L’Italia si divide in questi giorni, nelle piazze e nel dibattito politico, sul Green Pass e sulle vaccinazioni: per quali categorie devono essere obbligatorie e se è opportuno costringere la popolazione a vaccinarsi, o invece è preferibile tutelare la libertà di scelta. In realtà nella popolazione italiana c’è molta meno partigianeria rispetto al dibattito tra fondamentalisti e scettici del vaccino: ci sono molti vaccinati, ad esempio, che non condividono l’introduzione del Green Pass per determinate attività e non vogliono che i non vaccinati siano esclusi o penalizzati dalla vita sociale, così come ci sono molti non vaccinati che non hanno nulla contro il Green Pass e sono pronti ad adeguarsi ottenendolo tramite tampone rivendicando quindi la loro scelta, ma anche rispettando quella degli altri.
In un dibattito che è sfociato (purtroppo non solo nei cittadini e nei politici, ma anche in alcuni esperti e scienziati) in toni surreali che non hanno nulla di scientifico e invece rappresentano uno spaccato di isteria, schizofrenia, esaltazione e integralismo, un po’ tutti hanno perso la bussola sulla questione fondamentale e cioè: i vaccini funzionano? Ci consentono di debellare il virus? Se ci vacciniamo tutti saremo davvero liberi dal SARS-CoV-2? E se invece non ci vacciniamo, rimarremo all’infinito in quest’incubo?

Il premier Mario Draghi ha detto che “l’appello a non vaccinarsi è un appello a morire“, come a voler profetizzare che tutti i non vaccinati moriranno e che, invece, il vaccino è garanzia di salvezza.
Il commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo ieri ha aggiunto: “E’ importante che i giovani si vaccinino per due ragioni: sottraiamo persone che potrebbero comunque ammalarsi e soprattutto blocchiamo la circolazione del virus. I giovani, che sono quelli che più socializzano e meno male che è così, sono quelli che possono portare in giro il virus e magari attaccarlo a frange di popolazione fragile che per motivi sanitari non possono fare il vaccino“.
In base alle dichiarazioni dei massimi esponenti istituzionali del Paese, quindi, il vaccino ci consente di debellare il virus, bloccandone la circolazione ed evitando la morte.
Da un punto di vista prettamente scientifico, è doveroso chiederci se sia davvero così. Per capirlo abbiamo studiato il documento esteso del monitoraggio settimanale pubblicato nelle scorse ore dall’Istituto superiore di sanità sul sito ufficiale. Analizzando i dati, emergono molti dubbi rispetto alle convinzioni di Draghi e Figliuolo. Pur essendo infatti confermata l’utilità del vaccino nell’arginare parzialmente le forme gravi della malattia (i vaccinati muoiono e finiscono in terapia intensiva meno di prima, anche se possono comunque morire e finire in terapia intensiva anche quando hanno già ricevuto entrambe le dosi), non c’è alcuna evidenza che i vaccinati blocchino la circolazione del virus, che invece continua a circolare anche nella popolazione che ha completato entrambe le dosi del vaccino.
Ma andiamo con ordine.
I primi dubbi erano già sorti consultando la sintesi del monitoraggio, già pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità nei giorni scorsi. Tra i “punti chiave” illustrati a pagina 3, leggiamo che:
“La circolazione della variante delta è in aumento in Italia ed è ormai prevalente. Questa variante sta portando ad un aumento dei casi in altri Paesi con alta copertura vaccinale, pertanto è opportuno realizzare un capillare tracciamento e sequenziamento dei casi“.
E subito dopo leggiamo ancora:
“È necessario accelerare i tempi per raggiungere una elevata copertura vaccinale ed il completamento dei cicli di vaccinazione per prevenire ulteriori recrudescenze di episodi di aumentata circolazione del virus sostenute da varianti emergenti con maggiore trasmissibilità“.
