The Way Back: una fuga attraverso i climi più impervi del mondo

Il film The Way Back narra dell'odissea di un gruppo di fuggitivi da un gulag che affrontano alcuni tra i climi più impervi del mondo, come quelli glaciali della Siberia e quelli ardenti del deserto del Gobi

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The Way Back è un film di Peter Weir del 2010 interpretato da Jim Sturgess, Colin Farrel, Ed Harris e Saoirse Ronan che narra la rocambolesca fuga di un gruppo di detenuti da un gulag sovietico, attraverso la Siberia, il deserto del Gobi e l’Himalaya.

L’avventura dei protagonisti è tratta da una storia vera ed è il racconto di un’odissea che li vide affrontare una fuga attraverso i climi più impervi del mondo come quello del Gobi in Mongolia dove le precipitazioni sono quasi del tutto assenti e l’escursione termica stagionale fa raggiungere temperature che arrivano ai -40° d’inverno e i 40° durante le torride e aride estati boreali.

La trama di The Way Back

film- the way backLa storia narrata nel film di Peter Weir (regista di capolavori come L’attimo fuggente e The Thruman Show) è tratta da una storia vera che ha origine dal libro: “Tra noi e la libertà” di Slawomir Rawicz del 1955.

La narrazione inizia 1939 quando Janusz, un tenente dell’esercito polacco, viene accusato di spionaggio e condannato 25 anni di lavori forzato presso un gulag siberiano.
Qui durante la prigionia nel gelido inverno siberiano e a causa della ferocia dei carcerieri che mettono duramente alla prova il protagonista e decima i detenuti, Janusz comprende che non sopravviverà alla prigionia e organizza l’evasione dal gulag insieme ad altre sei carcerati.

the way back fuga gulagLa fuga del gruppo dal campo di lavoro forzato dove si finiva dentro, quasi sempre, per reati di opinione contro il regime sovietico, inizia nel 1941, quando i protagonisti scelgono di morire da uomini piuttosto che vivere da schiavi avventurandosi nei boschi e scampando miracolosamente alla cattura. Intorno al gulag c’è una sterminata foresta, insidiosa e abitata dai lupi, oltre la quale si trova il lago Baikal. Una volta attraversato il lago bisognerà oltrepassare la Siberia, poi la Mongolia, il Tibet e l’Himalaya, fino all’arrivo in India.

the way back-filmSull’eterno cammino incontra Irena, una ragazza polacca i cui genitori sono stati accusati di spionaggio, e poi uccisi.
Il gruppo procede lungo la ferrovia transiberiana in una natura ostile che si impone con la sua profonda durezza e facendo patire ai protagonisti la fame e il gelo (fino a 40 gradi sotto lo zero).
Non tutti i fuggitivi portano a termine il viaggio: Valka, ad esempio, un criminale russo, abbandona il gruppo poco prima del passaggio della frontiera tra Russia e Mongolia, decidendo di rimanere nella sua terra natia.

the way back desertoL’odissea di questo pugno di uomini in fuga continua attraverso il deserto del Gobi dove il gruppo patisce la fame, la sete e il sole ardente del deserto. Un pozzo in mezzo al nulla consente loro di recuperare le forze e prendere una pausa, ma ben presto ricordano che non esiste altra possibilità se non quella di continuare. Così a malincuore i protagonisti lasciano l’oasi. La fatica del lungo cammino, la disidratazione e le precarie condizioni di salute mieteranno due vittime nel gruppo: Irena e il talentuoso pittore Tomasz.

the way back filmNel 1942, dopo aver percorso a piedi tutto il deserto del Gobi, i superstiti arrivano in Tibet. A Lhasa, Mr. Smith decide di proseguire per la propria strada e raggiungere una base statunitense, mentre Janusz spinto da un desiderio irriducibile di libertà con altri due compagni sceglie di proseguire e oltrepassare la catena dell’Himalaya, giungendo in India nel 1942, dopo un percorso di quasi 10.000 chilometri a piedi.
Il film si conclude con una toccante scena di Janusz oramai anziano che finalmente ritorna in Polonia dopo il crollo del Comunismo.

