2 giugno 1946: il primo voto delle donne italiane

Sebbene le donne fossero già state chiamate alle urne nelle amministrative del marzo del '46, fu solo il 2 giugno che il primo voto delle donne italiane assunse un significato reale oltre che simbolico
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Dalle macerie del nazifascismo della Seconda Guerra Mondiale il 2 giugno 1946 non nasceva solamente la Repubblica Italiana ma anche il suffragio femminile. In quella data milioni di italiane furono chiamate alle urne per scegliere, al pari dei cittadini di sesso maschile, se la forma di governo del paese dovesse essere la monarchia o la repubblica.

Sebbene le amministrative del marzo dello stesso anno avessero costituito una prima prova del voto delle donne e verso le donne, fu solo il 2 giugno che la partecipazione venne vissuta, a livello non solo reale ma anche simbolico, come una cesura rispetto al passato e forte di un sentimento di un’autonomia individuale fino ad allora ignoto.

La genesi del suffragio femminile in Italia

anna-maria-mozzoniLa genesi del suffragio femminile in Italia ha radici profonde, ripercorrendone le tappe si deve certamente citare Anna Maria Mozzoni, fondatrice della “Lega promotrice degli interessi femminili”, che nel 1877 presentò la prima petizione politica a favore del voto alle donne (in quel caso solamente di ceto superiore).

Nel 1903 diverse associazioni femminili si unirono nel “Consiglio Nazionale delle Donne Italiane”, affiliato all’International Council of Women, e nel 1905 si formarono dei comitati a favore del suffragio femminile che si fecero carico di promuovere l’iscrizione nelle liste elettorali di donne che avessero i requisiti prescritti dalla legge.

Il 23 aprile del 1908, a Roma si svolse il primo Congresso Nazionale delle Donne Italiane, che si rivelò un imponente tentativo di tradurre le richieste avanzate dal femminismo in precise proposte di riforma da sottoporre al governo in termini progettuali.
La presidentessa Gabriella Rasponi Spalletti esordì con le seguenti parole: “L’avvenire è per il trionfo delle idee non dei partiti. Tutti i pregiudizi a riguardo delle donne cadranno se il Congresso saprà provare che è possibile un lavoro comune anche militando in campi diversi”.

Nel tempo, tuttavia, a seguito di accesi dibattiti, si ritenne che a causa dell’elevato tasso di analfabetismo, decisamente più elevato nel mondo femminile che in quello maschile, si ritenne che potesse essere approvato solo il suffragio maschile (1912).

partigiane

Un altro momento fondamentale fu il riconoscimento della capacità giuridica delle donne, che avvenne con l’approvazione di una proposta di legge approvata dal Parlamento nel 1919; sebbene la legge fosse stata approvata, però, non venne attuata che nella legislatura successiva, quando oramai il potere era nelle mani del fascismo che accantonò prontamente la questione, riconfermato la minorità femminile.

Le prolifiche madri dello stato fascista furono escluse dalla pubblica amministrazione e scoraggiate dal perseguire un’istruzione superiore, venne proibita la vendita di contraccettivi e furono stabiliti premi per le famiglie numerose. Molte femministe e numerose delle militanti del Congresso del 1923 fuggirono all’estero.

unione donne italiane

Il mondo, nonostante la guerra, stava però cambiando e il contatto con le democrazie occidentali, che avevano riconosciuto da tempo il voto alle donne e la loro essenzialità all’interno della politica, aveva infervorato gli animi di molte donne che divennero protagoniste degli scioperi della primavera del ’43 e del ’44 e parteciparono al movimento di Liberazione: sono 35.000 le partigiane riconosciute. Molte di esse furono arrestate, torturate, condannate, deportate, fucilate e cadute in combattimento.
Nel ’44 inoltre, sorsero due organizzazioni di massa: l’Unione Donne Italiane e il Centro Italiano Femminile.

voto 2 giugno 46

La svolta decisiva avvenne alla fine del secondo conflitto mondiale, quando il 1° febbraio del 1945, durante il governo Bonomi e su proposta di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, fu finalmente concesso diritto di voto alle donne italiane. Tuttavia, esso era segnato da una grave dimenticanza, poiché non riconosceva alle donne il diritto di voto passivo, non prevedeva cioè l’eleggibilità femminile.

La prima occasione di voto ed eleggibilità per le donne in Italia avvenne il 10 marzo del 1946 in occasione delle elezioni amministrative. In questa occasione le donne erano pronte a entrare nelle fila della politica non solo da elettrici ma anche da candidate, circa 2000 furono le donne elette nei consigli comunali, la maggior parte nelle liste di sinistra, e dell’89% l’affluenza alle urne.

Il primo voto delle donne italiane

madri costituentiIl 2 giugno è la Festa della Repubblica nel nostro Paese, ma è una pietra miliare della storia italiana anche perché le donne accedevano per la prima volta alle urne per il voto del 1946 in cui i cittadini e le cittadine furono chiamati a scegliere tra la monarchia e la repubblica.

Al pari dei cittadini di sesso maschile le donne scelsero l’esilio dei membri del casato dei Savoia e la forma repubblicana per le elezioni che si sarebbero tenute nel 1948 e che avrebbero eletto il primo governo di maggioranza della neonata Repubblica Italiana.

Le donne elette alla Costituente furono 21 su 226 candidate, pari al 3,7 per cento: 9 appartenevano alla Democrazia cristiana, 9 al Partito Comunista, 2 al Partito Socialista e una dell’Uomo Qualunque. Cinque deputate entrarono poi a far parte della “Commissione dei 75”, incaricata dall’Assemblea di scrivere la nuova proposta di Costituzione. Tra di esse, alla socialista Merlin si deve la specifica della parità di genere inserita all’articolo 3.

Il ricordo del voto del 2 giugno 1946

tina anselmiTina Anselmi, protagonista della Resistenza prima e della Prima Repubblica poi, di quei giorni scrisse: “E le italiane, fin dalle prime elezioni, parteciparono in numero maggiore degli uomini, spazzando vi a le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perché non eravamo sufficientemente emancipate. Non eravamo pronte. Il tempo delle donne è stato sempre un enigma per gli uomini. E tuttora vedo con dispiacere che per noi gli esami non sono ancora finiti. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica!”

Mentre Maria Bellonci, scrittrice e ideatrice del premio Strega, ricordava il 2 giugno del ’46 con queste parole: “Anche per me, come per tutti gli scrittori, e come per tutti quelli che sono avvezzi a mettere continuamente se stessi al paragone delle cose, gli avvenimenti più importanti di quest’anno 1946 sono fatti interiori; ma è un fatto interiore – e come – quello del 2 giugno quando di sera, in una cabina di legno povero e con in mano un lapis e due schede, mi trovai all’improvviso di fronte a me, cittadino. Confesso che mi mancò il cuore e mi venne l’impulso di fuggire. Non che non avessi un’idea sicura, anzi; ma mi parvero da rivedere tutte le ragioni che mi avevano portato a quest’idea, alla quale mi pareva quasi di non aver diritto perché non abbastanza ragionata, coscienziosa, pura. Mi parve di essere solo in quel momento immessa in una corrente limpida di verità; e il gesto che stavo per fare, e che avrebbe avuto una conseguenza diretta mi sgomentava. Fu un momento di smarrimento: lo risolsi accettandolo, riconoscendolo; e la mia idea ritornò mia, come rassicurandomi.”

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