A Milano zero morti e -97% di ricoveri 15 giorni dopo gli assembramenti per lo scudetto dell’Inter

Coronavirus, dati sempre più confortanti: a Milano dopo 15 giorni dalla festa dell'Inter e 22 giorni dalle riaperture non ci sono più morti e i casi sono ridotti al lumicino

Nessun morto e appena 64 nuovi casi di Coronavirus oggi a Milano, nel capoluogo meneghino che conta 1 milione e mezzo di abitanti: i numeri non erano così buoni da oltre otto mesi, e continuano a diminuire i ricoverati in tutti i reparti. Oggi è il 15° giorno dopo la festa dei tifosi dell’Inter che si erano radunati in 30 mila a piazza Duomo domenica 2 maggio per celebrare il 19° scudetto della squadra nerazzurra. Il maxi assembramento aveva scatenato tante polemiche, i soliti noti avevano lanciato clamorosi allarmi sull’andamento epidemiologico, e invece dopo 15 giorni Milano è quasi Covid-free nonostante quella festa fosse tra persone non vaccinate, perchè giovani che ancora non hanno avuto la possibilità di accedere alle vaccinazioni.

Sempre a Milano oggi è il 22° giorno di “zona gialla”, cioè dalle riaperture del 26 aprile che hanno visto il ritorno alla normalità di molte attività con l’apertura anche dei locali della ristorazione che hanno i tavolini all’aperto. Crisanti profetizzava che per colpa di quelle riaperture saremmo arrivati a “500-600 morti al giorno” e annunciava che non sarebbe andato al ristorante “per dare il buon esempio“. Per fortuna gli italiani non l’hanno ascoltato, il Paese è tornato alla vita con i locali presi d’assalto e la situazione migliora sempre più rapidamente, tanto che ieri siamo scesi per la prima volta dopo 8 mesi sotto i 100 morti giornalieri.

Cesare Cislaghi, ex docente della Statale ed ex presidente dell’Associazione italiana di epidemiologi, al Corriere della Sera ha parlato di “esperimento scientifico da cui trarre alcune considerazioni. Il legame tra l’andamento dei contagi e il raduno in Duomo non s’è visto e sicuramente non c’è un’evidenza. C’è un fatto che emerge con interesse e da tenere in considerazione — spiega il decano degli epidemiologi italiani —. È sempre più evidenziato il rischio di contagio non solo legato al droplet (micro gocce di saliva emesse durante una conversazione, ndr), ma anche del virus in sospensione in ambienti chiusi. Ora si sta cominciando a vedere questo in maniera sempre più “solida”. E ci conferma l’importanza di evitare il più possibile le riunioni in luoghi chiusi e di aumentare l’aereazione. Si tratta di un aspetto difficile da analizzare, perché a livello di laboratorio si intravede la presenza, ma non si riesce a dimostrarne la capacità di contagio e il livello di rischio, pur se dei lavori scientifici esistono, tra cui uno pubblicato di recente sulla rivista Nature. Stando a queste evidenze, come politica di cautela, si giustifica la distinzione tra ristoranti e piscine all’aperto o al chiuso“.

Insomma, all’aperto il rischio di contagio è molto più basso. Il virus nei mesi caldi non circola perchè le persone vivono all’aperto e anche al chiuso stanno con le finestre aperte, mentre nei mesi freddi e piovosi si trascorre molto più tempo al chiuso.

Abbiamo fatto la scoperta dell’acqua calda. Ci voleva davvero l’ennesimo esempio con strombazzanti polemiche al seguito? E quanto ancora urleranno al terrore i soliti noti, al prossimo innocuo assembramento?