Covid-19, studio su Vo’ Euganeo dimostra che gli anticorpi naturali durano a lungo e proteggono anche gli asintomatici: Governo verso il dietrofront sui vaccini ai guariti

Covid-19, nuovo studio dimostra l'efficacia degli anticorpi naturali nei guariti a lungo e anche se sono stati sempre asintomatici. Si va verso il dietrofront sulle vaccinazioni a chi ha già contratto il virus, "conoscenze scientifiche in rapida evoluzione"

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Gli anticorpi naturali contro il Covid-19 permangono nei soggetti che si sono contagiati per almeno 9 mesi, e questo anche se si è contratta la malattia in forma asintomatica. La conferma arriva dall’indagine effettuata sulla popolazione di Vo’ Euganeo dal gruppo del micriobiologo Andrea Crisanti dell’Università di Padova in collaborazione con l’Imperial College, i cui dati sono pubblicati su Nature Communication, e rilancia il tema della tempistica con cui vaccinare i guariti.

Attualmente, la Circolare del Ministero indica che è possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-Covid nei soggetti con pregressa infezione da Sars-CoV-2, purchè la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dall’infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa. Ma molti medici da mesi sconsigliano la vaccinazione ai guariti da Covid-19, previo test sierologico che attesti la presenza di anticorpi perchè proprio tra i guariti che hanno scelto di vaccinarsi si sono verificati i più gravi e numerosi effetti collaterali dei vaccini. Daltronde, perchè vaccinare un soggetto che ha già fatto la malattia? Adesso, dopo questo studio, anche il Ministero potrebbe valutare una modifica dei protocolli di Stato.

Secondo i nuovi dati dello studio su Vo Euganeo ottenuti analizzando i livelli anticorpali nei soggetti risultati positivi nella prima indagine eseguita sulla popolazione di Vo’ Euganeo, il 98,8% delle persone infette a febbraio/marzo ha mostrato livelli rilevabili di anticorpi anche a novembre. Lo studio è stato eseguito utilizzando tre diverse tipologie di test che rilevano diversi tipi di anticorpi che rispondono a diverse parti del virus. “Uno degli elementi più rilevanti che emerge da questo lavoro – ha spiegato all’ANSA Crisanti è che i pazienti che si erano infettati a febbraio 2020 avevano a novembre ancora importanti livelli di anticorpi nel sangue e questo indipendentemente dalla tipologia di infezione, sia tra chi è stato male ossia i sintomatici, sia tra quelli che non hanno avuto alcun sintomo, ossia gli asintomatici“.

Ciò suggerisce che “la forza della risposta immunitaria non dipende dai sintomi e dalla gravità dell’infezione“, ha sottolineato Ilaria Dorigatti, dell’Imperial College. Il fatto che la protezione anticorpale abbia una durata prolungata potrebbe dunque portare ad una diversa valutazione della tempistica di vaccinazione in questi soggetti, come spiega il sottosegretario alla Salute Andrea Costa. E’ infatti “all’attenzione dell’Agenzia Italiana del Farmaco Aifa – ha affermato – la possibilità di estendere oltre i 6 mesi il limite temporale per la somministrazione della dose unica nei soggetti guariti da Covid-19, a supporto della quale stanno emergendo dati scientifici. Su questo tema le conoscenze scientifiche sono in rapida evoluzione“, ha detto il sottosegretario. Tuttavia, in base alle conoscenze mediche note da sempre, ciò che sta emergendo e cioè che i contagiati sono protetti anche se asintomatici e per un lungo periodo, è alla base della virologia. Il Governo, quindi, si appresta ad un importante dietrofront sulle vaccinazioni clamorosamente indicate per i guariti, che in realtà sono già immunizzati naturalmente dal contagio: si è trattato soltanto di un clamoroso spreco di dosi, con rischi enormi per la popolazione guarita e vaccinata, frutto dell’enorme psicosi che la pandemia ha suscitato in questi mesi.