31 luglio 1954: gli italiani Compagnoni e Lacedelli conquistano per primi il K2

Dal momento in cui il K2 venne conquistato dagli italiani, guidati da Ardito Desio, che per primi vi arrivarono il 31 luglio 1954, questa cima è chiamata la "montagna degli italiani"

MeteoWeb

Fu il 31 luglio 1954 che Achille Compagnoni e Lino Lacedelli compirono un’impresa straordinaria la conquista degli 8.611 metri del K2 la seconda vetta più alta del mondo, seconda solo all’Everest ma prima per difficoltà e pericolosità.
La spedizione coordinata da Ardito Desio, uno dei maggiori esploratori e geologi italiani, giunse sulla cima con il sacrificio di molti e grazie alla collaborazione di un gruppo determinato a riportare in patria un sogno e ribattezzare il K2 come la “montagna degli italiani”.

Terrore K2

k2Il nome K2 è un’abbreviazione di Karakorum 2, in quanto un errore di misurazione lo fece considerare la seconda cima del Karakorum, attribuendo il primato al Masherbrum che invece misura solamente 7.821 metri.

Il K2 è da sempre considerata la montagna più difficile da scalare nel mondo, persino più temibile dell’Everest a causa delle sue caratteristiche a cui si somma l’eccezionale violenza e variabilità del clima che la circonda, con tempeste imprevedibili che durano anche per giorni.
Sino al 2008 furono solo meno di 300 persone ad avere successo nella scalata, ma il dato che spaventa di più è che ancora oggi, nonostante le moderne tecnologie, chi tenta la conquista di questa montagna del terrore ha il 20% di possibilità di non fare più ritorno e perdere la vita nel tentativo.

Questa cima si caratterizza per le pareti ripide rispetto a quelle dell’Everest e che determinano passaggi alpinistici particolarmente complessi e due ostacoli eccezionali da fronteggiare: l’altitudine, con la conseguente carenza di ossigeno, e il ghiaccio impareggiabile.

karakorum 2

Gli effetti dell’altitudine possono rivelarsi devastanti non solo per il corpo ma anche per la mente degli esseri umani, tanto che alcune testimonianze di chi ha scalato le vette più alte del mondo parlano di uno stato di apatia anche durante l’adrenalinico momento del trionfo.

I resoconti degli incidenti a così notevoli altitudini poi, parlano di allucinazioni, ricordi falsati e stati di annebbiamento della coscienza prolungati nel tempo. Non è ancora chiaro come accada, ma nei casi più gravi l’altitudine può persino portare alla morte.
Quello che è certo è che il mal di montagna è causato dalla mancanza di adattamento dell’organismo umano al ridotto quantitativo di ossigeno (determinato dalla minore pressione atmosferica) che determina un generale stato di ipossia, anche a partire dai 2.500 metri di altitudine in alcuni soggetti più sensibili.

La spedizione italiana del 1954

membri k2 1954Tra il 1902 e il 1954 vennero fatti 5 tentativi di scalare la vetta del K2, i più clamorosi di questi furono quello dell’esoterista Aleister Crowley che si fermò a circa 6.600 metri a causa delle avverse condizioni atmosferiche e quello statunitense degli anni ’30, che dovette recedere dalla missione per mancanza di fiammiferi per accendere il fuoco.
Fino a quel momento, inoltre, ad aver raggiunto il punto culminante di un ottomila metri erano stati solo cinque alpinisti: i francesi Herzog e Lachenal nel 1950 sull’Annapurna, il neozelandese Edmund Hillary e l’indiano-nepalese Tenzing Norgay nel 1953 sull’Everest, la cima più alta della Terra, Hermann Buhl nel maggio 1954 sul Nanga Parba.

