Akihabara: il quartiere dei manga di Tokyo

Appassionati di manga, anime, videogiochi e cultura pop nipponica non possono mancare una visita ad Akihabara, il quartiere dei manga di Tokyo, paradiso di nerd e cosplayers

Tokyo è spesso ritratta come una città futuristica, colma di giganteschi schermi ed onnipresenti grattacieli con strade brulicanti di cittadini e turisti che si spostano in questo mondo di vetro e acciaio.
Una delle maggiori attrattive della capitale nipponica è rappresentata dalla zona di Akihabara, il quartiere dei manga della metropoli, un paradiso per nerd e cosplayers che qui vivono a pieno l’atmosfera di manga e anime che qui prendono letteralmente vita.

La storia del quartiere Akihabara

akihabara tokyoIn passato il quartiere di Akihabara si trovava alle porte occidentali della città e costituiva un’area di passaggio che metteva in collegamento la capitale con le aree nord-occidentali del Paese.

La zona venne distrutta quasi interamente a causa di un incendio che la devastò nel 1869, ma venne riedificata nuovamente a partire dal “santuario che spegne il fuoco”, il Chinkasha Jinja. Con il trascorrere del tempo, questo luogo di preghiera cambiò il proprio nome seguendo la devozione nei confronti della divinità che lì veniva venerata, quella appunto in grado di controllare il fuoco: Akiba.
L’intera zona iniziò così a chiamarsi Akibagahara, trasformato poi in Akihabara.

Durante l’Era Meiji (1868-1912), Akihabara era specializzata in prodotti e accessori nazionali, come le biciclette e molti altri.
La costruzione della stazione che avvenne nel 1888 determinò lo spostamento del santuario nella posizione che occupa attualmente e la zona venne vivificata dal flusso di viaggiatori e dalla sempre maggior presenza di negozi; dal 1930, poi, il commercio di Akihabara cominciò a specializzarsi in elettronica, tanto da meritarsi il soprannome di “Elettric Town”.

akihabara notteNell’immediato secondo dopoguerra, una forte domanda di radio incoraggiò la nascita di un mercato nero nel quartiere che vedeva nelle vesti di clienti per la maggioranza studenti.

Nel 1980 scoppiò un vero e proprio boom dell’area, nel momento in cui l’elettronica si intrecciò alla cultura giapponese di manga, anime e videogame; fu allora, infatti, che il quartiere divenne il simbolo di un Giappone in continuo movimento e un grande produttore di quest’arte che diffuse anche in tutto il mondo occidentale.

Oggi le strade di Akihabara sono illuminate da immense e coloratissime insegne pubblicitarie, i negozi si sono moltiplicati e tra le strade non è raro incontrare cosplayers che indossano gli abiti dei loro personaggi preferiti, e si possono inoltre trovare fotocamere a prezzi competitivi, elettrodomestici, cani-robot, videogiochi e molto altro, spesso con staff che parla inglese.

Cosa vedere oggi ad Akihabara

manga tokyoQuello per cui il quartiere di Akihabara è più famoso è certamente la presenza dei suoi numerosissimi negozi pieni di manga, anime e una quantità da capogiro di gadget; si tratta perciò di una tappa obbligata per coloro che amano o intendono approfondire la cultura che affascina gli “otaku”, termine nipponico nato negli anni ’80 che indica una subcultura di appassionati in modo quasi ossessivo di anime manga e prodotti correlati.

Gli appassionati di videogiochi possono sbizzarrirsi lungo la strada con i più famosi negozi di manga che si presentano come dei veri e propri labirinti a più piani straripanti di anime, action figure, videogiochi e gadget nuovi ed usati (per la gioia di coloro che sono in cerca di ghiotte occasioni).
akihabara tokyoTra i più celebri vi sono l’Animate, Mandarake e Super Potato; in quest’ultimo nonostante la scala d’ingresso sia un po’ difficile da individuare, i più tenaci sono premiati con un secondo piano che è un tripudio di videogiochi vecchio stile, mentre all’ultimo piano si trova una vera e propria sala giochi d’annata.

Per i più giovani e dinamici nella zona più a nord di Akihabara si trova la discoteca Mogra che fa ballare al ritmo delle sigle dei cartoni animati per ballare fino all’alba, ma solo per chi ha già compiuto 18 anni.

La spiritualità rappresenta un lato fondamentale del Giappone e il quartiere Akihabara ha un altro volto che si presenta con l’aspetto dei santuari shintoisti come il santuario Kanda Myojin.
Questo santuario ha più di milleduecento anni, sembra sia stato costruito nel 730, anche se fu ricollocato nella posizione attuale solamente nel XVII secolo, e la struttura che si ammira è il risultato di continue ristrutturazioni rese necessarie in seguito a terremoti e incendi.

ema tokyoQui la tradizione religiosa si concilia con l’anima moderna dei disegni poiché i fedeli scrivono i propri ringraziamenti e le proprie preghiere su tavolette di legno, gli ema, che vengono decorate con personaggi dei cartoni animati o con figure che traggono ispirazione dai manga.

Il mese ideale per visitare il quartiere dei manga è certamente maggio, quando il luogo ospita il Kanda Matsuri, uno dei festival shintoisti più importanti di Tokyo, dove si venerano tre delle 7 divinità della fortuna, nello specifico Daikokuten, Ebisu e Taira no Masakado.

akihabara tokyoLa cultura pop giapponese si mostra ad Akihabara con un aspetto giocoso, un universo rovesciato popolato da mostri leggendari e robot giganteschi, dove la fantasia regna sovrana, oggetti inanimati prendono vita e tutto è esageratamente colorato.
In questo quartiere si trovano anche i famosi Maid Café, dove ragazze vestite da cameriere (con i classici abiti con pizzi e merletti) servono i clienti con estrema gentilezza chiamandoli persino “padrone” o “padrona”.

tokyo mangaLa cultura pop giapponese ha influenzato tutto il mondo con prodotti e personaggi noti anche a coloro che non sono dei veri appassionati, su tutti: l’adorabile Hello Kitty, gli avventurosi idraulici Mario e Luigi dei primi giochi della Nintendo e i Pokémon, ma anche i poetici capolavori d’animazione di Miyazaki Hayao, come il premio Oscar del 2001 “La città incantata”, senza dimenticare il padrone di casa, quel Godzilla che ha più volte distrutto una Tokyo immaginaria, rendendo la città proprio il fulcro della cultura pop nipponica.