Covid, il bollettino ufficiale ISS: ad Agosto in Italia 47.546 casi positivi tra i vaccinati. “Efficacia dei vaccini non calcolabile per gli under 40”

Covid, l'ISS fornisce tutti i dati sulla pandemia: il numero di morti e ricoveri in terapia intensiva resta di gran lunga superiore per gli anziani già vaccinati rispetto ai giovani non vaccinati. E gli esperti scrivono chiaramente che "non è possibile stimare l'efficacia del vaccino sugli under-40" perchè morti e ricoveri gravi sono rarissimi

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale in Italia sotto la guida del Ministero della Salute, ha pubblicato il bollettino aggiornato con tutti i dati della sorveglianza della pandemia di SARS-CoV-2 in Italia, come ogni settimana. Il bollettino è molto interessante perchè fornisce tutti i dettagli sull’andamento epidemiologico nazionale, l’età media dei contagiati, la letalità per fasce d’età e l’andamento di casi, ricoveri e decessi per stato vaccinale.

Nell’ultimo bollettino si rileva un netto aumento dell’età media dei contagiati, che in una sola settimana è passata da 27 a 32 anni per il brusco calo dei contagi nelle fasce d’età più giovani e in modo particolare tra i 10 e i 29 anni, e il contemporaneo aumento dei contagi nelle fasce di età più adulte “con un corrispondente ma lento aumento anche del tasso di ospedalizzazione“, spiegano gli esperti.

L’aumento dell’età media è stagionale, e segue l’andamento di un anno fa a fine estate. Il fatto che ci fossero molti contagi tra i giovani, quindi, non dipende – come qualcuno ipotizzava – dal fatto che tra i giovani ci sono meno vaccinati.

La tabella di seguito mostra l’età media dei contagi (32 anni), dei ricoveri (61 anni), dei ricoveri in terapia intensiva (64 anni) e dei decessi (82 anni) e illustra come l’età media dei contagi era scesa sotto i 30 anni d’estate anche un anno fa, per poi risalire proprio da metà agosto:

età media contagi ricoveri e decessi

Nonostante il contagio sia quindi predominante nelle fasce d’età più giovani, che sono anche quelle meno vaccinate, l’incidenza della malattia e l’età di ricoveri e decessi rimane molto elevata, nonostante tra gli over-60 quasi tutta la popolazione nazionale sia vaccinata. Lo stesso bollettino, infatti, spiega che “al 18 agosto, in Italia, il 91,3% degli ultraottantenni ha completato il ciclo vaccinale“, aggiungendo poi che “nelle fasce di età 70-79 anni e 60-69 anni la copertura vaccinale completa con due dosi si attesta rispettivamente intorno al 87,2% e 81,4%“. Come vedremo nella tabella successiva, in tutt’Italia sono rimasti soltanto 2 milioni e 400 mila over-60 non vaccinati, poco più degli abitanti della sola Calabria. Eppure, nonostante una copertura vaccinale praticamente totale, gli anziani rimangono i più colpiti dalle forme gravi della malattia.

Di seguito pubblichiamo i dati dell’andamento dell’epidemia in base allo stato vaccinale della popolazione nell’ultimo mese (19 luglio-18 agosto), precisando che l’ISS considera vaccinati con ciclo completo soltanto coloro che hanno effettuato la seconda dose da oltre 14 giorni. Quindi nel gruppo dei vaccinati con ciclo incompleto ci sono non solo coloro che hanno ricevuto la prima dose (e tra l’altro hanno il Green Pass), ma anche quelli che hanno anche avuto la seconda dose negli ultimi 14 giorni.

