Coronavirus in India, inizia la stagione delle piogge e il contagio dilaga: record di 315.728 nuovi casi in un giorno

Coronavirus, situazione sempre più difficile in India: oltre 315 mila nuovi casi nelle ultime 24 ore, rischia di diventare il Paese con più casi al mondo entro un mese

Mentre in tutt’Europa la situazione del contagio da Coronavirus migliora in concomitanza con l’arrivo della bella stagione, esattamente come lo scorso anno ed esattamente al contrario rispetto all’inizio della seconda ondata che si è verificata in tutto il Vecchio Continente ad ottobre, all’inizio della stagione piovosa, c’è grande preoccupazione per la situazione dell’India, considerata erroneamente fino a pochi mesi fa “immune” dal virus senza vaccini nè lockdown. L’apparente “immunità” dal Covid-19 dell’India, semplicemente, era la concomitanza con la fase più secca e soleggiata del Paese asiatico, che tra gennaio e febbraio ha avuto un contagio quasi completamente azzerato.

Adesso, invece, è iniziata la seconda ondata, nello stesso identico periodo dello scorso anno, sempre in concomitanza con l’inizio della stagione delle piogge che culmina ogni anno nel monsone di agosto e settembre. Lo scorso anno il record della prima ondata in India risale al 16 settembre ed era di 97.859 nuovi casi positivi. Adesso, che siamo ancora soltanto all’inizio della seconda ondata, siamo già a 315.728 nuovi casi positivi. Oggi abbiamo avuto anche 2.102 morti e la situazione negli ospedali di alcune aree del Paese è drammatica: non ci sono più posti letto e manca anche l’ossigeno per i malati. Una situazione molto pesante anche perchè in India vivono 1 miliardo e 400 mila persone, molte aree del Paese sono rurali e prive di servizi essenziali e secondo alcune testimonianze giornalistiche i numeri reali sono di gran lunga peggiori rispetto a quelli ufficiali, perchè non si fanno molti tamponi e il numero reale degli infetti e dei morti è molto più elevato.

Il Ministro della Salute indiano consiglia l’utilizzo di Remdesivir e Tocilizumab per trattare gli ammalati, due farmaci che vanno a ruba al punto che si è creato un mercato nero dopo il divieto di esportazione stabilito dal Governo. Le agenzie hanno battuto la notizia dell’arresto di uno “spacciatore” che vendeva una fiala di Remdesivir dalle 15mila alle 40mila rupie, ovvero 600 euro: una cifra abnorme se si pensa che un ciclo completo ne prevede almeno sei.

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