Alluvione in Germania, l’uomo oppure il sole?

L’evidente correlazione tra alluvioni e fenomeni meteo estremi con l’attività solare

MeteoWeb

di Nicola Scafetta * – Il 14 luglio un’area compresa fra Germania, Belgio e Olanda ed attraversata dal fiume Reno e dai suoi affluenti (negli stati occidentali del Nord Reno-Westfalia e della Renania-Palatinato) è stata devastata da una tragica alluvione che ha provocato danni miliardari e oltre 150 morti. Un primo pensiero va proprio a quest’ultimi. Infatti, la scorsa settimana diversi quotidiani tedeschi hanno accusato vari politici, autorità locali ed emittenti pubbliche di non avere allertato in tempo la popolazione locale sebbene il Sistema Europeo di Sensibilizzazione alle Inondazioni (European Flood Awareness System, EFAS) avesse da diversi giorni avvisato le autorità di possibili inondazioni estreme proprio in quelle regioni. Quindi, molte vite umane avrebbero potuto essere salvate se gli allarmi fossero stati gestiti meglio.

Una seconda riflessione deriva dall’interpretazione che del fenomeno è stata data in molti media anche Italiani. In breve, la narrazione dominante è stata che l’alluvione sarebbe stata favorita da quella che sempre più spesso viene definita come l’ “emergenza climatica” in cui staremo vivendo. Essenzialmente, si ritiene che l’uomo stia inducendo un “cambiamento climatico”, o meglio, starebbe facendo letteralmente “impazzire il clima” attraverso le emissioni di anidride carbonica (che, ricordo, è il “secondo” più importante gas serra dell’atmosfera dopo il vapore acqueo). Questo cambiamento climatico “antropico” sarebbe poi responsabile di un continuo aumento della frequenza dei fenomeni meteorologici “estremi”, che almeno in alcune regioni del globo, indurrebbero alluvioni sempre più devastanti.

Molti scienziati intervistati in questi ultimi giorni hanno correttamente puntualizzato che disastri ambientali sono sempre avvenuti nella storia dell’umanità e che non sono solo causati da eventi meteorologici particolarmente intensi, ma anche da gravi errori di sviluppo ed organizzazione del territorio. Tuttavia, rimane dominante ed incontrastata la tesi che la causa meteorologica di un così tragico disastro sarebbe da imputare al riscaldamento globale del pianeta, che per giunta avrebbe l’uomo come la causa principale.

Tuttavia, questa chiave di lettura è molto parziale e riduzionistica, e probabilmente anche molto discutibile. Vorrei infatti puntualizzare che per determinare una connessione tra eventi meteorologici e il cambiamento climatico occorre studiare come essi si sono evoluti su scale temporali che vanno da diversi decenni ai millenni. Senza un confronto statistico e quantitativo delle dinamiche su lunghe scale temporali non è possibile interpretare correttamente questi fenomeni. Fortunatamente esistono molti studi che hanno analizzato la frequenza e l’intensità delle alluvioni avvenuti in Europa Centrale negli ultimi secoli e millenni e le conclusioni dovrebbero far riflettere tutti perché non sembrano affatto in accordo con la narrazione dominante.

Ad esempio, uno studio piuttosto importante per meglio valutare il presente caso è quello di Czymzik et al. (2016) (CP – Solar modulation of flood frequency in central Europe during spring and summer on interannual to multi-centennial timescales (copernicus.org)) dove viene studiata la frequenza delle inondazioni in Europa centrale durante la primavera e l’estate su scale temporali da interannuali a pluricentenarie. Il risultato è mostrato nella figura 1:

Figura 1

dove si mettono a confronto (per 5500 anni) la frequenza delle alluvioni (curva nera) con una ricostruzione dell’irraggiamento solare (TSI) e la produzione di carbonio 14 nell’atmosfera, la cui variazione è dovuta alla variazione del flusso dei raggi cosmici che cresce quando l’attività magnetica del sole diminuisce. (“Years BP” significa “anni prima del presente”).

La figura mostra una correlazione “negativa” tra i due fenomeni e che la frequenza delle alluvioni avvenute in Europa Centrale durante la primavera e l’estate era nettamente maggiore quando l’attività solare era bassa (con un ritardo di 2-3 anni, ci assicurano gli autori), come durante il periodo compreso tra due e sette secoli fa quando l’attività solare era un po’ più debole del presente, cosa che sulla Terra, e soprattutto in Europa, ha indotto una “Piccola Era Glaciale”.   Quindi, non solo si dimostra un link tra queste alluvioni e la riduzione dell’attività solare, ma si osserva pure che questi eventi sono stati statisticamente più frequenti nei periodi climatici “freddi”.

