Nel Portogallo l’88% dell’intera popolazione nazionale (10 milioni e 230 mila abitanti, cifra analoga a quella della Lombardia) è vaccinato contro il Covid-19: è un record mondiale assoluto. Nell’intero pianeta, compresi i piccoli Paesi, soltanto gli Emirati Arabi Uniti hanno vaccinato una percentuale maggiore della loro popolazione nazionale (93%).
Forte di questo dato di vaccinazione, il governo del Portogallo ha deciso di riaprire tutto e abolire ogni limitazione, seguendo le scelte già adottate da Svezia, Regno Unito, Spagna e più recentemente anche da Danimarca e Norvegia.
Ma la scelta politica delle riaperture, combacia soltanto con l’alto tasso di vaccinazioni oppure anche con una reale sconfitta del virus? Qual è la situazioene epidemiologica attuale in Portogallo?
In realtà, infatti, la scelta politica di riaprire il Paese iberico, sulla falsariga di molti altri Paesi europei, arriva quando abbiamo ancora un numero di contagi, ricoveri e morti non certamente elevato, ma comunque superiore a quello attuale dell’Italia. In Portogallo, infatti, nell’ultima settimana abbiamo avuto una media giornaliera di 800 nuovi casi, superiore al doppio di quella dell’Italia in rapporto alla popolazione. Anche il numero dei ricoveri e dei morti giornalieri in Portogallo è superiore rispetto a quelli dell’Italia, dove è vaccinato il 75% dell’intera popolazione nazionale (un dato inferiore al Portogallo, ma comunque elevatissimo e tra i più alti al mondo).
La grande anomalia di tutta questa situazione, quindi, rimane una sola: le limitazioni e restrizioni dell’Italia che, con un elevato numero di vaccinati e una situazione epidemiologica particolarmente confortante (contagio quasi azzerato, ospedali semi vuoti e mortalità ridottissima), soltanto il nostro Paese continua a mantenere mentre il resto del mondo è tornato alla normalità a prescindere dalle curve epidemiologiche e dal numero di vaccinati.


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