Il 21 maggio 1932 l’aviatrice Amelia Earhart compiva la trasvolata dell’Atlantico

Il 21 maggio 1932 la statunitense Amelia Earhart compiva la trasvolata dell'Oceano Atlantico in solitaria. Fu solo una delle imprese straordinarie che l'aviatrice dallo spirito impavido portò a termine nella sua breve e intensa vita

Uno spirito impavido e il sogno di ambire sempre a qualcosa di più portarono l’aviatrice Amelia Earhart ad essere la prima donna a compiere la trasvolata dell’Atlantico in solitaria il 21 maggio 1932.

Divenne un’icona del suo tempo, lottò per la parità di diritti per le donne e raggiunse una straordinaria serie di record, prima di sparire nelle acque dell’oceano tendando la più grande delle sue imprese: quella di compiere il giro del mondo a bordo del suo aereo.

Le icone di Amelia Earhart

raymonde de larocheNon era una persona comune Amelia Earhart. Già dalla giovane età le sue eroine erano diverse da quelle che suscitavano l’interesse delle altre ragazze, nel suo libro “Felice di volare” racconta di come tra queste vi fosse la baronessa Raymonde De Laroche, la prima donna ad aver ottenuto il brevetto di volo nel 1910, Harriet Quimby nel 1911 fu la prima a trasvolare il canale della Manica.

La baronessa De Laroche aveva conosciuto la fama anche come attrice e pilota di automobili da corsa, ed era riuscita a raggiungere nel 1913 un traguardo importante con la copertura in sole 4 ore di volo di una distanza pari a 160 miglia; Quimby oltre ad essere stata la prima aviatrice a prendere il brevetto negli USA era anche una giornalista e una sceneggiatrice.

Harriet QuimbyDonne eccezionali, dunque, furono quelle che suggestionarono la mente della giovane Amelia e che si ripromise di emulare e superare. Riuscì nell’intento Amelia poiché la fama che raggiunse fu di gran lunga superiore a quella delle sue icone e ancora oggi evoca nell’immaginario collettivo la figura di uno spirito indomito e di imprese straordinarie.

Amelia Earhart ritratto di un’impavida

amelia earhartAmelia Mary Earhart nacque nel 1897 ad Atchison, una cittadina del Kansas, e da subito si rivelò una ragazza fuori dal comune con un temperamento vivace e una non comune propensione al pericolo.
La fortuna di Amelia fu quella di crescere all’interno di una famiglia che non imprigionava le figlie in sterili ruoli di genere e la lasciò libera di seguire i propri interessi come la meccanica e lo sport.

Un giorno di fine dicembre del 1920, il padre di Amelia, l’avvocato Edwin Earhart, portò la figlia a visitare un raduno aeronautico che si teneva al Daugherty Airfield di Los Angeles. Fu qui che Amelia salì per la prima volta su un biplano, e fu allora che una folgorante passione la possedette senza lasciarle altra scelta se non quella di abbandonare i propri studi di infermieristica per rincorrere il sogno della conquista dei cieli.

amelia earhartIl maggiore degli ostacoli che si frapponeva tra lei e il suo ambizioso progetto era di natura economica, poiché quella del volo era una passione costosa e l’aiuto della famiglia non le poteva essere sufficiente. Amelia diede fondo a tutte le sue forze e lavorò come segretaria, fotografa e persino camionista, mettendo da parte quanto le necessitava.

Fu Anita Snook, un’altra figura importante del mondo dell’aviazione, a impartirle le lezioni di volo e il 15 maggio del 1923 Amelia divenne la sedicesima ad ottenere il brevetto di volo. Poco dopo riuscì anche a permettersi di acquistare il suo primo aereo, un velivolo dallo sgargiante color giallo limone che venne soprannominato per l’appunto “Il Canarino”.

Le prime imprese di Amelia Earhart

amelia earhartL’ostinazione della giovane aviatrice e le sue abilità di volo le procurarono un’occasione importante nel 1928.
Fu allora che avvenne uno degli incontri più significativi della vita di Amelia Earhart: quello con l’editore George P. Putnam. Personaggio stravagante e particolarmente attratto dalle grandi imprese Putnam propose ad Amelia di tentare la trasvolata atlantica.

Charles Lindbergh aveva compiuto la prima trasvolata dell’atlantico solo l’anno precedente e Amelia non voleva essere certamente da meno, quindi colse al volo l’occasione offertale da Putnam, il quale, tuttavia, decise di affiancarle il pilota Wilmer “Bill” Stultz e il meccanico Louis Gordon detto “Slim”.

amelia earhartIl 17 giugno 1928 il Fokker trimotore F7 “Friendship” decollò da Trepassey Harbour nel Newfoundland e atterò 21 ore dopo nel Galles, precisamente a Burry Port.
Amelia divenne la prima donna a sorvolare in volo l’Atlantico ma per sua stessa ammissione, gran parte di quell’impresa era stata realizzata da Wilmer, che pilotò per quasi tutto il tempo, mentre lei, per sua stessa ammissione, fu trasportata come “un sacco di patate”.

