Per entrare in Chiesa non serve alcun Green Pass: accesso libero a messe, cerimonie e liturgie

Il Green Pass dal 15 ottobre sarà obbligatorio anche per andare al lavoro, ma non verrà richiesto in chiesa e nei luoghi di culto

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Nell’Italia dei paradossi per la gestione della pandemia, uno dei pochi luoghi in cui non è più richiesto il Green Pass è la Chiesa. L’ambiente maggiormente frequentato dagli anziani, e cioè dalle classi di età più a rischio complicanze in caso di contagio, è completamente libero e non richiede alcun passaporto verde per l’accesso. Se il problema sono i quasi 2 milioni di anziani non ancora vaccinati, con l’estensione del Green Pass al mondo del lavoro (e quindi a persone in età lavorativa, in gran parte under 60) non si andrà di certo a spingere alla vaccinazione chi dal virus rischia di più. Al contrario, i pensionati potranno continuare la loro vita con tutte le loro abitudini più comuni, dall’edicola al tabacchino, dal supermercato alla chiesa appunto, senza aver bisogno del lasciapassare che invece viene chiesto per qualsiasi attività richiesta dai giovani.

Nelle Chiese resta in vigore il distanziamento nei banchi, mascherine obbligatorie e igienizzazione delle mani: la messa rimane priva di alcuni gesti liturgici che sarebbero vettori di contagio, dallo scambio della pace all’acqua santa agli ingressi delle chiese, ma comunque non serve il green pass.

Le attività di culto non sono mai rientrate nell’obbligo di green pass; come anche sono state libere dalla certificazione verde tutte le attività di oratorio con i ragazzi e i centri estivi organizzati dalle parrocchie. Il green pass dallo scorso 6 agosto è richiesto però, anche nelle parrocchie, per i servizi di ristorazione svolti al chiuso; spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive; musei e mostre; convegni. E’ da capire invece che cosa sarà previsto, quando la certificazione sarà chiesta in tutti i luoghi di lavoro, per quelle attività diocesane che si configurano come un impiego vero e proprio.