Totale popolazione con più di 12 anni: 54.009.901

  • Non vaccinati: 17.568.325 (32,5%)
  • Vaccinati con ciclo incompleto: 9.940.124 (18,4%)
  • Vaccinati con ciclo completo: 26.501.452 (49,1%)

Totale nuovi casi positivi negli ultimi 30 giorni: 142.807

  • Non vaccinati: 95.261 (66,7%)
  • Vaccinati con ciclo incompleto: 22.568 (15,8%)
  • Vaccinati con ciclo completo: 24.978 (17,5%)

Totale ospedalizzazioni: 5.456

  • Non vaccinati: 4.053 (74,3%)
  • Vaccinati con ciclo incompleto: 444 (8,1%)
  • Vaccinati con ciclo completo: 959 (17,6%)

Totale ricoveri in terapia intensiva: 417

  • Non vaccinati: 334 (80,1%)
  • Vaccinati con ciclo incompleto: 22 (5,3%)
  • Vaccinati con ciclo completo: 61 (14,6%)

Totale decessi: 244

  • Non vaccinati: 177 (72,5%)
  • Vaccinati con ciclo incompleto: 19 (7,8%)
  • Vaccinati con ciclo completo: 48 (19,7%)

I dati mostrano senza ombra di dubbio un’efficacia dei vaccini, in quanto la percentuale dei contagiati (66,7%), dei ricoverati (74,3%) e dei morti (72,5%) tra i non vaccinati è sensibilmente superiore alla percentuale dei non vaccinati nella popolazione (32,5%). Tuttavia i dati non sono così assoluti e mostrano che l’efficacia delle vaccinazioni è comunque parziale, o limitata. Abbiamo, infatti, 47.546 contagiati tra i vaccinati, di cui 24.978 tra quelli che hanno completato l’intero ciclo vaccinale. Abbiamo anche 1.403 ricoverati tra i vaccinati, di cui 959 tra coloro che hanno completato il ciclo vaccinale. Abbiamo anche 83 ricoverati in terapia intensiva tra i vaccinati, di cui 61 con ciclo vaccinale completo. E infine abbiamo 67 morti tra i vaccinati, di cui 48 (pari al 20% del totale) tra coloro che hanno completato il ciclo vaccinale completo.

Analizzando la tabella fornita dall’ISS con il dettaglio dei casi, dei ricoveri e dei morti per fasce d’età e stato vaccinale, a maggior ragione possiamo notare alcuni dettagli particolarmente importanti proprio in base all’età, principale discriminante di questa malattia. Nell’ultimo mese, infatti, sono finiti in terapia più anziani vaccinati con ciclo completo che giovani non vaccinati. Abbiamo avuto infatti 61 ricoverati nei reparti di rianimazione che avevano completato il ciclo vaccinale, tutti over 40, mentre tra gli under 40 non vaccinati ci sono stati solamente 49 ricoverati. Questo non significa che i vaccini non siano efficaci: con ogni probabilità se questi 49 giovani si fossero vaccinati, non sarebbero finiti in terapia intensiva e al tempo stesso se tra gli anziani non avessimo così tanti vaccinati, il numero dei ricoverati sarebbe di gran lunga superiore. Ma è un dato importante che ci fa capire che il SARS-CoV-2 continua a colpire di più gli anziani, anche se già vaccinati, rispetto ai giovani pur non vaccinati. E’ come se i giovani avessero già un vaccino naturale dato dal loro sistema immunitario: la pericolosità del Covid-19 rimane più grave sugli anziani anche se vaccinati, rispetto ai giovani non vaccinati.

Lo stesso discorso, ancor più accentuato, lo vediamo sui decessi. Nell’ultimo mese, infatti, abbiamo avuto 48 morti tra i vaccinati con ciclo completo, tutti over 40, un numero enormemente superiore rispetto ai 4 morti non vaccinati under 40 (tutti con gravi patologie pregresse) e persino ai 32 morti under 60 non vaccinati. Come già illustrato sopra, questo non significa che i vaccini non siano efficaci. Anzi. Possono salvare le vite anche dei giovani che hanno gravi patologie pregresse e quindi dal Covid-19 rischiano di morire. Ma comunque stanno morendo più anziani vaccinati che giovani non vaccinati, proprio perchè questa malattia non colpisce le persone giovani e sane in modo grave.