La Transiberiana

transiberianaLa Transiberiana è la linea ferroviaria più lunga del mondo con i suoi 9.288 chilometri, che per essere percorsa nella sua interezza necessita di una settimana con le sue 157 fermate che collegano Mosca (nella stazione di Jaroslavskij) a Vladivostok, che è la città portuale dell’estremo oriente russo che si affaccia sul Mar del Giappone.

Oltre l’80% della Transiberiana si sviluppa sul territorio siberiano e proprio dalla Siberia si dirama un secondo percorso verso Pechino che attraversando la Mongolia prende il nome di Transmongolica; mentre l’altra passa dalla Manciuria più a est ed è chiamata appunto Transmanciuriana.

Il clima estremo del lago Bajkal

Il lago Bajkal si estende per 636 chilometri da nord a sud e per 80 chilometri da ovest a est, per un totale di 2000 chilometri di costa e nacque tra i 25.000 e i 30.000 anni fa per lo spostamento di due faglie che si aprirono e in seguito si riempirono di acque. Nel suo punto più profondo arriva a toccare 1.637 metri e contiene l’80% delle acque dolci della Russia, nonché un quinto delle riserve idriche mondiali (escluse quelle delle calotte polari e dei ghiacciai perenni).

Durante la bella stagione, che ha comunque una breve durata, le temperature arrivano a toccare i 20 gradi, ma anche d’estate l’acqua rimane molto fredda, appena 4 gradi centigradi.
Allo stesso tempo Bajkal, le gelide temperature che attanagliano gli inverni siberiani, vengono mitigate proprio dalla presenza delle acque che comportano una media di “appena”  -21° centigradi.

D’inverno, le acque superficiali del lago congelano, ma per via dell’inerzia termica generata dalla grande massa d’acqua, si formano piuttosto tardi intorno a dicembre e si sciolgono completamente solo verso maggio. Il lago, poi, è frequentemente battuto da un forte vento che viene chiamato sarma dalle popolazioni locali e che arriva a toccare i 150 chilometri orari.
Nel momento in cui uno strato di ghiaccio di un metro e mezzo ricopre le acque del lago, proprio i Buriati percorrono le strade solcate nel ghiaccio con i loro camion non senza correre rischi.

Il deserto del Gobi

deserto gobi mappaNell’Asia Centrale si trova il Gobi, il deserto più grande del continente asiatico che copre quasi tutta la Mongolia settentrionale e le regioni della Cina settentrionale interna.
Il nome “gobi” nelle lingue mongola e manciù è un nome geografico comune che indica una qualsiasi depressione poco accentuata del suolo con fondo ghiaioso e sabbioso; il più comune nome cinese è “Sha-mo” che si traduce con deserto sabbioso, ma un altro nome attribuito al deserto è “Hanhai”, ossia mare disseccato.
In occidente col nome di Gobi si identifica tutto il deserto che si estende per oltre 3600 chilometri, senza interruzione, dal Pamir ai confini della Manciuria.

deserto del gobiPer essere precisi, non si dovrebbe parlare di deserto del Gobi, poiché questo termine indica delle zone di steppe saline e semidesertiche, mentre estino circa 33 zone definite in base alla composizione e al colore del suolo.

Il deserto sabbioso si alterna a vaste distese di steppa che forniscono oasi di pascolo agli animali domestici delle popolazioni nomadi mongole.
La vegetazione è composta da un tappeto erboso discontinuo con bassi arbusti xerofili che si alternano ad aree prive di ogni tipo di vegetazione. A ridosso delle montagne della Mongolia settentrionale come sulla catena dell’Altaj, ai piedi dei pendii più riparati sono presenti dei piccoli boschi di conifere e betulle, spesso coperti da un soffice manto di neve e ghiaccio nei mesi invernali.

