La variante indiana è in Italia, facciamo chiarezza: perché non c’è da preoccuparsi e perché è solo una questione politica

La variante indiana spaventa, ma è solo una delle tante. Inoltre, è già provato che i vaccini funzionano anche contro questa variante, usata come 'clava politica' e null'altro

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Mentre il governatore del Veneto Luca Zaia comunica che nella sua regione sono stati riscontrati due casi di variante indiana, l’Italia si divide – come al solito – in due, con allarmisti da una parte, e gente con i piedi per terra dall’altra (in questa divisione i negazionisti non li consideriamo nemmeno, perché sono spesso casi irrecuperabili). Ad ogni modo, i due casi citati da Zaia di variante indiana sono stati individuati a Bassano. “Si tratta – ha detto – di due indiani, padre e figlia, con la variante indiana”.

Foto Nicola Fossella / Ansa

Intanto, come dicevamo, l’Italia di è divisa in due sul tema. Il motivo è semplice: l’allarmismo prosegue ormai da giorni, dovuto in particolare ad esperti che, evidentemente, non si rendono conto che in questo momento storico basta davvero poco per seminare il panico, quando basterebbe solo un po’ di buon senso. Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, ad esempio, si è già espresso in questi termini: se la variante indiana è presente in Veneto “è arrivata anche in altre parti d’Italia, perché il nostro sistema di controllo ha una sensibilità bassissima“. E questo “deve preoccuparci molto perché questa variante ha un’elevata trasmissibilità ed è caratterizzata da mutazioni che le permettono di sfuggire ai vaccini anti Covid“. Crisanti spiega chiaro e tondo che non è certo che il boom di casi esplosi in India sia collegato alla variante, ma nonostante questo il terrorismo mediatico sembra il modo più semplice per affrontare l’argomento.

Sono concetti, quelli espressi da Crisanti, che gettano nel panico gli italiani, ma che non si può prendere per oro colato, perché non è la prima volta che l’allarmismo per una variante si rivela poi eccessivo. E basta guardarsi intorno e sentire altri pareri per rendersene conto.

Foto Matteo Bazzi / Ansa

“L’arma più potente che abbiamo per ora contro la variante indiana è il vaccino. Dobbiamo arrivare a livelli più elevati di somministrazioni e al contempo impedire la replicazione del virus per contenere le varianti, quindi procedere anche con la vaccinazione sui più giovani. Oltre a ciò, però, serve sequenziare il virus per individuare la variante e come società di virologia abbiamo proposto un ampliamento delle attività di sequenziamento ma il ministero della Salute non ci ha ancora risposto”. Così Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’IRCCS istituto ortopedico Galeazzi di Milano, che interpellato dalla Dire, commenta la nuova variante indiana, riscontrato anche in Italia, sia in Toscana che in Veneto.

Su cos’è la variante indiana, il virologo spiega che “sappiamo che ci sono due mutazioni sulla proteina ‘spike’, due variazioni che sono presenti anche nella varianti sudafricana e brasiliana. Uno studio israeliano ci dice che i vaccini sembrano efficaci anche contro questa nuova variante. Ma non tutte le variazioni sono negative, crediamo infatti che il virus vada verso varianti positive perché in questo modo preserva la sua sopravvivenza. Ci sono infatti 400 varianti nel mondo sotto osservazione”. Quattrocento varianti, dunque, non una. A riprova del fatto che le varianti sono insite nella natura stessa dei virus, e non possiamo fermare il mondo ad ogni nuova forma che ci si presenta davanti.La variante indiana sembra più contagiosa ma ce ne saranno sempre delle altre, per questo serve sequenziare e individuarne di nuove – spiega ancora Pregliasco -. Il ministero della Salute non ha ancora risposto alla nostra proposta, fatta ormai due mesi fa, ma credo che i tempi siano maturi per una decisione e mi auguro non tarderà ad arrivare, siamo ottimisti”. “Dobbiamo sapere che queste variazioni ci saranno anche in un futuro: quando il virus incontrerà delle difficoltà a diffondersi cercherà continuamente di trovare ulteriori varianti”, precisa Fabrizio Pregliasco al programma radiofonico Un giorno da pecora. I vaccini attualmente in uso sono in grado di fermare questa variante?Si stanno facendo ulteriori indagini. In Israele mi risulta che abbiano valutato come il Pfizer sia valido“. E gli altri vaccini? “Loro hanno studiato soprattutto Pfizer“.

La situazione in India

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“La comune in India è chiusa dall’anno scorso e non riaprirà fino a settembre 2021. Noi almeno una volta l’anno ci andiamo e tutto ciò che sta accadendo ci addolora. Ci dispiace perché amiamo l’India e gli indiani, non è una bella situazione ma era prevedibile visto il governo che fino all’ultimo ha negato la pericolosità del virus”. Così all’Adnkronos ‘Shakti‘ uno dei responsabili del centro di meditazione Osho Miasto di Casole Val d’Elsa, in Toscana, sulla minaccia della variante indiana del Covid. “Metà della popolazione lì nemmeno è censita – ha spiegato – e l’assistenza medica è a pagamento. Con la variante indiana si rischia una strage adesso. Per fortuna – ha aggiunto – non ci andiamo da due anni e quindi, da questo punto di vista, siamo protetti e al sicuro nella nostra comunità. Abbiamo amici che vivono in India occidentale che hanno lasciato il paese e sono rientrati da tempo. Chi vive in India ma ha le possibilità economiche, si farà vaccino e si metterà in sicurezza, per chi è povero sarà un disastro“, ha concluso.

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La verità è che il fattore climatico, in un’ottica di aumento del contagio, è fondamentale. In India sta salendo il contagio, esattamente come lo scorso anno nello stesso periodo, perché sta iniziando la stagione delle piogge. Il Paese ha una popolazione di 1.366 miliardi di abitanti, ed è dunque plausibile che arriveranno a milioni di casi al giorno tra agosto e settembre, ovvero nel pieno del monsone, con un altissimo numero di morti. In termini relativi alla popolazione, però, la situazione indiana è molto meno grave di quella dell’Italia: 350 mila nuovi casi in India equivalgono a 10 mila in Italia, in rapporto alla popolazione residente. E dall’inizio della pandemia in Italia abbiamo 2 mila morti ogni milione di abitanti, in India 140.

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La variante è solo una della tante, ma viene usata come “clava politica“, come ha detto il direttore dello Spallanzani Francesco Vaia. “Voglio dire un no netto e chiaro all’utilizzo delle varianti come ‘clava politica’. La scienza sia sempre libera da interessi economici e politici”, aveva dichiarato Varia, sottolineando il suo “No al lockdown, perché non serve”.

Il virus muta in continuazione da ormai due anni. In India la variante era presente anche due mesi fa quando il contagio era azzerato per via del periodo secco del clima. Se proprio dobbiamo dare un nome ad  una nuova “variante”, allora, dovremmo chiamarla “meteo“, e quando questo meteo è segnato da tipici fattori stagionali, la ‘variante’ diventa più infettiva e pericolosa. Così come la “variante inglese” degli ultimi mesi in Europa l’avremmo potuta chiamare “inverno 2020/2021”. E’ così che funziona per tutti i virus dell’apparato respiratorio. Covid-19 compreso.