Continua lo sciame sismico in Islanda, rilevato nuovo tremore vulcanico: si intensificano i terremoti

Alle 00:22 di oggi, 7 marzo, è stato rilevato del tremore vulcanico che è durato per 20 minuti: in seguito, la sismicità nella Penisola di Reykjanes si è intensificata

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Dal 24 febbraio scorso, la Penisola di Reykjanes, nell’Islanda sudoccidentale, è continuamente scossa da un intenso sciame sismico. Dall’inizio dell’attività 12 giorni fa, quando si è verificato un terremoto di magnitudo 5.7, seguito quasi immediatamente da un evento di magnitudo 5, sono stati registrati oltre 22.000 terremoti. In totale, l’Ufficio Meteorologico Islandese (IMO) ha registrato 5 sismi di magnitudo pari o superiore a 5, 51 terremoti di magnitudo tra 4 e 5 e 397 eventi di magnitudo tra 3 e 4. Molte di queste scosse sono state avvertite nelle città e nelle comunità vicine, ma fortunatamente le aree nei pressi dello sciame sismico non sono densamente abitate e quindi non ci sono notizie di danni significativi.

In un aggiornamento sulla situazione, l’IMO comunica che alle 00:22 di oggi, 7 marzo, è stato rilevato del tremore vulcanico che è durato per 20 minuti. Il tremore è stato simile a quello misurato il 3 marzo, tuttavia, in quel caso era durato per diverse ore, tanto da far pensare che fosse imminente un’eruzione vulcanica. Dopo gli eventi delle scorse ore, la sismicità si è intensificata con terremoti di magnitudo superiore a 4. Dalla mezzanotte, sono stati registrati oltre 30 terremoti di magnitudo superiore a 3 e 5 di magnitudo superiore a 4.

L’attività sismica annuncia un’eruzione vulcanica?

Il 3 marzo, dopo il rilevamento di un improvviso aumento del tremore vulcanico in un’area a 2km dal Monte Keilir e a pochi chilometri dal vulcano Fagradalsfjall, un antico vulcano subglaciale estinto, si è ipotizzato che l’attuale sciame sismico fosse correlato ad un evento magmatico nel sottosuolo, che potrebbe precedere una nuova eruzione vulcanica. L’area interessata si trova nel punto di confine fra le placche tettoniche del Nord America e dell’Eurasia, dove si verificano frequenti terremoti, intrusioni di magma nel sottosuolo e occasionali eruzioni fissurali.

Il governo islandese dichiara che se ci sarà un’eruzione, dovrebbe essere un’eruzione fissurale relativamente piccola di qualche settimana. Questi tipi di eruzione producono un lento flusso di lava piuttosto che grandi esplosioni o importanti emissioni di cenere. Il governo aggiunge che c’è un rischio molto basso per le aree popolate e le infrastrutture critiche.

Come per i terremoti, queste potenziali eruzioni non dovrebbero rappresentare una minaccia per gli abitanti dell’isola. Tali eruzioni non avrebbero nulla a che fare con l’eruzione esplosiva del 2010 del vulcano Eyjafjallajökull, che ha prodotto una colonna eruttiva di 9km nel cielo, costringendo centinaia di persone ad evacuare e bloccando il traffico aereo in Europa per 6 giorni. Proprio come in questi giorni, quell’eruzione si è verificata dopo un mese pieno di migliaia di piccoli terremoti.

Inoltre, non ci sono segni che un’eruzione nella Penisola di Reykjanes coinvolgerebbe lo stesso volume di magma espulso durante l’eruzione del Laki tra il 1783 e il 1784. Quell’evento produsse così tanta lava da seppellire una città delle dimensioni di Boston sotto 60 metri di roccia fusa.

Possibili scenari

Non è sicuro se si verificherà un’eruzione nel prossimo futuro. Tra gli scenari più probabili, l’IMO elenca:

  • la sismicità si riduce nei prossimi giorni/settimane.
  • Lo sciame sismico aumenterà di intensità, forse con un terremoto fino alla magnitudo 6 vicino al vulcano Fagradalsfjall.
  • Potrebbe verificarsi un terremoto fino a magnitudo 6.5 nel sistema vulcanico di Brennisteinsfjöll, oltre 20km ad est del Fagradalsfjall.
  • Le intrusioni di magma continueranno nei pressi del Fagradalsfjall.
  • I movimenti di magma si fermeranno e alla fine solidificherà.
  • Potrebbe verificarsi un’eruzione vulcanica effusiva, che produce flussi di lava che non dovrebbero minacciare le aree abitate della penisola.

L’evoluzione della sismicità continua ad essere monitorata giorno e notte e nel caso di un’eruzione, sono pronti diversi piani di emergenza.