Nel dibattito scientifico sui vaccini non c’è spazio per gli integralisti “no vax”, i disagiati complottisti che hanno aggredito giornalisti nelle piazze, che chiamano i vaccinati “creduloni” e “servi del sistema“, che non vogliono il diritto di scegliere ma vorrebbero imporre agli altri la loro verità assoluta. Sono gli stessi del No5G, NoTav, NoPonte. Altro che Shoah e libertà: quelli andrebbero internati davvero. Ovviamente non tutti i manifestanti di questi giorni sono così gretti. Ma questi stanno facendo danni enormi al dibattito scientifico. L’unico piccolo conforto è che stiano “morendo” di mano propria, in quanto sono proprio loro ad aver portato al potere il M5S che oggi è maggioritario in parlamento e nel governo e sta approvando tutto ciò che loro hanno sempre avversato proprio grazie ai loro voti.
Il dibattito scientifico reale, invece, è molto più appassionante e vede coinvolti medici, scienziati, ricercatori. Come il prof. Pietro Luigi Garavelli, primario della Divisione di Malattie Infettive dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, o il prof. Marco Cosentino, docente ordinario di farmacologia all’Università dell’Insubria, o ancora l’on. Marco Bella, ricercatore in Chimica Organica all’Università La Sapienza di Roma, e moltissimi altri. Nessuno di loro è no-vax. Anzi, sono tutti vaccinati. Ma da scienziati si interrogano, senza alcun preconcetto ideologico, sull’entità dell’efficacia delle vaccinazioni. E si interrogano soprattutto sulla necessità di vaccinare quella popolazione che dal Covid-19 non rischia nulla, perchè in Europa a fronte di oltre un milione di morti e 10 milioni di ricoverati, sotto i 40 anni abbiamo lo 0,0% di mortalità, lo 0,0% di letalità e lo 0,3% di ospedalizzazioni legato fondamentalmente ai giovani con patologie croniche.
Ci si interroga sulla necessità di vaccinare gli adolescenti, che in Italia vengono spinti al vaccino con veri e propri ricatti ideologici mentre grandi Paesi europei come Gran Bretagna, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia, Norvegia, Finlandia, Irlanda, Islanda, Croazia, Ucraina non hanno neanche autorizzato le vaccinazioni sotto i 18 anni. Lì neanche chi vuole può farlo. In Italia invece anche chi non vuole viene di fatto costretto altrimenti non può andare in palestra, allo stadio, addirittura poco ci manca che non lo fanno entrare neanche a scuola.
Ci si interroga ancora, tra gli esperti, sulla reale possibilità che le vaccinazioni di massa di pochi Paesi dell’occidente possano davvero interrompere la circolazione mondiale del virus e quindi l’emergere di nuove mutazioni, a maggior ragione dopo l’esperienza della variante Delta che ha già ridotto l’efficacia del vaccino e sta consentendo una circolazione del virus anche tra i vaccinati.
E come sempre, ci vorrà tempo per giungere a verità definitive. In 17 mesi di pandemia, è un film già visto più volte. Di certezze, ad oggi, ce ne sono poche e l’Italia, come sempre, alimenta il filone del dramma e della narrazzione più tragica della pandemia mentre in altri Paesi del mondo (in Europa la Svezia su tutti, seguita dal Regno Unito, ma soprattutto extraeuropei), convivono davvero con il virus da molto tempo. Non è un caso che la tragedia sia nel nostro dna.
