SARS-CoV-2, i dati ISTAT sulla mortalità in Italia nel 2020: 100.526 morti in più rispetto alla media

Il punto sull’impatto dell’epidemia sulla mortalità totale della popolazione residente con riferimento all’anno 2020 nel rapporto ISTAT-ISS: numero di morti più alto dal secondo dopoguerra

Oggi l’Italia supera i 3 milioni di casi di infezione da SARS-CoV-2 e i 99.000 morti ad essa collegati. Non c’è dubbio che da quando la pandemia ha colpito il Nord Italia ormai più di un anno fa, abbia avuto un forte impatto sulla mortalità totale registrata nel Paese. Ora, il rapporto dell’ISTAT e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) fa il punto sull’impatto dell’epidemia sulla mortalità totale della popolazione residente con riferimento all’anno 2020.

Tra il mese di febbraio e il 31 dicembre 2020 sono stati registrati 75.891 decessi nel Sistema di Sorveglianza Nazionale integrata Covid-19 dell’ISS”, si legge nel rapporto. “Nell’anno 2020, il totale dei decessi per il complesso delle cause è stato il più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra: 746.146 decessi, 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019 (15,6% di eccesso). In tale valutazione occorre tener conto che nei mesi di gennaio e febbraio 2020 i decessi per il complesso delle cause sono stati inferiori di circa 7.600 unità a quelli della media dello stesso bimestre del 2015-2019 e che i primi decessi di persone positive al Covid-19 risalgono all’ultima settimana di febbraio. Pertanto, volendo stimare l’impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale, è più appropriato considerare l’eccesso di mortalità verificatosi tra marzo e dicembre 2020. In questo periodo si sono osservati 108.178 decessi in più rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019 (21% di eccesso)”, sottolinea il rapporto.

I dati sulle fasce d’età dimostrano la pericolosità di SARS-CoV-2 per gli anziani, che rappresentano il contributo maggiore all’eccesso di mortalità. “Guardando alle classi di età, il contributo più rilevante all’eccesso dei decessi dell’anno 2020, rispetto alla media degli anni 2015-2019, è dovuto all’incremento delle morti della popolazione con 80 anni e più che spiega il 76,3% dell’eccesso di mortalità complessivo; in totale sono decedute 486.255 persone di 80 anni e oltre (76.708 in più rispetto al quinquennio precedente). L’incremento della mortalità nella classe di età 65-79 anni spiega un altro 20% dell’eccesso di decessi. Dall’inizio dell’epidemia e fino al 31 dicembre 2020 il contributo dei decessi Covid-19 alla mortalità per il complesso delle cause è stato, a livello medio nazionale, del 10,2%, con differenze fra le varie ripartizioni geografiche (14,5% del Nord, al 6,8% del Centro e al 5,2% del Mezzogiorno) e fasce di età (4,6% del totale nella classe 0-49 anni, 9,2% in quella 50-64 anni, 12,4% in quella 65-79 anni e 9,6% in quella di ottanta anni o più)”, si legge nel rapporto.

Inoltre, è utile riportare il confronto tra i decessi avvenuti durante la prima ondata di contagi (primavera 2020) e quelli avvenuti durante la seconda ondata (autunno 2020): nonostante un aumento maggiore dei casi, i decessi sono stati inferiori. Il rapporto spiega i motivi che hanno determinato una simile situazione: “La curva dei decessi, analogamente a quella dei casi, mostra una crescita a partire da settembre. Pur essendo il numero dei casi con diagnosi confermata con Covid-19 più elevato nella seconda ondata, il numero assoluto di decessi si mantiene leggermente più basso rispetto alla prima. Questo dipende principalmente dal fatto che nella seconda ondata è stato diagnosticato un maggior numero di casi asintomatici e relativamente giovani con un minor rischio di decesso. L’esperienza dei servizi ad affrontare l’emergenza e le migliorate conoscenze in merito a possibili trattamenti terapeutici possono avere ulteriormente contribuito alla diminuzione della letalità tra i casi diagnosticati con Covid-19 nella seconda ondata”.