SARS-CoV-2, appello al Governo per non ripetere sui vaccini gli stessi errori di inizio pandemia

SARS-CoV-2, a che punto siamo sulla pandemia? Appello al Governo sulle scelte per fronteggiare l'emergenza: siano sempre legate alle evidenze scientifiche

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L’approccio del governo guidato da Mario Draghi – sostenuto in questo momento dalla quasi totalità dei partiti politici e dalla maggioranza dell’opinione pubblica italiana – sulla gestione della pandemia ricorda molto da vicino quello adottato all’inizio dell’epidemia dall’allora premier Conte, da buona parte degli amministratori locali e nazionali e senza ombra di dubbio anche allora da buona parte della popolazione. Nonostante sia passato così poco tempo, appena 18 mesi, sembra che non abbiamo imparato nulla dagli errori di inizio 2020. Gli unici veri negazionisti, cioè quelli che ignoravano l’allarme che giungeva dalla Cina, adesso nuovamente stanno sottovalutando il problema confidando sull’efficacia dei vaccini come un dogma di fede, oltre ogni evidenza scientifica. Tra Gennaio e la prima metà di Febbraio 2020 sostenevano e dichiaravano pubblicamente che il virus in Italia non c’era – nonostante i due cinesi positivi ricoverati allo Spallanzani avessero già girato mezzo Paese – e rassicuravano sul fatto che l’epidemia non sarebbe mai arrivata in Italia, ignorando che proprio la Lombardia aveva il più grande rischio per l’enorme numero di voli aerei diretti con Wuhan raddoppiato tra l’altro dall’allora Ministro dei Trasporti De Micheli ad epidemia già iniziata nella metropoli della provincia cinese dell’Hubei. E così, anziché preparare gli ospedali a fronteggiare l’emergenza, il Governo inviava tonnellate di mascherine e dispositivi di protezione proprio in Cina per solidarietà (!!!), impediva a medici e operatori ospedalieri di controllare con i tamponi l’eventuale positività al virus emergente nel grande numero di pazienti ricoverati con polmoniti già da settimane negli ospedali della pianura Padana, e molti politici, opinionisti e giornalisti infuocavano il dibattito pubblico accusando di “razzismo e discriminazione” coloro che ponevano il problema del virus. Memorabili le iniziative note come “abbraccia un cinese“, “aperitivi contro la paura“, “Milano non si ferma“, “Bergamo non si ferma” e così via. I responsabili di quegli errori sono tutti lì, dal ministro Speranza ai sindaci delle città poi devastate dalla pandemia. Perdonati perchè in fondo “chi poteva mai pensare in quel momento a tutto quello che poi sarebbe accaduto?” Un amministratore pubblico responsabile, certamente.

E invece adesso? Adesso sembra di ripercorrere lo stesso copione, di rivedere gli stessi errori. Con l’aggravante che se errare è umano, perseverare è diabolico. Il governo attuale, celebrato come quello “dei migliori“, spinge al massimo sulla campagna vaccinale con il ricatto del Green Pass e una costante violenza psicologica sulla popolazione, che ha visto scendere in campo persino il Presidente della Repubblica Mattarella. Non c’è alcun obbligo di vaccinarsi, eppure siamo arrivati ad oltre l’81% di popolazione vaccinata tra prediche morali e complicazioni della quotidianità. Pochi Paesi al mondo hanno una così alta percentuale di vaccinati, soprattutto tra i ragazzini (l’Italia ha scelto di vaccinare anche i minorenni fino a 12 anni, già tra i più colpiti dalle restrizioni di scuole chiuse, coprifuoco e lockdown nonostante dal virus non rischino nulla).

In questa fase la situazione epidemiologica italiana è stabile e sotto controllo. Tra i pochi ricoverati positivi che occupano i posti letto degli ospedali ci sono ancora prevalentemente non vaccinati (in base ai dati ufficiali forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, nell’ultimo mese su 8.256 ospedalizzazioni il 72,5% non era vaccinato, pari a 5.988, mentre il rimanente 27,5% aveva ricevuto il vaccino) ma confidare nei vaccini come se fossero uno scudo immortale anche in vista della stagione autunnale-invernale sempre più vicina sarebbe erroneo e presuntuoso, oltre che anti-scientifico. Anche qui dovremmo fare tesoro delle esperienze altrui, come non abbiamo avuto l’intelligenza di fare un anno e mezzo fa per prevenire l’esplosione della pandemia. Sui vaccini, infatti, sappiamo già che la loro efficacia è molto breve, diminuisce sensibilmente dopo 5 mesi dalla somministrazione e non funziona sulle nuove varianti. Lo sappiamo grazie ai dati dei Paesi che hanno vaccinato prima dell’Italia, in modo particolare Regno Unito e Israele, dove 6 mesi dopo le vaccinazioni sono tornati punto e a capo con una nuova drammatica ondata (la peggiore dall’inizio della pandemia) che ha colpito i vaccinati non solo nei contagi ma anche con ricoveri, nei ricoveri in terapia intensiva e nei decessi. Sappiamo, quindi, che succederà anche in Italia e dobbiamo prepararci a fronteggiare la situazione, che adesso è ancora sotto controllo soltanto perchè abbiamo vaccinato più tardi degli altri, iniziando le vaccinazioni di massa soltanto a maggio e vaccinando il più alto numero di cittadini tra giugno e luglio, tempistica che dovrebbe garantire una protezione alla maggioranza della popolazione fino a novembre-dicembre. E poi?