Appare evidente la palese contraddizione tra i due punti, che tra l’altro sono pubblicati uno di seguito all’altro:
Se “in altri Paesi con alta copertura vaccinale” questa variante “sta portando un aumento dei casi“, non si capisce per quale motivo sarebbe necessario “accelerare i tempi per raggiungere un’elevata copertura vaccinale per prevenire ulteriori recrudescenze di episodi di aumentata circolazione del virus“. In realtà il primo punto dimostra l’esatto contrario del secondo, e cioè che pur vaccinando un’altissima percentuale della popolazione, non riusciremo ad evitare la nuova ondata che ha già colpito, con numeri di contagi enormi, proprio i Paesi che hanno vaccinato di più (Malta, dove è vaccinato l’88% dell’intera popolazione, Danimarca dov’è vaccinato il 69%, Regno Unito e Paesi Bassi 68%, Belgio 67%, Israele e Portogallo 66%, Spagna 65%). In tutti questi Paesi, che sono quelli che hanno vaccinato di più nel mondo, la variante Delta ha determinato una nuova grande ondata di contagi che in quasi tutti questi Paesi ha superato i record giornalieri delle precedenti ondate. Con quale logica si può quindi concludere che per evitare l’ondata che ha colpito i Paesi super-vaccinati, dobbiamo accelerare le vaccinazioni? A rigor di logica, è l’esatto contrario. E cioè che anche se vacciniamo tutti, la nuova ondata ci sarà lo stesso. Quindi i vaccini non bloccano la circolazione del virus. In Italia, inoltre, è già vaccinato il 61% dell’intera popolazione nazionale (stessa percentuale di Germania, Svezia, Norvegia e Irlanda, appena un soffio sopra a USA, Francia, Austria e Ungheria), non siamo quindi così indietro, anzi, siamo tra i migliori nel mondo.
La circostanza che la nuova ondata della variante Delta abbia già colpito i Paesi con più vaccinati, non significa che i vaccini non funzionano per come la scienza li ha concepiti, o addirittura che non siano utili. Al contrario, è forse la politica a non averne capito il funzionamento e il tipo di utilizzo che bisogna farne. In nessun Paese dove la nuova ondata provocata dalla variante Delta ha raggiunto i contagi delle precedenti ondate, infatti, abbiamo avuto un numero di morti e ricoveri paragonabile alle ondate precedenti. E anche se ci sono stati migliaia di vaccinati ricoverati e centinaia di vaccinati deceduti, i numeri soprattutto delle terapie intensive e dei decessi sono rimasti molto lontani dalle soglie di criticità. I vaccini, quindi, pur non bloccando la circolazione del virus, evitano le forme più gravi della malattia in una grande percentuale dei vaccinati (non in tutti).
Sembra lapalissiano, quindi, che è assolutamente fondamentale vaccinare il più possibile quei soggetti fragili che qualora venissero contagiati dal SARS-CoV-2 rischierebbero il ricovero o addirittura la vita. Dopo 17 mesi di pandemia, conosciamo molto bene il target dei soggetti a rischio: sono gli anziani e i malati cronici. Protetti loro, i vaccini avranno completato la loro utilità. Vaccinare i giovani sani che in ogni caso da questo virus non muoiono e non hanno serie complicazioni (per gli under-40 sani abbiamo un tasso di mortalità dello 0,0%, un tasso di letalità dello 0,0% e un tasso di ospedalizzazioni dello 0,3%) non ha alcun significato scientifico, in quanto anche da vaccinati continueranno a fare da vettori del virus – asintomatici o paucisintomatici – esattamente come accadrà se non sono vaccinati.
Le persone lo sanno, e non è un caso se ad oggi in Italia è vaccinato “soltanto” il 45% degli under-40 ma al tempo stesso addirittura l’83% degli over-60.
Nel documento esteso del monitoraggio settimanale pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità c’è un’interessantissima tabella (pagina 32) che riporta i casi, i ricoverati e i morti dell’ultimo mese tra vaccinati e non vaccinati. Ed è un’indicazione molto utile a capire il funzionamento dei vaccini.
