Caso Denise Pipitone, eseguito il DNA sulla giovane di Scalea. Ora si indaga su un’auto bruciata

"Ci vorrà tempo, ma alla fine i colpevoli saranno smascherati": ora più che mai chi sa qualcosa sulla vicenda di Denise Pipitone parli

Il caso di Denise Pipitone è tornato prepotentemente alla ribalta delle cronache, facendo emergere incongruenze nelle indagini effettuate 17 anni fa. Chi ha voluto proteggere coloro che hanno rapito la piccola di Mazara del Vallo? Si parla di una famiglia ‘allargata’ che riesce ad arrivare ovunque, quella di Anna Corona, ex moglie del padre naturale di Denise; si parla di mafia; si parla di odio, di invidia, di tradimenti mai perdonati e di vendette. Ed è bene che se ne parli, perché prima o poi la verità deve emergere, più dirompente che mai.

Le vere grandi novità di oggi sono due. La prima è un’ennesima speranza che svanisce: Denisa, la giovane di origine romena identificata a Scalea e che somiglia molto alla piccola Denise, non è lei. La ragazza romena che abita in Calabria ha acconsentito a svolgere tutti gli esami per capire o meno se lei è realmente Denise Pipitone. Per la seconda volta in poche settimane, tutti abbiamo sperato, ma la scienza ha fatto svanire ogni speranza: il Dna della giovane nata in Romania e trasferitasi in Italia quando aveva 7 anni, non corrisponde a quello di Denise Pipitone, la bambina scomparsa da Mazara del Vallo, provincia di Trapani, l’1 settembre del 2004.

Le indagini della Procura di Marsala, che ha riaperto il caso, intanto proseguono. Sono infatti in corso verifiche su un’auto bruciata e abbandonata da tanti anni a pochi metri da uno dei luoghi di cui si è parlato spesso dopo la scomparsa di Denise. Inoltre, si indaga su un’altra vettura da poco “attenzionata”.

“Non facciamoci illusioni, nessuno dice che siano effettivamente quelle usate per rapire Denise – scrive il giornalista Rai Milo Infante su Facebook -. Ma sono compatibili con quelle indicate dal testimone della lettera anonima, e la segnalazione ci arriva da Mazara dove in tantissimi hanno raccolto l’invito di Piera Maggio e Pietro Pulizzi a raccontare una verità per troppo tempo negata.
In queste ore stanno ultimando i riscontri, che verranno incrociati con quanto raccontato dai testimoni.
Ci vorrà tempo, ma alla fine i colpevoli saranno smascherati.
Chi ha visto o sentito non abbia paura.
Chi ha elementi utili alle indagini non esiti a fornirli, chi ha tracciato una strada continui a fornire elementi preziosi che consentano a Piera di riabbracciare Denise”.

Trovare Denise è diventata una priorità. E non è troppo tardi, anzi. Ora più che mai la piccola va cercata. All’appello si unisce dunque anche la redazione di MeteoWeb, chi sa parli: per amore di giustizia e per restituire una figlia a una madre e una madre a una figlia, è necessario mettere in discussione tutte le indagini fatte 17 anni fa.

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