Pompei: il film che ci svela tutti i segreti del Vesuvio

Il film Pompei narra della più famosa eruzione di tutti i tempi, quella del Vesuvio del 79 d.C.. Ma cosa accadde davvero quel 24 agosto di quasi 2000 anni fa? E oggi che pericolo rappresenta il Vesuvio?

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Nel 2014 usciva nelle sale “Pompei” un film diretto da Paul Anderson e con protagonista Kit Harington un giovane gladiatore che tenta di sfuggire alla famosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che distrusse l’omonima cittadina campana ai tempi dell’Impero Romano.
Quell’evento catastrofico divenne una delle più note eruzioni di tutti i tempi e ancora oggi ci chiediamo: cosa accadde davvero il 24 agosto del 79 d.C.? Che tipo di vulcano è il Vesuvio? È possibile una nuova e parimenti disastrosa eruzione del Vesuvio?

La trama di “Pompei”

pompei miloLa storia inizia nel 62 d.C. in Britannia, quando una tribù di cavalieri autoctoni viene abbattuta dai Romani; l’unico a salvarsi dalla brutalità è un bambino di nome Milo che dopo aver visto uccidere sotto i suoi occhi la madre dal terribile Corvo, viene catturato da alcuni mercanti di schiavi.

Diciassette anni dopo quegli eventi il giovane viene portato a Pompei insieme ad altri schiavi e durante il viaggio il suo buon cuore suscita l’interesse della giovane nobile Cassia, figlia del mercante Severo che spera di convincere l’imperatore Tito ad investire denaro nella ricostruzione di Pompei, necessaria dopo gli eventi sismici degli anni precedenti.

pompei corvoMilo viene condotto nell’arena dei gladiatori dove rivaleggia immediatamente con Atticus il campione dei gladiatori che secondo la tradizione sarà presto liberato dopo aver raggiunto il numero massimo di vittorie.
Durante un banchetto a cui presenziano anche alcuni gladiatori, Milo incontra Corvo che adesso è un senatore corrotto e che decide di investire personalmente nella ricostruzione di Pompei desiderata da Severo, per il proprio tornaconto. A Corvo interessa, infatti, sposare Cassia e proprio per sfuggire a questo destino la giovane fugge insieme a Milo, mentre scosse di terremoto continuano a susseguirsi ai piedi del vulcano.

pompei arenaCorvo riesce a far catturare i due ragazzi e Cassia ottiene solo con le sue suppliche di far tramutare la pena capitale che pende su Milo in un ordine di crudele flagellazione emesso dal senatore.
La magnanimità del senatore è solo apparente poiché Corvo ordina che Milo venga ucciso nell’arena e decide in quell’occasione di sacrificare anche Atticus, ormai giunto a un solo combattimento dalla libertà. I due gladiatori vengono obbligati a combattere incatenati a una colonna al centro dell’arena, tuttavia, riescono a sopravvivere lottando insieme.

Sugli spalti Corvo ricatta Cassia sostenendo che se non lo sposerà a pagarne le conseguenze saranno i suoi genitori che saranno accusati di tradimento contro l’imperatore. Mentre Cassia viene rinchiusa nella sua villa, un altro improvviso terremoto colpisce la città.

pompei film stradeNel frattempo, mentre Milo combatte ancora per la sua vita nell’arena, il Vesuvio, infine erutta causando movimenti tellurici che fanno crollare l’arena; Milo ne approfitta per aprire le celle sottostanti e consentire ai suoi compagni di uscire.

Il vulcano inizia a far sentire tutta la sua potenza e scaglia materiale piroclastico che terrorizza la popolazione che tenta di fuggire verso il porto. Milo riesce a salvare Cassia e liberarla dalla sua prigionia. Nello stesso momento, Corvo ancora vivo uccide tutti coloro che si trovano sul suo cammino verso la salvezza, mentre Atticus riesce a raggiungere il porto e mettere in salvo sé stesso una bambina e sua madre da uno tsunami che irrompe con furia devastante sulla città.

pompei finaleRicongiuntosi con l’amico Atticus, Milo suggerisce di fuggire verso sud con i cavalli, ma ancora una volta il suo piano viene ostacolato da Corvo che rapisce Cassia. Milo insegue i due per tutta la città e infine affronta in duello la sua nemesi, risparmiandogli con magnanimità la vita. Mentre Milo e Cassia fuggono verso sud, Corvo trova la morte nella nube ardente che ricade sulla città.

