dolore alle ossa, un po’ di febbre. Sono stato male in modo analogo molte altre volte in vita mia (a dire il vero, in qualche occasione anche peggio) per comuni e banali influenze e raffreddori. Ho appurato la mia positività dopo aver fatto un tampone rapido a seguito dei sintomi del Covid di un mio contatto stretto, che è stato male più o meno come me. Positiva al tampone rapido anche la mia compagna convivente, che però non ha mai avuto neanche la febbre, solo un po’ di mal di testa per un paio di giorni. Dopo la fine dei sintomi ho aspettato 14 giorni in auto isolamento e ho fatto un altro tampone rapido che è risultato negativo e sono così potuto tornare alla mia vita “normale”, per quanto possa essere normale la nostra vita durante la pandemia. Adesso, trascorsi 5 mesi dalla precedente donazione, sono tornato a donare il sangue ma stavolta alla domanda se ho avuto il Covid ho ovviamente risposto in modo affermativo, in quanto so di aver contratto il virus 4 mesi fa. A questo punto, però, con mia enorme sorpresa, mi è stato riferito che per poter donare il sangue mi sarei dovuto presentare con l’ultimo tampone molecolare effettuato. Io, però, non ho mai fatto un tampone molecolare, visto cosa comportava in quel periodo in cui alle lunghissime file dei drive-in ho preferito fare i test rapidi, di cui conservo tutti gli esiti che attestano il decorso della mia infezione dalla positività iniziale alla negativizzazione finale. Ma mi hanno detto che è impossibile fare la donazione se sono stato positivo e ho solo i test rapidi, consigliandomi di contattare il mio medico curante e farmi prescrivere un molecolare che secondo loro dovrei fare appositamente per la donazione. “Se vuoi donare serve un tampone molecolare, funziona così”. Fare un tampone molecolare comporta lunghe file d’attesa, e in un momento in cui non funziona il tracciamento dei contatti perchè ci sono troppi casi non rintracciati mi sembra assurdo andare a mettermi in fila, da persona perfettamente sana, asintomatica, con gli anticorpi del Covid già avuto 4 mesi fa, soltanto per una necessità burocratica propedeutica alla donazione del sangue, togliendo quel tampone a chi magari ne ha più bisogno per tirare un sospiro di sollievo, andare al lavoro, a scuola, o magari se anziano o malato cronico, ad avere la diagnosi della positività in tempo per curarsi evitando le complicazioni. Fatto sta che ho detto chiaramente che non avrei donato il sangue, per la prima volta dopo oltre dieci anni. E’ pazzesco che si chieda a un donatore, che dovrebbe essere tirato dalla giacca vista la carenza di sangue, di compiere un’ulteriore trafila rispetto a quella già esistente per la donazione, e soprattutto nel mio caso a un guarito di Covid che ha già dovuto sopportare quarantene, isolamenti e tamponi, ulteriori esami che – eventualmente – potrebbero essere effettuati immediatamente sul posto nei reparti trasfusionali che se hanno la necessità di conoscere le condizioni di salute del donatore, devono essere attrezzati per farlo in loco senza pretendere che questo grande gesto d’amore e altruismo diventi un calvario.
Mi auguro che leggendovi, qualcuno possa aprire gli occhi e fare qualcosa perchè conosco tanti altri donatori che, come me, oltre a rinunciare alla donazione stanno completamente perdendo la fiducia nei confronti di istituzioni ottuse che agiscono in modo contrario ad ogni indicazione scientifica e logica complicando ulteriormente le cose per tutti.
Distinti saluti e buon lavoro,
Giovanni

PS: caro direttore, la lascio con una confidenza. Credo che la prossima settimana tornerò a donare il sangue semplicemente rispondendo alla domanda se ho avuto il Covid con un secco “no”. In questo modo avrò risolto ogni problematica di natura pratica senza fare del male a nessuno ma compiendo il mio gesto d’amore e altruismo. Dispiace essere costretto a prendere in giro qualcuno, ma è più forte la voglia di aiutare la gente che ne ha bisogno. Lo reputo il male minore. E tuttavia, se non viene considerato valido un tampone rapido negativo non vedo perchè debba esserlo quello positivo che è l’unico che ha accertato la mia positività. Facciamo come se il Covid non l’avessi mai avuto e donerò senza problemi. Povera Italia, in che mani siamo finiti“.