Ad esempio, dal 1900 e correlate con valori bassi dell’attività solare si possono ricordare la grande alluvione di Parigi del 1910 e quella del 1913 in Ohio, negli Stati Uniti, che ha ucciso 650 persone. Ricordiamo pure l’alluvione di Firenze del 1966 che ha ucciso un centinaio di persone. Osserviamo che il minimo solare ci fu tra il 1964 e 1966. L’attività solare dell’ultimo decennio è stata relativamente bassa e come nel caso di Firenze del 1966, siamo appena usciti dal minimo solare, cioè all’inizio del ciclo solar n. 25.

Data l’evidente correlazione tra questo genere di alluvioni e l’attività solare, sarebbe importante analizzare quello che il sole ha fatto nei primi di luglio visto che i giorni successivi sono stati caratterizzati da altri eventi meteorologici “estremi” inclusi i forti nubifragi in Nord Italia tra il 7-8, 11, 13-14 luglio, caratterizzati anche da massicce grandinate e una riduzione delle temperature. Vediamolo insieme.

La NASA, infatti, ci informa che sabato 3 Luglio c’è stato il più forte brillamento solare degli ultimi quattro anni (Classe X, la più intensa). (Significant Solar Flare Erupts from Sun – Solar Cycle 25 (nasa.gov)).  L’esplosione avvenuta sulla superfice solare ha causato un picco di raggi X verso la Terra viaggiando alla velocità della luce, che ha investito la parte superiore della nostra atmosfera e causando un blackout radio a onde corte guarda caso proprio sull’Oceano Atlantico Settentrionale. La mappa di blackout (Figura 2) mostra dove gli operatori radio potrebbero aver notato delle stranezze (A Major X Class Solar Flare Just Slammed Into Earth (forbes.com)).

Esistono alcuni studi che hanno stabilito delle correlazioni tra queste esplosioni solari e una variazione della copertura nuvolosa sulla Terra. Ad esempio, Svensmark et al. (2016, The response of clouds and aerosols to cosmic ray decreases – Svensmark – 2016 – Journal of Geophysical Research: Space Physics – Wiley Online Library) ha pubblicato I dati mostrati in Figura 3.

La curva rossa mostra un’improvvisa riduzione di raggi cosmici indotti da un’esplosione solare (nota come evento di Forbush) (nel giorno “zero”). Dopo qualche giorno, questo porta ad una riduzione della copertura nuvolosa (curva blu) seguita però da un forte recupero: da notare che la copertura nuvolosa alla fine appare superiore al livello precedente l’evento disturbatore. Appare quindi che un’esplosione solare possa ridurre momentaneamente la condensazione del vapore acqueo che forma le nuvole, nel frattempo la densità del vapore acqueo aumenta nell’atmosfera, cosa che poi porta alla formazione di nubi più grosse delle precedenti una volta che la situazione si ripristina.

In genere, i raggi X (emessi dai brillamenti solari) come i raggi cosmici hanno l’effetto di aumentare la ionizzazione dell’atmosfera che facilita la condensazione del vapore acqueo e quindi la formazione delle nubi.

Siamo quindi proprio sicuri che la tragica alluvione che ha colpito la Germania il 15 luglio (e, stando alla narrazione dominante nei media, praticamente ogni evento meteorologico un po’ anomalo che avvenga) sia dovuta alle emissioni umane di anidride carbonica degli ultimi decenni? Questa alluvione, che ha devastato la Germania, non potrebbe invece essere stata causata da una perturbazione meteorologica che è stata favorita ed aggravata dai primi forti brillamenti solari dopo anni avvenuti nei primi giorni di luglio le cui forti radiazioni X hanno investito proprio il nord Atlantico ionizzandolo da dove sono poi venute le forti perturbazioni cicloniche che hanno investito l’Europa nelle ultime settimane?

È chiaro che questi fenomeni vanno studiati bene. È altrettanto chiaro che i cambiamenti climatici si studiano analizzando dati (e non semplici modelli climatici) su scale temporali variabili da diversi decenni a millenni. Infine, ignorare il sole, come molti fanno, potrebbe indurre a gravi errori di interpretazione con tutte le conseguenze, anche economiche, che questi errori portano.

* Nicola Scafetta, scienziato, professore di climatologia all’università di Napoli

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