“Efficacia poco chiara dopo 6 mesi, dati non aggiornati, segnalazioni limitate sulla sicurezza”: tutti i dubbi sull’approvazione del vaccino Pfizer da parte della FDA

"Dati non riportati oltre il 13 marzo 2021, efficacia poco chiara dopo 6 mesi, evidenze di un calo della protezione a prescindere dalla variante Delta e una limitata segnalazione dei dati sulla sicurezza": ecco tutti i dubbi sulla piena approvazione concessa dalla FDA al vaccino anti-Covid di Pfizer-BioNTech

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Nelle scorse ore, la Food and Drug Administration (FDA) americana dato la piena approvazione al vaccino contro il Covid-19 prodotto da Pfizer-BioNTech. I funzionari sanitari sperano che la decisione porti a cambiamenti politici, cambiamenti nel sentimento pubblico e un aumento del tasso di vaccinazione tra gli americani esitanti.

Sull’approvazione da parte della FDA, si è espresso anche Peter Doshi, Professore di ricerca sui servizi sanitari farmaceutici dell’Università del Maryland e redattore capo del British Medical Journal. In estrema sintesi, Doshi afferma che la FDA dovrebbe chiedere studi adeguati e controllati con un follow up a lungo termine e rendere i dati disponibili al pubblico, prima di concedere la piena approvazione dei vaccini anti-Covid. “Il 28 luglio 2021, Pfizer e BioNTech hanno pubblicato i risultati aggiornati per il loro trial di fase 3 del vaccino anti-Covid. Il preprint è arrivato quasi un anno dopo l’inizio dello storico trial e quasi 4 mesi da quando le compagnie hanno annunciato stime di efficacia del vaccino fino a 6 mesi. Ma non si trovano dati di follow up a 10 mesi. Anche se il preprint è nuovo, i risultati che contiene non sono aggiornati. Infatti, il paper si basa sulla stessa data limite dei dati (13 marzo 2021) del comunicato stampa dell’1 aprile e i risultati sulla sua efficacia sono identici: efficacia del 91,3% contro la malattia sintomatica fino a 6 mesi di follow up. Il preprint da 20 pagine è importante perché rappresenta il resoconto pubblico più dettagliato dei dati del trial che Pfizer ha presentato alla ricerca della prima “piena approvazione” al mondo di un vaccino contro il coronavirus da parte della FDA”, scrive Doshi.

Nel suo articolo, Doshi riprende l’importante questione del calo dell’immunità offerta dai vaccini, quindi della loro ridotta efficacia nel corso del tempo. “Se l’efficacia di un vaccino si affievolisce nel tempo, la domanda fondamentale diventa quale livello di efficacia fornirà il vaccino quando una persona è esposta al virus? A differenze dei vaccini anti-Covid, le performance di un vaccino antinfluenzale sono sempre state giudicate su una stagione completa, non in un paio di mesi”, spiega Doshi, che cita anche il caso di Israele, che ha appena annunciato come il vaccino non protegge più già a partire dal 5° mese. “Ad inizio luglio, [Israele] ha riportato che l’efficacia contro l’infezione e la malattia sintomatica era scesa al 64%. Entro fine luglio, era scesa al 39%, dove la Delta è il ceppo dominante. Questo è molto basso. Per contestualizzare, l’aspettativa della FDA è di un’efficacia di almeno il 50% per qualsiasi vaccino approvabile. Ora Israele, che ha utilizzato quasi esclusivamente il vaccino Pfizer, ha iniziato a somministrare una terza dose di richiamo a tutti gli adulti over 40. E a partire dal 20 settembre 2021, gli Stati Uniti pianificano di fare altrettanto per tutti gli adulti completamente vaccinati 8 mesi dopo la loro seconda dose”, scrive Doshi.

È rilevante che le evidenze del calo dell’immunità erano già visibili nei dati entro la data limite del 13 marzo 2021. “Dal picco post-seconda dose, l’efficacia osservata dei vaccini è calata”, si legge in uno studio che riporta fino a 6 mesi di follow up. Dal 96% al 90% (da 2 mesi a meno di 4 mesi), poi all’84% “da 4 mesi alla data limite”, ma sebbene queste ulteriori informazioni fossero disponibili a Pfizer ad aprile, non sono state pubblicate fino alla fine di luglio. Ed è difficile immaginare come la variante Delta possa svolgere un ruolo qui, poiché il 77% dei partecipanti al trial era degli Stati Uniti, dove Delta si è stabilita mesi dopo la data limite dei dati”, spiega Doshi.

“Il calo dell’efficacia ha il potenziale di essere molto di più di un piccolo inconveniente; può cambiare drasticamente il calcolo dei rischi-benefici. E qualunque sia la causa – proprietà intrinseche del vaccino, la circolazione di nuove varianti, una combinazione delle due o altro – il punto è che i vaccini devo essere efficaci. Fino a quando nuovi trial clinici non dimostreranno che i richiami aumentano l’efficacia oltre il 50% senza aumentare gli eventi avversi gravi, non è chiaro se la serie a 2 dosi soddisferà lo standard di approvazione della FDA a 6 o 9 mesi”, scrive Doshi.