Nemmeno ai due giovani la furia del vulcano non riserverà un destino più clemente, poiché dopo la rocambolesca fuga non rimarrà loro che stringersi in un ultimo abbraccio prima di essere sommersi dalla colata piroclastica.

La testimonianza di Plinio il Giovane

plinio il vecchioQuella del Vesuvio del 79 d.C. è la più nota delle eruzioni del Vesuvio e certamente una delle più famose eruzioni della storia di tutti i tempi.
Ha trovato la fama anche grazie alla descrizione che ne fece Plinio il Giovane in due delle sue celebri lettere a Tacito che costituiscono tra i più preziosi documenti storici per la vulcanologia.

In esse lo storico latino narra della morte dello zio, Plinio il Vecchio, comandante della flotta romana di stanza a Miseno, uno dei porti più importanti dell’impero, ed autore della Historia Naturalis, un’enorme enciclopedia di 37 volumi. Plinio partì proprio da Miseno per soccorrere alcuni amici e il sacrificio gli valse la denominazione del tipo di eruzione nel quale perse la vita, che viene appunto definita pliniana.

eruzione vesuvio 79 dCIn epoca romana, il Vesuvio non era considerato un vulcano attivo, e nel corso dei secoli questa sicurezza aveva fatto sorgere ai suoi piedi alcune città che erano fiorite grazie alla bellezza dei panorami e alla fertilità della terra ricca di origine appunto vulcanica.

Già a partire dal 62 d.C., tuttavia, l’area vesuviana era stata funestata da forti terremoti che avevano provocato il crollo di numerosi edifici anche nelle vicine Nocera e Napoli; gli eventi sismici non erano stati però messi in relazione con l’attività vulcanica nella zona.
Testimonianza dei terremoti è riscontrabile dalle tracce di lavori di riparazione provvisori effettuati poco prima dell’evento eruttivo e rinvenuti in molte case distrutte dall’eruzione e riportate alla luce dagli scavi archeologici.

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

eruzione vesuvio 79Il 24 agosto del 79 d.C. il Vesuvio rientrò in attività dopo circa 8 secoli di inattività e in poco più di 30 ore riversò nelle aree circostanti circa 4 chilometri cubici di magma, pomici e cenere.

L’eruzione pliniana è un tipo di fenomeno particolarmente violento e distruttivo e dallo studio dei prodotti dell’eruzione del 79 d.C., osservati a Pompei e nelle altre città distrutte, è stato possibile ricostruire la dinamica e la successione dei fenomeni eruttivi tipici di questa particolare eruzione.

In un primo momento l’eruzione ebbe inizio intorno all’una del pomeriggio del 24 agosto del 79 d.C. con l’apertura del condotto a seguito di una serie di esplosioni che derivavano dall’immediata volatizzazione dell’acqua della falda superficiale venuta a contatto con il magma in risalita.

eruzione 79In una seconda fase una colonna di gas, ceneri, frammenti litici e pomici si sollevò per circa 15 chilometri in altezza al di sopra del vulcano. Secondo alcuni autori, invece, la nube raggiunse probabilmente un’altezza di 26 chilometri durante la fase delle pomici bianche e successivamente di 32 chilometri durante quella delle pomici grigie. Questa fase, accompagnata da frequenti eventi sismici si protrasse fino alle 8 del mattino successivo.

Durante la notte, approfittando dell’apparente pausa dell’attività eruttiva, molti fecero ritorno alle loro case temendo di lasciarle a lungo incustodite, per poi essere sorpresi nella mattinata dalla ripresa dell’attività vulcanica nella terza fase dell’eruzione. Durante questa si verificò il completo collasso della colonna eruttiva che portò alla formazione di surges piroclastici che riversandosi verso valle ad altissima velocità seppellendo tutto quanto incontravano lungo il loro cammino.

Furono questi a portare alla totale distruzione delle aree di Pompei, Ercolano, Oplonti e Stabia. I depositi proseguirono nella tarda mattinata del 25 agosto e continuarono a portare sulle città flussi piroclastici i cui depositi seppellirono completamente i circuiti urbani, mentre una nube densa di cenere si disperdeva nell’atmosfera fino a raggiungere Capo Miseno. Durante questa eruzione furono emessi circa 3-4 chilometri cubi di magma con una portata di circa 40 mila metri cubi al secondo.

Conoscere il Vesuvio

vesuvioIl Vesuvio è uno strato-vulcano di medie dimensioni che raggiunge un’altezza massima di 1281 metri sul livello del mare.
Il sistema è costituito dal più vecchio vulcano del Monte Somma, la cui parte sommitale sprofondando generò una caldera, dalla caldera crebbe il più recente vulcano Vesuvio. Del vecchio edificio del Somma rimane oggi solo una parte nell’attuale fianco settentrionale.