Nei Paesi travolti dall’ondata post-vaccini, l’approccio politico è stato molto diverso: una volta fallito il piano dei vaccini, il Regno Unito si è arreso all’unica scelta possibile: la convivenza con la pandemia, sul modello svedese a cui si è adeguata da pochi giorni anche la Danimarca. Il 19 luglio il governo britannico ha dichiarato il “freedom day, sono cadute tutte le restrizioni (non viene più richiesta neanche la mascherina nei luoghi chiusi, non c’è alcun green pass, tutti i locali sono aperti compresi i più a rischio come stadi e discoteche, come se il Covid fosse una normale influenza socialmente accettata) e così il Paese ha ritrovato la normalità sociale e sta vivendo un eccezionale boom economico nonostante una media di 40 mila nuovi casi e 200 morti al giorno. Al contrario il governo di Israele ha disposto il Green Pass obbligatorio per quasi tutte le attività riducendone la validità ad appena sei mesi. Entro sei mesi dalla seconda dose, infatti, chi vuole continuare ad uscire di casa persino per fare la spesa deve fare la terza. E dopo sei mesi dalla terza dovrà fare la quarta e così via all’infinito, “la nostra vita per sempre sarà così“. Nonostante 3 milioni di israeliani, un terzo della popolazione totale, abbiamo già ricevuto la terza dose, Israele nell’ultima settimana ha avuto una media di 7 mila contagi e 40 morti al giorno. In rapporto alla popolazione è molto peggio persino rispetto al Regno Unito senza restrizioni. In ogni caso, seppur opposti in termini di scelte politiche, entrambi gli approcci di Regno Unito e Israele seguono la scienza: in un caso prendendo atto che è impossibile debellare il virus e raggiungere l’immunità di gregge, nell’altro insistendo con le vaccinazioni di massa ripetute ogni sei mesi quando cioè scade l’effetto dei vaccini.

In Italia, al contrario, abbiamo esteso il Green Pass per i vaccinati a 12 mesi, pur consapevoli che quel passaporto non garantirà alcuna copertura perchè dopo 6 mesi i vaccini non danno più alcuna protezione. Le massime autorità pubbliche, e nello specifico il ministro Speranza, continuano a mandare messaggi fuorvianti sul vaccino, dichiarando in pubblico che a scuola nelle classi in cui gli studenti sono tutti vaccinati “potranno stare senza mascherina“, indicazione poi subito smentita da tutti i documenti ufficiali dei Ministeri e del Governo ma intanto funzionale a trasmettere il fuorviante messaggio che i vaccinati siano immuni. Sappiamo che non è così.

Certamente non è facile assumere decisioni di grande responsabilità su un tema tanto delicato quanto quello della salute dei cittadini, che si tenta di salvaguardare con scelte che però come abbiamo visto nei mesi scorsi rischiano non solo di essere inefficaci ma spesso addirittura dannose peggiorando ulteriormente la situazione e determinando effetti collaterali psicologici, economici e sociali ben più devastanti del problema epidemiologico in sè.

Ma partire dalle evidenze scientifiche e fare riferimento ai Paesi che sono più avanti, sarebbe già un buon passo avanti. Smetterla di inseguire un’immunità di gregge che secondo tutti gli scienziati non si potrà raggiungere mai, sarebbe un ulteriore buon passo avanti. La vaccinazione “cronica” dei soggetti fragili, gli anziani e i malati gravi sul modello di quella antiinfluenzale regolarmente offerta liberamente da decenni per tutti gli over 65 e gli operatori sanitari è probabilmente uno dei punti di arrivo delle scelte politiche sull’utilizzo del vaccino. Fondamentale affiancare a questo importanti investimenti sulla sanità pubblica come l’acquisto di adeguate strutture e l’assunzione di medici, infermieri e operatori sanitari che doveva essere la priorità dell’ultimo anno e mezzo quando invece gli amministratori pubblici hanno preferito destinare miliardi di euro a monopattini e banchi a rotelle. Il rischio di paralisi degli ospedali, infatti, non dipende solo dal numero di malati ma anche e soprattutto da qualità e quantità delle stesse strutture ospedaliere. Aumentare i posti letto significa garantire più cure e sicurezza alla popolazione sia nel breve periodo che in futuro migliorando i servizi alla cittadinanza. Inoltre non si possono continuare ad ignorare le terapie domiciliari precoci, praticate volontariamente da centinaia di medici di base con risultati straordinari che non solo salvano la vita delle persone ma evitano numerose ospedalizzazioni. Lo sviluppo di farmaci come gli anticorpi monoclonali e i nuovi antivirali in fase di sperimentazione a livello internazionale riuscirà a dare ulteriore contributo a fronteggiare nel modo meno doloroso possibile una malattia che già di natura colpisce in grandissima prevalenza le persone più fragili, gli anziani e i malati cronici. L’età media dei morti è di oltre 80 anni con una media di 4 gravi patologie pregresse: significa che soprattutto se giovani e sani, di Covid si guarisce in modo banale anche in caso di contagio. Continuare a fare terrorismo e ignorare le indicazioni che arrivano dal resto del mondo significa ripetere gli stessi errori e macchiarsi di “negazionismo“, ancora una volta.