Gobi-desertoSono caratteristiche del deserto di Gobi le plaghe sabbiose, che sorgono come isole, e sono costituite da masse rocciose erose da tempeste di sabbia, la quale si accumula in vari luoghi in lunghe dune sinuose. I venti invernali hanno tratto dal deserto il materiale che ha formato i grandi depositi di “loess” o “terra gialla” della Cina del nord. La sabbia, tuttavia, occupa soltanto il 3% della superficie.

Il Gobi centrale presenta paesaggi pianeggianti con formazioni rocciose che emergono sparse, e alcuni fossili marini che testimoniano l’esistenza di laghi oggi scomparsi.
Morfologicamente il deserto del Gobi è un vasto altopiano alto in media 800-1100 metri sul livello del mare costituito da un basamento granitico archeozoico ricoperto da rocce sedimentarie paleozoiche e mesozoiche.

dinosauri gobi

Gli studi scientifici hanno dimostrato che circa 70-80 milioni di anni fa il Gobi era un territorio in grado di ospitare la vita di numerosi sauri e mammiferi terresti. Qui sono, infatti, stati ritrovati scheletri di coccodrilli e tartarughe che fanno supporre che un tempo la regione non fosse così arida e che fossero presenti anche grandi specchi lacustri e paludi.

La considerevole e costante erosione del terreno ha consentito, poi, ai paleontologi di rinvenire ancora intatti gli scheletri fossilizzati non solo dei mammiferi che abitavano la regione in epoca preistorica, ma anche quelli dei dinosauri e dei fossili di vario genere. Questi si sono conservati quasi intatti grazie al fatto che le frequenti tempeste di sabbia seppellivano gli animali nel giro di poche ore per farli riemergere solo dopo diversi milioni di anni.

Il clima impervio del Gobi

dune gobiDal punto di vista climatico il Gobi è tagliato fuori da ogni tipo di impulso umido marittimo, inoltre, la regione mongola meridionale è soggetta alla grande “ombra pluviometriva” esercitata dalla catena dell’Himalaya a sud; questa costituisce un baluardo insormontabile che riesce a bloccare anche i grandi flussi di umidità veicolati dal Monsone di Sud-Ovest durante la stagione estiva.

Queste dinamiche spiegano perché in molte zone del deserto del Gobi la media di piogge annue sia inferiore ai 150 millimetri, anche se non mancano acquazzoni improvvisi e rovesci di pioggia localizzati e di breve durata nel corso del periodo primaverile ed estivo.

Durante l’inverno, le poche precipitazioni sono per lo più di carattere nevoso nel pieno del deserto e lasciano un sottile velo di neve ghiacciata al suolo che permane fino alla fine di marzo e spesso anche ad aprile, ciò accade perché le circolazioni cicloniche in quota vengono isolate mentre negli strati bassi domina l’anticiclone termico.

deserto gobi nevePer quanto concerne le temperature il deserto del Gobi è caratterizzato da escursioni termiche annue davvero significative, in inverno infatti si registrano -35°/-40° centigradi delle lunghe e gelide notti determinate dal freddo anticiclone termico russo-siberiano che si estende fino alla Mongolia.
Mentre in estate le temperature delle torride estati boreali arrivano fino a 35°/40° centigradi a causa delle roventi e potenti ondate di calore che si formano sopra le steppe dell’Asia Centrale e raggiungono anch’esse la Mongolia meridionale.

Proprio queste impervie condizioni climatiche e la penuria oltre all’irregolarità delle precipitazioni rendono il deserto del Gobi uno dei luoghi più inospitali della terra, che solo le tribù nomadi del luogo sono riuscite a domare, integrandosi con una natura ostile che un tempo rappresentava, proprio per le sue caratteristiche di inaccessibilità, la roccaforte dell’Impero Mongolo.