L’analisi sulla pericolosità del Covid-19 ci porta ad analizzare la tabella aggiornata con il tasso di letalità per fasce d’età in Italia dall’inizio della pandemia, e quindi a prescindere dall’effetto delle vaccinazioni. Come possiamo vedere, gli under-60 morti per Covid-19 sono rarissimi, e in modo particolare gli under-40 si contano nelle poche centinaia (sono 364 in un anno e mezzo su una popolazione di 60 milioni di abitanti), tutti con gravi patologie pregresse. Il tasso di letalità, invece, cresce con l’età e sale al 2,7% per i sessantenni, al 9,3% per i settantenni, al 19,9% per gli ottantenni e al 27,9% per gli ultranovantenni. Bisogna anche considerare che comunque la stragrande maggioranza degli anziani contagiati guarisce. Il target dei morti, anche tra gli anziani, è quello dei malati gravi per altre patologie pregresse concomitanti come diabete, ipertensione, obesità, ischemie e infarti, malattie dell’apparato cardiocircolatorio etc. La media, per i morti di Covid, è di oltre 4 gravi malattie concomitanti.

Tornando invece sull’efficacia dei vaccini, l’ISS nel documento stima l’efficacia vaccinale sia per il contagio che per le ospedalizzazioni e i decessi. In termini assoluti, i dati confermano l’efficacia delle vaccinazioni che in Italia nel periodo 4 Aprile – 15 Agosto hanno l’82% di efficacia per il contagio, il 95% per le ospedalizzazioni, il 97% per i ricoveri in terapia intensiva e i decessi. Però nella tabella possiamo vedere anche che l’efficacia delle vaccinazioni per il contagio negli under-40 è del 69,6%, molto più bassa rispetto alle altre fasce d’età. Significa che i ragazzi, anche se vaccinati, si contagiano lo stesso in più del 30% dei casi, mentre nelle altre fasce d’età il contagio si verifica tra i vaccinati soltanto nel 10-20% dei casi. Ma vediamo anche che per quanto riguarda i ricoveri in terapia intensiva e i morti, per gli under-40 non è possibile calcolare l’efficacia vaccinale “per bassa frequenza di eventi“. I giovani, quindi, muoiono e finiscono in terapia intensiva così raramente che non si può calcolare quale sia l’eventuale efficacia delle vaccinazioni.

Dopotutto se si vaccinano contro una malattia persone che comunque non erano, non sono e in ogni caso non sarebbero state colpite da quella malattia, come si potrebbe calcolare l’efficacia vaccinale?

Inoltre questa stima dell’efficacia dei vaccini andrà aggiornata di mese in mese, perchè ciò che vediamo nei Paesi come Islanda, Israele, Regno Unito e USA che avevano realizzato una grande campagna vaccinale nei primi mesi dell’anno (Gennaio-Febbraio-Marzo) è che adesso dopo 6-7 mesi hanno un brusco calo dell’efficacia delle vaccinazioni. In Italia, invece, la campagna di vaccinazione è decollata soltanto dopo Aprile e ha avuto il suo picco tra Maggio e Giugno, quindi per valutare se l’efficacia dei vaccini reggerà bisognerà aspettare l’autunno inoltrato. Ci mancherebbe pure che già adesso, in piena estate e solo 2-3 mesi dopo le vaccinazioni di massa, i vaccini non risultassero efficaci. Purtroppo le prime indicazioni sul target dei vaccinati di Gennaio-Febbraio (medici, infermieri e operatori sanitari) sono molto negative perchè sono proprio il target più esposto al contagio, al ricovero e al decesso, proprio come accade per la popolazione dei Paesi che hanno vaccinato in massa in quel periodo. E l’efficacia diminuisce proprio perchè sono passati 7-8 mesi dalla vaccinazione e quindi l’efficacia è bruscamente diminuita. Il quadro, in vista dell’autunno-inverno, non è quindi affatto confortante.