L’attività vulcanica nell’area del Somma-Vesuvio risale secondo le stime a 400.000 anni fa, secondo l’età di alcune lave trovate in perforazioni profonde, mente la storia dell’apparato vulcanico è iniziata circa 25.000 anni fa.

In questo arco di tempo il Vesuvio è stato caratterizzato da attività di tipi molto differenti tra di loro e riconducibili, secondo un’approssimazione di massima a tre tipologie principali:

  • le eruzioni moderate, essenzialmente di tipo effusivo, che hanno frequenza di ripetizione nell’ordine di alcuni anni;
  • le eruzioni forti, di carattere esclusivamente esplosivo (sub-pliniane), che prevedono lunghi periodi di quiescenza che vanno da qualche decennio ad alcuni secoli;
  • e le eruzioni catastrofiche, di tipo pliniano solamente esplosive, che si verificano in un arco di tempo che va da diversi secoli a più di un millennio.

Delle numerose eruzioni che hanno visto come protagonista il Vesuvio, quelle precedenti al 79 d.C. sono state identificate in base alle analisi stratigrafiche, mentre la documentazione storica inizia proprio con la cronaca dell’eruzione del 79 d.C.. Da quel momento è lecito supporre che tutti gli eventi eruttivi siano stati segnalati, tuttavia, è solo a partire dall’eruzione del 1631 che si ha una certa accuratezza nella descrizione delle varie fenomenologie verificatesi.

Il rischio di eruzione del Vesuvio oggi

Alle falde del Vesuvio oggi vivono più di mezzo milione di persone, le popolazioni infatti si sono qui insediate nell’arco dei secoli nonostante questo sia considerato uno dei vulcani più ad alto rischio del mondo.

Nel corso della sua vita, il Vesuvio come spiegato è stato caratterizzato dall’alternanza di periodi di quiescenza, con il conseguente accumulo di magma nella camera magmatica posta in profondità, a periodi di attività eruttiva molto energetica, ad altri periodi in cui il condotto aperto produce frequenti eruzioni effusive o esplosive a bassa energia.
Ad esempio, l’eruzione del 1631 ha interrotto un periodo di quiescenza che durava da quasi 5 secoli e da quel momento sino al 1944 le eruzioni sono state costanti e intervallate da periodi di riposo solo di alcuni anni.

Secondo i più recenti studi, l’evento vulcanico cha ha maggiore probabilità di verificarsi nell’area del Vesuvio è una violenta eruzione di tipo stromboliano, che comporta la ricaduta di materiali piroclastici e la formazione di lahars, colate di fango composte da materiali piroclastici e acqua che scorrono lungo le pendici dei vulcani.

Le indagini geofisiche hanno, inoltre, rivelato la presenza di una camera magmatica superficiale, oltre a quella profonda, in grado comunque di contenere un volume magmatico tale da poter generare un’eruzione di tipo pliniano, sebbene dalle ricerche condotte risulti poco probabile che sia un evento di questo tipo a verificarsi.

Sulla base di queste evidenze, tuttavia, la commissione incaricata di aggiornare il Piano di emergenza ha stabilito che lo scenario di riferimento per il quale è necessario tenersi pronti sia un evento di tipo sub-pliniano, analogo a quello che si verificò nel 1631.

Uno scenario di questo tipo prevede la formazione di una colonna eruttiva alta diversi chilometri, la caduta di bombe vulcaniche e il riversarsi di particelle di dimensioni minori come lapilli e cenere, che potrebbero arrivare anche a decine di chilometri di distanza. Ma è previsto anche l’intervento nei confronti di flussi piroclastici che potrebbero scendere lungo le pendici del cratere per diversi chilometri.

glossario vulcanologico

Su questo scenario è stato possibile formulare una mappa che individua le zone potenzialmente soggette ai diversi fenomeni, nonché quelle maggiormente soggette agli stessi; ed è stato in conseguenza elaborato un Piano nazionale d’emergenza che prevede differenziate azioni da mettere in moto con la macchina dei soccorsi.

Quello che è certo è che il Vesuvio è un vulcano attivo che minaccia con tutta probabilità la vita di migliaia di esseri umani e che necessita di essere costantemente monitorato al fine di porre riparo alla natura catastrofica dei vulcani che non temono l’uomo come invece l’uomo dovrebbe temerne l’incontrollabile furia distruttrice.