Nonostante ciò, da quel momento la sua fama esplose fermamente. Amelia era una nuova icona, un simbolo universale per tutte le donne impavide e per tutte le ragazze ribelli che vedevano divenire concreta la possibilità di essere altro da quello che la società imponeva loro.

amelia earhartPiù tardi, dopo aver reso solida la sua posizione di simbolo per le donne della sua generazione, Amelia avrebbe lanciato, insieme ad altre 98 pilote, la Ninety-Nines: International Organization of Women, la prima organizzazione di pilote donna per le quali venne studiata anche una serie di capi di abbigliamento apposita. Fu solo una delle tante iniziative che Amelia condusse sul piano della lotta per la parità dei diritti tra uomini e donne.

Amelia al suo ritorno fu ricevuta dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Calvin Coolidge; mentre Putnam, il primo a credere nell’aviatrice, intuì che il racconto dell’avventura sarebbe diventato un bestseller in tempo record. Così fu in effetti con il libro “20 ore, 40 minuti” in cui la narrazione veniva proposta proprio dalla prospettiva di Amelia.

Putnam fu anche il grande amore di Amelia. Folle di passione per l’aviatrice, le domandò di sposarlo per ben cinque volte prima che lei accettasse, ma solo a patto che potesse conservare la sua autonomia e il suo cognome anche dopo il matrimonio.

La trasvolata dell’Atlantico in solitaria

amelia earhartAmelia non si accontentò degli obiettivi raggiunti e decise che il prossimo sarebbe stato quello di sorvolare in solitaria l’oceano. Con il suo Lockheed Vega 5B rosso, decollò da Harbor Grace, isola di Terranova in direzione di Parigi.

Questa nuova impresa fu tutt’altro che priva di problemi, dovette infatti affrontare alcune avarie meccaniche (un serbatoio per il combustibile in avaria e la rottura dello scafo che provocò le fiamme dal lato del motore), la stanchezza e le rigide condizioni climatiche che la costrinsero ad un atterraggio di fortuna nei pressi di una fattoria di Londonderry in Irlanda del Nord.

Tra le difficoltà che fu costretta a fronteggiare la più complessa fu probabilmente quella che la portò a sfiorare la cresta delle onde dopo una discesa inarrestabile di 3000 metri causata da uno strato di ghiaccio che si formò sulle ali del Vega.

amelia earhart

Il volo durò appena 14 ore e 56 minuti ed Earhart descrisse così il suo atterraggio: “Dopo aver spaventato la maggior parte delle mucche del villaggio, sono atterrata nel cortile posteriore di un fattore”.

Nonostante il cambio di programma, il 21 maggio del 1932 a soli 5 anni di distanza dall’impresa di Lindbergh, Amelia Earhart portò a termine la trasvolata dell’Atlantico in solitaria, ottenendo la Distinguished Flying Cross dal Congresso degli Stati Uniti d’America, per mano del Presidente Hoover, il quale le consegnò questa onorificenza normalmente riservata ai membri delle forze armate distinti in una missione di eroismo.

I record di Amelia Earhart e la sua scomparsa

amelia earhartAmelia non si fermò mai e conquistò un impressionante serie di record: compì il volo più rapido senza pause portato a termine da una donna e trasvolò in solitaria l’Oceano Pacifico; ma la sfida più importante con la quale decise di misurarsi era quella di fare per prima il giro del mondo in aeroplano, percorrendo un totale di 29.000 miglia nautiche (53.000 chilometri).

L’appena quarantenne Amelia Earhart modificò il suo velivolo, un Lockheed Electra, e con l’aiuto di un navigatore, Fred Noonan, decollò nel 1937. Dopo un inizio incoraggiante, il viaggio ebbe numerose difficoltà e diversi problemi tecnici; Amelia riuscì a far tappa a Lae, in Nuova Guinea, per poi ripartire verso la seconda tappa, l’isola di Howlan, in pieno Pacifico.

Viste le difficoltà una nave costiera degli Stati Uniti mantenne per quanto possibile un contatto radio, ma dopo diverse comunicazioni che segnalavano la carenza di carburante, giunse l’ultimo e funesto messaggio, alle 8 e 45 del 3 luglio, si perse ogni contatto con l’aereo a metà strada tra l’Australia e le Hawaii.

Le ricerche, condotte con grande dispiego di uomini e navi e aerei da ricognizione, si protrassero per settimane, ma il velivolo era scomparso senza lasciare traccia e neppure il corpo di Amelia fu ritrovato non lasciando alternativa se non quella di dichiarare Earhart e Noonan ufficialmente “dispersi in mare”.

amelia earhartL’eco dell’accaduto si diffuse in tutto il mondo e il dubbio su ciò che accadde suscitò ipotesi poco credibili che volevano Amelia stanca del mondo ordire uno stratagemma per ritirarsi a vita privata o addirittura la immaginavano spia catturata dai Giapponesi.
Quello che la storia dell’aviatrice racconta è invece il carattere di una donna mai paga degli obiettivi raggiunti, ben lontana dall’essere stanca di mettersi alla prova e determinata a compiere il suo capolavoro con il giro del mondo in aereo.

La sua figura di donna fiera, indipendente e selvaggiamente determinata ha continuato a ispirare intere generazioni di donne che hanno persistito nel seguire la rotta tracciata dai propri sogni. Oggi più che mai il suo indomito spirito in anticipo sui tempi racconta a tutti e tutte come i limiti non siano altro se non qualcosa da superare.