“Se proteggiamo chi ha più di 50 anni il problema è risolto, basta con i vaccini ai giovani sani”: l’appello dei ricercatori

La vaccinazione degli adulti aiuta anche ad abbassare il rischio di contagio in bambini e giovanissimi, ma vaccinare questi ultimi si sta rivelando più pericoloso che utile

Che la campagna vaccinale sia necessaria per poter tornare alla normalità e uscire dalla fase critica della pandemia, è fuori da ogni dubbio, ma è altresì vero che la vaccinazione massiccia di giovani e giovanissimi si sta rivelando alquanto ambigua e, a giudicare dai dati, più pericolosa che utile.

Con la corsa ai vaccini dovuta agli openday dedicati a giovani e giovanissimi, le notizie di ragazzi ricoverati o addirittura deceduti per trombosi sono aumentate. Che un giovane muoia per gli effetti collaterali dovuti al vaccino è un paradosso del quale faremmo volentieri a meno. Si tratta di persone le quali, data l’età, è probabile che se contagiati dal virus avrebbero manifestato al massimo qualche starnuto. Le evidenze scientifiche che dimostrano come i vaccini siano necessari in questi casi, per ora, sono scarse se non addirittura insistenti. Esistono invece numerosi studi che dicono il contrario.

Come si legge in un post pubblicato su Facebook dalla dottoressa Sara Gandini, ricercatrice, attraverso la sua pagina Goccia a goccia. A scavar pietre e nutrire arcobaleni, “Su Nature la discussione sulla effettiva necessità di vaccinare i giovani comincia a diventare seria.
I bambini non vaccinati sembrano raccogliere i benefici dei programmi di vaccinazione di massa COVID-19 in molte parti del mondo. Le infezioni nei bambini sono diminuite man mano che gli adulti si vaccinano. Ma gli esperti non sono d’accordo se questo significa che è improbabile che i bambini non vaccinati diventino un “serbatoio” per l’infezione – e un potenziale focolaio per l’emergere di nuove varianti.
La risposta influisce sulla decisione se i bambini nei paesi ricchi debbano essere prioritari nella vaccinazione – o se invece le loro dosi dovrebbero andare alle nazioni più povere”.

“Dati convincenti sull’impatto della vaccinazione degli adulti sui bambini vengono dalla piccola città di Serrana nello stato brasiliano di San Paolo – prosegue Gandini -, dove il 98% degli adulti è stato vaccinato. La città è stata il sito di un esperimento unico – soprannominato Progetto S – per misurare l’efficacia nel mondo reale di CoronaVac, sviluppato dalla società farmaceutica Sinovac, con sede a Pechino. Rispetto ad altri vaccini, il Sinovac ha avuto meno successo nel prevenire le infezioni sintomatiche in alcuni studi clinici precedenti, con tassi di efficacia fino al 50%.
L’approvazione dell’OMS del vaccino cinese CoronaVac COVID non c’è ancora stata”.

vaccino anti covid sinovac
Foto EPA / Rungroj Yongrit / Ansa

Ma la scorsa settimana, i ricercatori dell’Istituto Butantan nella città di San Paolo hanno spiegato in una conferenza stampa una sorprendente riduzione dei casi e dei decessi di COVID-19: i casi sintomatici sono scesi dell’80% e i decessi del 95%. Solo il 62% dei 45.000 residenti di Serrana sono adulti, eppure un simile calo di infezioni sintomatiche si è verificato nei bambini non vaccinati, secondo Ricardo Palacios, l’epidemiologo che ha condotto lo studio”, precisa la ricercatrice.

Questa era una delle nostre preoccupazioni – che se si vaccinano tutti gli altri, probabilmente la malattia si concentrerà nei bambini e negli adolescenti“, dice Palacios. “Ma non abbiamo visto questo”.

Immunità di gregge?

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Foto Massimo Percossi / Ansa

Scenari simili si sono verificati in paesi con alti tassi di vaccinazione, come Israele e gli Stati Uniti, si legge ancora nel post. In questi ultimi, i casi nei bambini (generalmente quelli sotto i 18 anni) sono diminuiti dell’84% tra gennaio e maggio. Poco più della metà della popolazione statunitense – prevalentemente adulti – ha ricevuto almeno una dose di vaccino.

“Ha semplicemente senso”, dice Monica Gandhi, un medico di malattie infettive all’Università della California, San Francisco. Vaccinare gli adulti protegge gli altri che non sono vaccinati. “Questo è davvero ciò che significa immunità di gregge”, dice.

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Foto di Etienne Laurent / Ansa

Come il sistema immunitario dei bambini può eludere il COVID
Gandhi sottolinea che questa è anche la prova che i bambini hanno meno probabilità degli adulti di trasmettere il virus – un altro motivo per cui potrebbero non agire come serbatoi efficaci per l’infezione. Il modo in cui il virus colpisce i bambini è “semplicemente diverso”, dice, probabilmente perché le vie respiratorie dei bambini hanno meno recettori che il SARS-CoV-2 usa per entrare nelle cellule.
In Israele, i tassi di infezione sono crollati in quelli idonei alla vaccinazione, da 559 casi su 100.000 persone di 16 anni e più a metà gennaio a solo 1,5 su 100.000 oggi. La maggior parte delle scuole ha riaperto a marzo, ma anche i tassi nei bambini non vaccinati sono crollati, da 546 su 100.000 a 1,5 su 100.000 in quelli di 11 anni o meno, per esempio.

Questo suggerisce che i bambini sono più spesso infettati dagli adulti, dice Eric Haas, un medico di malattie infettive pediatriche ed epidemiologo presso il Ministero della Salute di Israele a Gerusalemme. “Altrimenti, ci si aspetterebbe che se i bambini tornassero a scuola, si infetterebbero in massa”. Altri ritengono che comunque sia importante vaccinare i giovani anche per via dell’arrivo delle nuove varianti.

“Il grande problema della pandemia è stato il sovraccarico delle terapie intensive che ha riguardato in stragrande maggioranza le persone dai 50 anni in su. Quindi se proteggiamo questa fascia (e i sanitari) il problema è risolto al 95%. Da noi invece organizzano gli astraparty, nonostante le indicazioni AIFA. Nel nostro piccolo da tempo mandiamo l’allarme rispetto alla necessità di vaccinare le persone davvero a rischio e di avere più cautela rispetto ai giovani. E continueremo ad insistere”, conclude il lucidissimo quanto allarmante post. Dobbiamo cambiare direzione, e le morti degli ultimi giorni lo dimostrano.