La tabella illustra un dato fondamentale per capire le altre percentuali, e cioè qual è la popolazione vaccinata o non vaccinata nel periodo preso in esame. Al 3 luglio, il totale della popolazione vaccinabile (e cioè con più di 12 anni) in Italia era di 51 milioni 360 mila e 994 persone. E questi erano così suddivisi:
- Non vaccinati: 24.745.853 (48,2)
- Vaccinati con una dose: 11.230.945 (21,9%)
- Vaccinati con ciclo completo: 15.384.196 (29,9%)
Abbiamo quindi una lieve prevalenza dei vaccinati (51,8% tra prima e seconda dose) rispetto ai non vaccinati, che sono poco meno della metà.
La tabella prende poi in riferimento il numero totale di nuovi casi positivi diagnosticato in Italia dal 18 Giugno al 18 Luglio: sono stati 36.902. Così suddivisi:
- Non vaccinati: 26.284 (71,2%)
- Vaccinati con una dose: 6.813 (18,5%)
- Vaccinati con ciclo completo: 3.805 (10,3%)
Stessa analisi per i ricoveri in ospedale riferita al mese che va dall’11 giugno all’11 luglio. Complessivamente sono stati 1.906, così suddivisi:
- Non vaccinati: 1.483 (77,8%)
- Vaccinati con una dose: 199 (10,4%)
- Vaccinati con ciclo completo: 224 (11,8%)
I ricoverati in terapia intensiva dall’11 giugno all’11 luglio sono stati invece 139, così suddivisi:
- Non vaccinati: 117 (84,2%)
- Vaccinati con una dose: 14 (10%)
- Vaccinati con ciclo completo: 8 (5,8%)
Infine, il totale dei morti analizzato nella tabella ufficiale dell’ISS, nel periodo compreso tra 28 maggio e 27 giugno, è stato di 343 così suddivisi:
- Non vaccinati: 250 (72,9%)
- Vaccinati con una dose: 47 (13,7%)
- Vaccinati con ciclo completo: 46 (13,4%)
I dati dimostrano quindi un’efficacia soltanto parziale dei vaccini, che non bloccano la circolazione del virus e non sono neanche completamente efficaci nell’evitare le forme gravi della malattia e persino il decesso.
Il tasso di letalità tra i non vaccinati e i vaccinati è infatti identico. Tra i non vaccinati ci sono stati 26.284 casi e 250 morti, per una letalità dello 0,95%. Tra i vaccinati, invece, abbiamo avuto 10.618 casi e 93 morti, per una letalità dello 0,88%. In base a questi dati, quindi, nell’ultimo mese il virus ha ucciso la stessa percentuale di persone tra quelle che si erano infettate senza vaccino e quelle che invece si erano infettate nonostante fossero già vaccinate.
Anche la percentuale di ospedalizzati è molto simili: tra i contagiati non vaccinati è finito in ospedale il 6,1% dei positivi, mentre tra i contagiati vaccinati è finito in ospedale il 4,2% dei positivi.
Ancor più importante evidenziare l’andamento del virus nella popolazione con la più alta copertura vaccinale, che è quella con più di 80 anni. L’84,8% degli over 80 italiani, infatti, il 3 luglio aveva già completato il ciclo vaccinale, mentre un altro 5,4% aveva fatto la prima dose ed era in attesa della seconda, per un totale di vaccinati che supera il 90% a fronte di uno scarso 10% che non è vaccinato. L’ISS spiega “l’effetto paradosso“, e cioè la circostanza di avere più casi e più ricoveri tra i vaccinati che tra i non vaccinati perchè la quasi totalità della popolazione è vaccinata. Ma se il 67% dei contagi tra gli ultraottantenni è tra i vaccinati, e solo il 33% è tra i non vaccinati, significa che il vaccino non blocca la circolazione del virus. E se il 54% dei ricoveri tra gli ultraottantenni è vaccinato, il 30% dei ricoveri in terapia intensiva e dei morti è vaccinato, significa che il virus ci aiuta a ridurre i decessi e i ricoverati ma non ad azzerarli modo assoluto.
