Chi desidera visitare i giardini in Giappone non può mancare di recarsi in questi luoghi avendo prima cura di imparare i loro segreti simbolismi per goderne più consapevolmente del loro incanto senza tempo.
Fin dai tempi più lontani i giardini nipponici sono un luogo in cui la decoratività si intreccia al simbolismo e in cui la natura stabilisce per l’uomo un momento di riposo e contemplazione consentendo di accedere a una dimensione in cui domina la pace e l’armonia.
Gli elementi simbolici dei giardini giapponesi

I giardini giapponesi sono luoghi che ricreano paesaggi utopici grazie al ricorso a uno stile astratto in cui tutto è studiato per ottenere un equilibrio mai casuale e perfettamente ordinato. Si percorrono labirinti sinuosi in cui al visitatore si concedono prospettive insolite di singoli elementi costruiti per regalare percorsi sorprendenti.
Acqua, alberi e rocce sono gli elementi essenziali su cui si fonda la sovrascrittura della natura ad opera dell’uomo e a cui sono attribuiti precisi significati simbolici: l’acqua dei laghetti, degli stagni e dei ruscelli rappresenta la vita e la sua direzione segue il percorso del sole da est a ovest; gli alberi sono l’espressione dello scorrere del tempo attraverso i mutamenti impressi loro dalle stagioni; le siepi delimitano avvolgono e abbracciano i giardini; le rocce immobili e levigate simboleggiano la solidità; la sabbia e i ciottoli sono la dimora degli spiriti; le lanterne in pietra, infine, nel giardino zen hanno sia una funzione ornamentale che una spirituale.
È, infatti, negli angoli più oscuri del giardino zen che le lanterne illuminano il cammino spirituale e individuale del viaggiatore.
I cespugli, ad esempio, non sono mai uguali gli uni agli altri poiché ad ognuno è attribuito dal potatore un luogo preciso all’interno del disegno generale; altrettanto avviene per ogni singolo ramo e ogni sasso che rispondono a un progetto curato in ogni particolare.
Le essenze floreali e la carpa koi
Tra le piante verdi le più usate sono le felci negli angoli più ombreggiati e il bamboo in comunione con l’acqua, mentre il manto erboso è sostituito dal muschio.
Gli alberi più di frequente inseriti sono: il pino bianco giapponese, il tasso giapponese, il ginko biloba che simboleggia la longevità e la rinascita, ma anche l’acero che con la caduta delle sue foglie rappresenta la caducità della vita.
La fauna di questi particolari giardini è essenzialmente costituita da un unico animale: la carpa koi. Si tratta di una razza ornamentale che è stata selezionata attraverso lunghi secoli a partire dalla carpa comune.
In seguito, i contadini le allevarono a scopo alimentare nelle aree più povere del nord del Paese, finché all’inizio del XIX secolo alcuni allevatori si accorsero che alcuni pesci presentavano macchie colorate sul dorso; da allora la ricerca delle varietà cromatiche portò alla selezione della magnifica livrea che oggi popola gli specchi d’acqua dei giardini giapponesi.
Nella cultura tradizionale nipponica, inoltre, la carpa koi non fu scelta solo per la propria bellezza ma anche in qualità di animale che simboleggia la perseveranza.
Le tipologie di giardini giapponesi
La tsukubai è l’elemento essenziale del roji, cioè un bacino d’acqua che i maestri del tè introdussero per facilitare le abluzioni delle mani prima del passaggio successivo, così che chiunque entrasse nella sala potesse essere purificato non solo nella mente ma anche nel corpo.
Fu nel periodo Heian, tra l’VIII e il XII secolo, che nacque l’uso dello tsubo-niwa, la cui traduzione fa riferimento alle parole tsubo, ossia l’unità di misura pari a 3,5 metri quadrati, che corrispondono a due tappeti tatami, e niwa, che significa proprio giardino. Questi giardini rientrano nella massima misura di 3 tsubo.
Si trattava di giardini particolarmente onerosi dal punto di vista della realizzazione economica, poiché i progetti erano particolarmente complessi e arrivavano a ricostruire in miniatura paesaggi reali che avevano impresso il loro incanto sull’immaginario dei proprietari che si erano recati in viaggio in luoghi lontani.
Sabbia e rocce esaltano il tema dell’immutabilità, concetto essenziale del buddhismo zen, da qui nasce il fraintendimento occidentale.
Le grandi pietre rappresentano montagne e isole del Paese del Sol levante e sono il simbolo della stabilità e della longevità all’interno di un elemento mutevole qual è l’acqua.
Queste non devono mai essere di pari numero e men che meno essere quattro, dato che l’ideogramma che identifica questo numero è molto simile a quello che traslittera la parola morte.