Nonostante il riferimento a “sicurezza ed efficacia a 6 mesi” nel titolo del preprint, il paper riporta sull’efficacia dei vaccini solo fino a 6 mesi, ma non da 6 mesi in poi. Questa non è semantica poiché risulta che solo il 7% dei partecipanti al trial ha raggiunto i 6 mesi di follow up in cieco. Quindi, nonostante questo preprint sia apparso un anno dopo l’inizio del trial, non fornisce dati sull’efficacia del vaccino dopo 6 mesi, che è il periodo in cui Israele afferma che l’efficacia del vaccino è scesa al 39%. È difficile immaginare che meno del 10% dei partecipanti al trial che è rimasto in cieco fino a 6 mesi (che presumibilmente si è ridotto ulteriormente dopo il 13 marzo 2021) possa costituire un campione valido o affidabile per produrre ulteriori risultati”, spiega Doshi.

Inoltre, l’esperto fa notare come “nel preprint, viene riportata un’alta efficacia contro forme gravi di Covid-19 sulla base del tempo di follow up ma il numero di ricoveri in ospedale non è riportato, quindi non sappiano quanti (se ce ne sono stati) di questi pazienti fossero stati malati al punto da richiedere cure ospedaliere. E nel prevenire la morte da Covid-19, ci sono troppi pochi dati per trarre conclusioni: un totale di 3 decessi legati al Covid-19 (uno con il vaccino, due con placebo). Ci sono stati 29 decessi totali durante il follow up in cieco (15 con vaccino; 14 con placebo). La domanda fondamentale, tuttavia, è se il calo di efficacia visto nei dati principali si applica anche all’efficacia del vaccino contro la malattia grave. Purtroppo, il nuovo preprint di Pfizer non riporta i risultati in un modo che permetta di valutare questa domanda”, scrive Doshi.

L’esperto sottolinea come ora la FDA sia “sul punto di garantire una licenza per la commercializzazione a 13 mesi dal trial di due anni ancora in corso, senza dati riportati oltre il 13 marzo 2021, con un’efficacia poco chiara dopo 6 mesi, evidenze di un calo della protezione a prescindere dalla variante Delta e una limitata segnalazione dei dati sulla sicurezza. Prima del preprint, c’erano semplicemente troppe domande aperte sui vaccini anti-Covid per sostenere un’approvazione quest’anno. Il preprint, purtroppo, ha affrontato pochissime di queste domande aperte e ne ha sollevate di nuove. Andate piano e fate luce sugli aspetti scientifici: non c’è un motivo legittimo per affrettarsi a concedere una licenza ad un vaccino contro il coronavirus. La FDA dovrebbe chiedere alle compagnie di completare il follow up di due anni, come originariamente previsto. Dovrebbe richiedere studi adeguati, controllati utilizzando i risultati dei pazienti nella popolazione, ormai consistente, di persone che sono guarite dal Covid. E le autorità dovrebbero rafforzare la fiducia pubblica, contribuendo ad assicurare che tutti abbiano accesso ai dati”, conclude Doshi.

Piena approvazione del vaccino senza una discussione pubblica dei dati

In un altro articolo pubblicato sul British Medical Journal, viene riportato che la FDA ha deciso di non convocare una riunione formale del comitato consultivo per discutere la piena approvazione del vaccino di Pfizer. Lo scorso anno, la FDA aveva detto di essere “impegnata ad utilizzare un comitato consultivo composto da esperti indipendenti per assicurare che le discussioni sulle autorizzazioni siano trasparenti al pubblico”. Ma la FDA ha dichiarato al British Medical Journal che non ha ritenuto che un meeting fosse necessario prima della prevista approvazione del vaccino.

Il vaccino è già stato somministrato a milioni di americani attraverso l’autorizzazione all’uso di emergenza. Solitamente le compagnie richiedono la piena approvazione dopo un periodo più lungo, in modo che siano disponibili più dati per la revisione. Ma con il governo americano che ha indicato che intende iniziare a rendere i richiami ampiamente disponibili il prossimo mese, gli esperti affermano che la decisione di non riunirsi per discutere i dati è stata guidata dalla politica.

Kim Witczak, sostenitrice della sicurezza dei farmaci come rappresentante dei consumatori nel comitato consultivo sui farmaci della FDA, ha dichiarato che la decisione ha rimosso un importante meccanismo per esaminare i dati. “Queste riunioni pubbliche sono indispensabili per costruire fiducia e sicurezza, soprattutto quando i vaccini sono arrivati sul mercato alla velocità della luce sotto l’autorizzazione per l’uso di emergenza. Il pubblico merita un processo trasparente, soprattutto mentre le richieste di richiami e obblighi stanno aumentando rapidamente. Queste riunioni offrono una piattaforma dove possono essere sollevate domande, possono essere affrontati i problemi e possono essere esaminati i dati prima dell’approvazione”, afferma Witczak.

È già preoccupante che la piena approvazione si basi sui dati di 6 mesi, nonostante i trial clinici siano progettati per due anni. La piena approvazione dei vaccini anti-Covid deve essere fatta in un forum aperto al pubblico. Potrebbe creare un precedente per standard più bassi per le approvazioni dei futuri vaccini”, conclude.