Il gruppo scelto da Ardito Desio è fortissimo e determinato, e anche se è vero che l’epopea della scalata delle grandi montagne fuori dall’Europa è cominciata già alla fine del secolo precedente e che le attrezzature utilizzate dagli italiani sono debitrici delle esperienze degli inglesi che l’anno precedente avevano raggiunto la vetta dell’Everest, il K2 rimane probabilmente la vetta più complessa dei 14 giganti.

La spedizione italiana fu particolarmente lunga, impiegarono circa due mesi a portare a termine l’impresa posizionando campi distanziati di circa 300 metri di altezza gli uni dagli altri e quindi abituando gradualmente il corpo all’altitudine e alle difficoltà che essa sempre di più comportava.
Nonostante tutti gli accorgimenti presi dal gruppo, vi furono anche vittime come Mario Puchoz, una guida alpina di 36 anni proveniente da Courmayeur che morì sul campo posizionato poco oltre i 6.000 metri di quota, probabilmente a causa di un edema polmonare.

k2-1954_campi-della-spedizioneLa spedizione di Ardito Desio, tuttavia, andò incontro alle maggiori difficoltà in quella che viene definita la zona della morte.
Si tratta della zona superiore ai 7.800/8.000 metri di quota, oltre la quale gli esseri umani, per quanto ben equipaggiati e allenati non possono sostare oltre qualche giorno senza andare incontro a morte certa.

Il corpo umano non è in grado di adattarsi alla carenza di ossigeno e la risposta cellulare inizia a essere compromessa portando alla riduzione delle funzioni vitali e infine alla morte.
La cronaca relativa agli eventi a quel punto narra di come pur tentando i membri della spedizione non riuscirono a montare l’ultimo campo a 8.100 metri come previsto e il 29 luglio Compagnoni e Lacedelli avessero fallito nel vano tentativo di scalare un muro verticale di ghiaccio che si frappose tra loro e la vetta, costringendoli a rientrare distrutti dalla fatica.

Quattro membri del gruppo vennero mondati a portare le bombole di ossigeno ai due compagni, ma uno rimane preda del mal di montagna e un altro è troppo affaticato per riuscire a proseguire, le bombole rimangono al 7 campo mentre Compagnoni, Lacedelli, Gallotti e Bonatti dormono all’ottavo e ultimo campo.

Proprio Bonatti in risalita dal settimo campo con le bombole insieme all’hunza Amir Mahdi non riesce a raggiunger in tempo Compagnoni e Lacedelli che hanno montato il campo più in alto del previsto, e si ritrova a passare la notte tra il 30 e il 31 luglio all’aperto, su un terrazzino scavato nella neve a suon di piccozza. La notte si scatena una bufera e Mahdi presto cade in stato confusionale, mezzo assiderato, si salva solo perché Bonatti lo trattiene più volte per evitare che cada nel canalone.
Nonostante ciò, nessuno dei due usa l’ossigeno destinato ai compagni.

spedizione desio k2Mahdi riscende prima dell’alba in un grave stato di congelamento che lo porterà a subire diverse amputazioni e Bonatti lo segue poco dopo. Compagnoni e Lacedelli, recuperano però le bombole presso il bivacco improvvisato e procedono con l’ultimo assalto alla vetta.
Sono le ore 18 del 31 luglio 1954 e i due italiani hanno finalmente raggiunto il punto più estremo della Terra dove nessun umano era giunto prima.
Qui piantarono una piccozza con la bandiera dell’Italia e quella del Pakistan e il loro primato non verrà raggiunto se non 23 anni più tardi.

Il professor Desio, quando perorò la causa del finanziamento della spedizione davanti all’allora presidente del consiglio Alcide De Gasperi disse: “Questa non è solo un’impresa alpinistica. Quello che ci serve è un sogno, dobbiamo ridare alla nostra gente l’orgoglio di essere italiani. Aiutare l’Italia a fare un passo verso il cielo”.
Al netto delle polemiche posteriori agli eventi, quel passo verso il cielo, “la montagna degli italiani”, è ancora e sarà per sempre una conquista dell’indomito spirito degli italiani.